Archivio mensile:gennaio 2015

Le 5 fasi della singletudine

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Ci pensavo ultimamente il problema dei single non è che non ce n’è abbastanza…il problema è che si incontrano in fasi differenti…quali sono le fasi della singletudine?

Eccovele

FASE UNO: Bridget Jones. è la prima fase, quella in cui gli uomini sono tutti stronzi e le femmine tutte puttane, quella in cui piangiamo con qualsiasi film, quella in cui beviamo smodatamente, quella in cui ci infiliamo in improbabili mise per attirare la sua attenzione, quella in cui ascoltiamo Radio Italia anni ’60 sperando che metta “Se adesso te ne vai” perchè non abbiamo il coraggio di metterla di nostra spontanea volontà ma se passa per radio la cantiamo a squarcia gola pensando pure “Marò Massimo di Cataldo e che pezzaccio!”. Questa è la fase in cui i sensi sono alterati. E se uno ci chiede “come stai?” rispondiamo “bene” mentendo o forse perchè, come dicono in Pretty Little Liars “Se quando ci si incontra per strada ci si dicesse davvero come si sta, le strade sarebbero rigonfie di lacrime”. E sì, vi ho citato un telefilm che molti di voi riterrano patetico (ma io lo guardo), perchè è così che siete, miei cari fase uno e presto lo penserete anche voi di voi stessi.

FASE DUE: Pretty woman. Detta anche il corpo è mio e tutto lo do vio. Questa è la fase in cui le reazioni possibili sono due ma il risultato è lo stesso. Reazione uno: mi ha mollato/ sono single vado un po’ con chi capita, mi diverto, yeah avevo rimosso com’era bello fare del sesso senza amore, yeah so troppo figo/a me la/lo danno tutti/e. Reazione due: ho bisogno di coccole e dolcezza vado svariate volte con la stessa persona tanto per. Il risultato non cambia, state facendo una cosa inutile. Che voi siate donne o uomini state sprecando del tempo e delle energie. Tempo che potreste passare a fare cose più interessanti e il vostro obiettivo raggiunto lo avreste potuto raggiungere da soli nella metà del tempo e senza spendere soldi di estetista e/o di cene offerte. Questa fase termina nella realizzazione che quella non è la persona che cercavate e/o che le malattie veneree sono più diffuse di ciò che pensavate.

FASE TRE: Yes man. Sopravvissuti alla fase due vi lanciate nella fase tre; avete bisogno di del tempo per voi e così…iniziate a dire di sì a qualsiasi cosa…lancio col parcadute? Perchè no! Corso di chitarra? Ma sì dai, cos’ho da fare il lunedì? Sì ok non ho mai saputo suonare neanche il triangolo ma tutto si impara! E il martedì? Arrampicata sportiva…è vero ho le vertigini anche a salire su una sedia ma sto cercando me stesso. E dove cazzo è te stesso? nascosto sul ripiano alto della libreria, fammi capire…in questa fase ci si spaccia per ricercatori della pietra azzurra, si millanta di aver trovato la propria stabilità, ci si pavoneggia del quantitativo di cose che si può fare da single. Ma nel frattempo se stesso si allontana, coperto dal se stesso di ogni situazione e si nasconde nei sogni, unico momento in cui siete tranquilli. Lo diceva anche il Quelo..la risposta è dentro di voi…che però è sbagliata.

FASE QUATTRO: Into the wild. La fase tre non si interrompe perchè avete capito che così non si trova se stessi ma perchè per un nanosecondo avete pensato che una persona potesse piacervi e questo vi ha terrorizzato. Ma no, non normale paura da oddio forse mi piace, che faccio sbatto gli occhi? (non faccio anche la versione maschile perchè ormai li masculi sbattono gli occhi più delle femmine). No, la paura che vi attanaglia è un’altra: e se mi dovesse davvero piacere qualcuno? Sarei così sciocco da farmi portare via di nuovo il milione di cose che compongono il mio essere? No, io voglio provare tutto prima di essere così vecchio da incontrare il vero amore! E senza tutte le cose con cui ho riempito la vita io chi sono? Ma allora no?! Non mi sono trovato! Insomma è la fase in cui le pippe si buttano. In questa fase si diventa introspettivi, si parla con se stessi, si parla con gli amici. Per la prima volta ci si scompone (anche se ho recentemente scoperto che se le donne si autoanalizzano a vicenda fino all’unghia del mignolino del piede sinistro, per gli uomini parlare è sinonimo di bere birra) ma non vi assicuro il risultato nella ricomposizione. Nel frattempo ci si aliena, soli, spesso si scrive un diario, bigliettini, appunti. Vi ricorderei, però, che nonostante fosse un bellissimo film, il ricordo che si ha del protagonista è che a una certa poteva tornare alla civiltà e che è morto da coglione. E questo nonostante fosse figo…

 

FASE CINQUE: Amori & incantesimi. Nella fase cinque siamo malati terminali. Ci guardiamo intorno guardinghi. Ormai è talmente tanto tempo che siamo soli con noi stessi che ci amiamo e abbiamo scoperto chi siamo. Già ma ora il difficile è farlo capire agli altri…alcuni, come me, vanno in ansia, parlano a sproposito, sudano, danno di sé un’immagine non corrispondente alla realtà, altri ci provano ma con serietà con differenti tipologie di persone, altri ancora aspettano il principe azzurro. E in questa fase si scarta…quello ha le orecchie grandi…quello l’asciugamano sulla testa…quello ha i denti strani….quello non è abbastanza uomo….E come in un meccanismo di difesa recitiamo il nostro mantra “Mi innamorerò solo di un uomo con un occhio azzurro e uno verde, che sappia girare le frittelle al volo, che sappia andare a cavallo al contrario”…e quello che ci aspettiamo è solo di incontrare qualcuno che sappia cosa sta succedendo e al primo segno di squilibrio ci blocchi e ci dica solo “Ok fase cinque, questa non sei tu, hai solo paura di ricadere nella fase 1 e sarebbe un circolo vizioso, i loop dopo un po’ rompono.”….che abbia un occhio azzurro e uno verde….

 

 

Non sarebbe meglio se girassimo col nostro numero?

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Donne del sud, piccolo manuale d’uso per uomini del nord

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Premessa: il seguente articolo è scritto per ridere e non per fare un case study sociologico sulle persone, non ha nessuna pretesa scientifica né vuole darvi lezioni. Insomma l’ho scritt pe parià, quindi o pariate pure voi o non leggetelo.

Dopo anni di nord e analisi strutturale delle maggiori differenze tra noi caldi terroni e gli algidi polentoni sono finalmente giunta a capire le loro strutture mentali contorte e a barcamenarmi tra il loro e il mio senso dell’educazione primaria e seondaria. Resta però un qualcosa di insormontabile più della muraglia cinese: l’incontro tra donna del sud e uomo del nord. Chiacchierando con una mia amica polentona e spiegandole quello che, secondo il mio folle punto di vista è l’approccio tra uomo e donna sono giunta alla conclusione che vadano illustrati agli uomini nordici i punti per affrontare l’avvicinamento ad una donna del sud.

1) L’approccio. La donna del sud è abituata ad un approccio diretto e intenso. Messagini di approccio soft, inviti a gelati e avvicinamenti alternati al tirarsi indietro non sono apprezzati. Il tutto si riassume, per lei in “vott a pretell e nasconn a manell” (traduzione per i non napoletanoablanti “butta la pietra e nasconde la mano). Tale approccio non solo non viene apprezzato ma turba in quanto si ruba il ruolo che è, in realtà della donna.

2) L’insostenibile leggerezza del no. Se una donna del sud vi dice no, non sempre vuol dire no. Capiamoci…non intendo che se alla domanda “vuoi fare sesso con me?” vi risponde no vuol dire sì ma che ad affermazioni del tipo “Se hai bisogno vengo in tuo soccorso”, “Se vuoi ci sono”, la donna del sud risponderà indubbiamente “ma no, figurati”, quel no non vuol dire no,  “se me lo dici in un altro modo è un sì”, “se me lo richiedi inizio a cedere”. Il tutto riassumibile in “so femmina me’a prià” (traduzione per i non napoletanoablanti “sono femmina mi devi pregare).

3) L’insostenibile leggerezza del se. E qui ci ricolleghiamo al punto di cui sopra. La donna del sud risponde no ai punti di cui sopra perchè non è abituata a sentirsi dire “se”, non esistono se, sei in difficoltà? Ci penso io. Hai bisogno? Ci sono io. Non c’è il dubbio che questa cosa possa offendere perchè non offende, fa sentire donne. Il tutto riassumibile nell’espressione “fa l’omm!” (traduzione per i non napoletanoablanti “fai l’uomo”)

4) Parità dei sessi vs perdita della cavalleria. La risposta al 90% delle affermazioni di cui sopra viene vista, al nord, come una mancata messa in pratica della parità dei sessi. La stessa viene, però, affrontata dal terrone medio in maniera diversa. Io, come donna, ho si chiesto che ci fosse parità ma non per questo che voi smetiate di essere cavalieri. Tanto, ragazze, parliamoci chiaro la parità non ci sarà mai per una questione proprio fisica, allora io devo lavorare-pulirecasa-farelaspesa-avereilciclo-sfornarefigli-allattarefigli-faresessoconmiomarito e non posso neanche pretendere cavalleria? Il tutto riassumibile nell’affermazione “ma ra chi obbuo’?” (traduzione per i non napoletanoablanti “Ma da chi lo vuoi?” spiegazione sono molto spiacente ma dovrai trovare quache altra persona che sia disposta a fare ciò)

5) L’importanza della figaggine. Essere fighi, per la donna del sud, non basta, anzi, lo trova quasi inutile. E lo dice un’esteta. Sei figo e pensi che io, donna, ti stia dietro? Vai a fare la principessa Sissi da qualche altra parte, qua, se c’è una principessa, quella sono io e nessun altro. LO stesso valga per le donne, perchè se quella del nord punta sull’andare in palestra a fare 10 corsi al giorno per essere figa, quella del sud, dopo il lavoro, sforna dolci caldi la domenica mattina, cucina per un esercito e stira cantando, è parte del nostro DNA. Il tutto riassumibile nel detto “Ca si bell mo facc a bror” (traduzione per i non napoletanoablanti “Che sei bello me lo faccio a brodo” spiegazione la bellezza vale come il brodo, te lo mangi quando sei malato)

6) La sottilissima arte del flirtare. Una donna del sud non fa mai capire se le piaci o no. Non si espone, non si sbilancia, al massimo ti guarda. “Una come te, non si avvicina per ballare, guarda da lontano” scrive il mio poeta preferito. E infatti parla di una donna marocchina…più terrona di lei…la donna del sud ti lancia uno sguardo poi sei tu che devi sbatterti. Infondo tesoro mio…siamo noi ad avere il potere (in questo caso il potere è sinonimo di altro). La donna, al sud, è il valore aggiunto dell’uomo, è quella che gli semplifica la vita. L’uomo c’è nei momenti di difficoltà ma la donna c’è sempre. L’uomo, al sud, sa capire uno sguardo. Concetto riassumibile nel detto tipico “O’ figl mut o capisc’ a mamm” (traduzione per i non napoletanoablanti “il figlio muto lo capisce la mamma”)

7) Offrire. Sul fatto che i nordici siano più tirchi, non ci piove. E questo diventa spesso un problema. Non stiamo parlando di pagare sempre, non stiamo parlando di cene al Gambero Rosso tutte le sere, no, parliamo della prima sera, delle prime due và…dei compleanni e degli anniversari. L’uomo deve offrire. Non ci sono cazzi (in tutti i sensi) che tengano. La questione non è economica, quello di cui parliamo è che IO, donna, ti sto concedendo l’onore della mia delicata presenza come tua commensale, il MI-NI-MO, è che tu offra. Perchè se arriviamo al ristorante e mi fai pagare, o non prendi una bottiglia di vino “e cacat for ra tazz”! (traduzione per i non napoletanoablanti “hai cagato fuori dalla tazza” spiegazione hai già sbagliato.)

8) Dire, fare, baciare. “Baciala” cantavano i granchietti e i pesciolini de La Sirenetta, ecco, gli uomini del nord dovrebbero andare in giro con questa nelle orecchie. Caro uomo del nord, la donna del sud non farà mai la prima mossa, e neanche la seconda o la terza. La donna del sud è abituata a uomini che ci provano diretti dopo cinque minuti. E poi, lasciatevelo dire, ma dopo tutto quello di cui sopra avrete capito che il solo rivolgervi la parola, il solo rispondere a un sms, il solo avere un momento di contatto fisico, dovrebbe farvi capire che lei ci sta pensando. E senza neanche baciarla come potete mai capire se c’è qualcosa o meno?Ma l’uomo del nord non fa quasi mai il primo passo.Allora, cari miei uomini del nord, mentre voi state lì a pensare “mah, forse, boh ma non sono uno che si sbatte per una donna” e nel frattempo arriva uno del sud e zaaaac! Il tutto riconducibile all’espressione “è fridd e chiammat” (traduzione per i non napoletanoablanti “è freddo di chiamata” spiegazione è come l’ascensore che tu lo chiami e quello ci mette troppo tempo per arivare…ma a una certa ti rompi il cazzo e ti fai le scale).

Cari polentini, spero di essere stata utile e di aver reso l’idea.

Provateci, applicate le mie dritte e poi fatemi sapere.

Se limonate, mi dovete un drink.

La mia persona…

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Ultimamente ho scritto poco…in parte perché non ho internet cosa che mi spinge ad uscire di casa nonostante il freddo porco (se volete mettere una nuova linea telefonica non fate Fastweb che passano mesi senza attaccarvi internet)…in parte perché mi sono successe tante di quelle sfighe in 3 settimane che dovrei essere apposto per i prossimi quattro o cinque anni.

Nell’ordine…mi è stato rubato il pc, mi hanno sfondato un finestrino della macchina e rubato qualsiasi cosa ci fosse compresi i miei appunti del TFA, mi si è rotto il telefono, si è rotta la porta della doccia e non si sa se si può aggiustare e nel frattempo il ferramenta mi ha detto “usala poco” tipo “Signorina per cortesia puzzi!” e ho parcheggiato la macchina in un parcheggio di un negozio che ha chiuso quindi sono restata a piedi al freddo e senza potermi fare una doccia calda quando, congelata, sono tornata a casa.

Cose risolvibili, direte voi, certo ma se vi accadono tutte in due settimane magari un po’ il culo vi tira. Così questi accadimenti mi hanno trascinata nel solito limbo di pensieri e riflessioni in stile “cos’avrà voluto dire?” per non parlare della tristezza e della malinconia. Tutti tratti tipici dell’ariete che che ne dica Paolo Fox.

La riflessione ha preso è partita… per la prima volta dopo tanto tempo, mi sono sentita sola e non parlo di quella solitudine perché non hai nessuno o la lagna perché non hai un fidanzato…in fondo un fidanzato non mi è mai mancato davvero, non ne ho mai sentito la necessità, no, io vivo bene da sola e sono straconvinta che un amore sia un valore aggiunto, no, io parlo di quella solitudine che può essere colmata solo da “la tua persona”. Per i non seguaci di Shonda Rhimes (autrice di Grey’s Anatomy e Private Practice n.d.a) il termine non sarà così consueto. La tua persona è quella che scegli per esserci sempre, quindi tendenzialmente non scegliete un marito perché l’esperienza insegna che ci si può divorziare, la tua persona è quella su cui poter contare, quella che capisce dal tono della tua voce se un no significa sì, quella che non importa se dici che stai bene o che vuoi stare a casa a bere da sola te la trovi sotto casa e ti costringe ad uscire, quella che puoi chiamare alle 3 di notte piangendo perché il ragazzo di cui sei innamorata ha postato su facebook una foto in cui ci sono delle ragazze e stai impazzendo e vuoi sapere chi sono, quella che ti accompagna in una balera a centinaia di kilometri di distanza perché ti sei innamorata di uno che suona liscio, quella che ti tiene la mano quando ci sono i fulmini perché conosce le tue paure meglio di te.

E qui la mia riflessione ha preso un’altra piega. Tutte le cose che mi sono state portate via erano un ricordo di Gian…un computer con dei tasti rotti e poco valore ma pieno di foto nostre, dei filmini delle vacanze, delle conversazioni e delle canzoni….un navigatore satellitare che mi perculava portandomi in qualsiasi posto tranne in quello richiesto…

La riflessione è diventata “e se Gian volesse darmi un segno?” io ce l’avevo la mia persona, tutte queste situazioni assurde successe in questi giorni sarebbero state la gag dell’anno con la mia persona accanto. Avrei trovato la macchina rotta e avrei chiamato Gian in lacrime, sarebbe venuto da me anche se gli dicevo di no, mi avrebbe portata a bere aspettando la riparazione e quello non sarebbe più stato “Il giorno in cui mi hanno rubato in macchina” ma “Il giorno in cui andammo sbronzi dal meccanico”.

E se Gian mi stesse dicendo che devo ricominciare a vivere e smettere di sopravvivere senza emozioni come mi succede da quella maledetta domenica di settembre? Già…ricominciare a vivere…perchè infondo anche questa cosa che non ho bisogno di nessuno non è vera…già…non sono mai stata innamorata…non ne avevo bisogno…le mie tragedie amorose si sono sempre concluse con frasi mitiche finite negli annali quali “ma prendi il tuo cuore e cacaci dentro”, “senti ma che vuoi parlare? Non ho tempo da perdere ho un locale da aprire!” e “Forse è il caso che tu vada da uno psicologo”…poi il gelo dentro di me…così impegnata a tenere tutti i pezzettini in cui mi ero sgretolata insieme da non lasciare entrare neanche il minimo spiraglio di contatto umano, così infinitamente cristallizzata da avere paura che anche il battito d’ali di una farfalla potesse causare un terremoto…

Quand’è stato che ho smesso di credere all’amore? Come ho potuto, io, diventare Elsa dei ghiacci chiusa nel mio castello incantato cantando da sola? Ma se ho sempre sostenuto che un duetto poteva anche essere una canzone di merda ma lo canteremo sempre (il mio pezzo forte al karaoke è “Turuturu”)?

Forse è questo il messaggio che mi sta mandando? Devo lasciarlo andare? Pensare di andare avanti da sola…per la prima volta queste parole mi riecheggiano nella mente…per la prima volta ne colgo l’essenza. Tutti dovrebbero avere la propria persona. Non è giusto vivere senza. Ma non si può neanche non vivere perché la propria persona non c’è più, anche se, se mai dovessi ri-avere un migliore amico gli chiederò, per piacere, di non morire mai!

Ma come si fa a trovare la propria luce se non hai chi te la tira fuori? Questa è la difficoltà cari amici…perchè quando hai qualcuno accanto inciampi ma non cadi….

Ad ogni modo, Gian, penso di aver colto il messaggio, i segnali possono bastare, grazie! Sarà tra i miei obbiettivi del 2015, provare di nuovo dei sentimenti, di qualsiasi tipo, dalla rabbia, alla gioia, all’amore e anche la sofferenza amorosa, perché no, potrei inventare qualche nuovo tormentone di chiusura di una relazione!

Lasciarmi andare per lasciarti andare…

E ritrovare la forza anche senza di te, perché quella me l’hai lasciata, non l’hai portata via con te.

Ritrovare il coraggio di essere autoironica…perchè sotto sotto un motivo c’era se il chitarrista del balcone di fronte, infatuato di me (eh si…c’è stato un tempo in cui non ero lo sponsor non-ufficiale dell’Algida e gli uomini si infatuavano anche di me), mi cantava “Ridere di te” da un palazzo all’altro…

Buoni propositi del 2015: essere pronta a raccogliere i miei pezzi di vetro (citazione troppo sottile e per cui mi batto il cinque da sola).

Buon anno a tutti e che abbiate buoni propositi che vi innalzino nelle stelle.