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Nord sud…ovest est

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L’eterna battaglia tra nord e sud, tra terroni e polentoni, tra emigranti e rimasti a casa mi fa tornare a versare inutili parole in un non ben identificato spazio virtuale. E tutto per colpa di Clementino e di Sanremo. Già, perchè dall’insulsa canzone del rapper stonato è nata una disputa senza fine tra chi al sud non ci vuole tornare e chi ammazzerebbe per una sfogliatella.

Vi riassumo il problema: Clementino, nel suo credersi rapper portatore della voce dei sofferenti, scrive una canzone in cui piange l’essere cantante emigrante e l’essere costretto a cercare il colore laddove non c’è il sole (al nord), poverino ma lui da bambino voleva vedere il cielo ma qui piove e fa tempesta. Eccolo qua, lui, portatore di voce di una generazione che, dopo i comunisti in pantofole, sforna gli emigranti in eurostar.

Sia chiaro, io sono terrona e comunista.Il peggio che possa capitare a una brioche.

Ed ecco lì che si scatena la faida non appena commento sui social che Clementino si poteva pur sta a cas se non gli piaceva il nord. Eccoli lì gli altri emigranti in eurostar ad attaccarmi sostenendo che io, da terrona, dovrei essere concorde con Clementino e cbhe, anzi, offendo il sud.

Io offendo il sud? Da sempre si è sostenuto che chi guarda le situazioni dal di fuori è più obiettivo da chi ci è dentro ma, purtroppo, questa regola non vale se parli del sud. Del sud non si può parlare perchè nell’ordine chi non se n’è andato o chi se n’è andato ma anela un ritorno all’ovile ti dirà: – che sei una persona pessima, che è facile essersene andati mentre loro combattono, che è tutta colpa della camorra, che tu dovresti difendere la tua terra, che sono i polentoni a parlare sempre male dei terroni e tante altre cose di questo genere.

Facciamo un elenco, uno dei miei tanto amati elenchi.

  1. Quelli che denunciano l’evidente facilità dell’essermene andata contro la loro combattiva attitudine a voler cambiare la loro terra. Sinceramente ne conosco ben pochi. Sono cresciuta in una famiglia in cui mia madre e mio padre passavano il loro tempo libero a cercare di salvare il mondo. Lo fanno ancora. Si sono battuti per gli scivoli sui marciapiedi nella nostra cara città di Eboli, mi hanno fatta recitare in un video in cui portavamo cessi rotti al sindaco di tale cittadina denunciando la permanenza di una discarica a cielo aperto in un area formalmente adibita a parco giochi, sono andata in giro per l’Italia con la loro associazione pro bambini disagiati, ho bevuto del te nelle capanne degli immigrati. Celebre fu la frase di mio fratello “Vorrei essere un marocchino per avere le vostre attenzioni” citazione ignara di Almodovar in Tutto su mia madre. I miei genitori, e di conseguenza noi, sono stati additati e a tratti allontanati anche dalla stessa famiglia per la loro attitudine a lottare contro qualsiasi forma di ingiustizia o di rregolarità. Persone straordinarie. Non conosco nessun altro che abbia sacrificato neanche la metà della metà di quello che hanno sacrificato loro per salvare il sud. Non mi risulta che nessuno di quelli che mi accusa di aver scelto la strada più facile si sia trovato di fronte al bivio della difficile scelta tra un futuro tranquillo al nord o una vita da sacrificare alla causa sud. Eppure chiunque sia restato per un qualsiasi motivo che prescinda da qualsiasi volontà di riabilitare il caro e vecchio nome della Campania non fa altro che darsi il merito di averlo fatto.
  2. Quelli che “al nord si sta male”. Si sta male ovunque se non si ha quello che si vuole. La stessa città, in periodi differenti della vita, vi darà sensazioni diverse. Per continuare a citare i miei genitori ricordo di una vacanza a Parigi in cui padre e madre tornavano dopo esserci stati freschi fidanzati. La città dell’amore apparsa ai loro occhi sputare cuoricini dalla torre Eiffel sembrava ora, agli stessi, sporca e con molta meno magia. Non sempre ho amato Bologna con la stessa verve con cui lo faccio ora. Ma ora sono felice, innamorata e soddisfatta e i miei 6 kg in più lo dimostrano ad ogni passo. Nessuno può essere felice in un posto se non è felice a prescindere. Una città va vissuta, affrontata, assaporata. Ricordo mio fratello ai primi anni di università, ci trovavamo entrambi a Napoli e io lo incitavo ad uscire, lui si rifiutava. Uscì due volte e due volte fu rapinato. Promise che non sarebbe mai più uscito. Adesso è ai suoi primi tempi a Milano, gli manca Napoli, la città più bella del mondo, sullo sfondo del pc ha il vesuvio e vorrebbe mangiare sfogliatelle. Ogni posto è bello se abbiamo dele lenti rosse.
  3. Le giustificazioni. Nessuno, o quasi nessuno, del sud ti dirà mai “Beh dai un po’ di colpe le abbiamo anche noi.”. Una conversazione normale è così A: “Va bè ma voi al nord una birra la pagate 5 euro, noi 2!” B: “E’ normale quando sei costretto a fare tutti gli scontrini, ad avere tutto il personale in regola, pagare la SIAE, pagare per il dehor…” A: “Va bè ma che c’entra…una volta sono andato al nord da un medico e non mi ha fatto la ricevuta!” B: “Ma nessuno ha mai detto che qui la fanno tutti ma si parla di percentuali d’evasione.” A: “Ma pensi che sia il baretto di paese ad essere un problema per l’Italia? Il problema è il grande evasore! è l’imprenditore! e l’imprenditore di dov’è? Del nord! Al nord non le pagano le tasse gli imprenditori e poi con chi ce la prendiamo? Col bar al sud che non fa gli scontrini!” Ma tu il tuo dovere civico di chiedere lo scontrino lo fai? Certo che anche al nord non li fanno, certo che ci sono i grandi evasori, gli stessi calciatori e piloti di moto gp che seguite ogni domenica! Ma richiedere lo scontrino vuol dire fare già la metà del proprio dovere. Questo come tante altre cose dal fare il biglietto sull’autobus a non ridere perchè un ragazzo è stato picchiato dai bulletti di Eboli per aver cercato di dire che non potevano buttare un ventilatore nei secchi dell’immondizia normali.
  4. Al nord sono rigidi. E nessuno lo mette in dubbio. L’elasticità mentale non è qualcosa che appartiene al carattere nordico e te lo svela la campagna pro fare i biglietti dell’autobus a Bologna. “è davvero ben scorretto chi non paga il suo biglietto” inneggia un cartello su ogni bus. E, apparentemente, pur di non essere additati come scorretti i nordici obliterano. A me, terrona, la prima volta che l’ho letto mi ha fatto venire voglia di non timbrare e di scrivere “coglioni” sul cartellone. I nordici sono rigidi, se c’è una regola è quella. Non si parcheggia fuori dalle strisce se una ruota spunta fuori…multa e a nulla valgono i tuoi “ma era fuori di 3 centimetri!” era fuori, e al nordico quello basta. So matti, so fusi ma se devo dirla tutta preferisco questa rigidità innata al parcheggio selvaggio al “va buò dai 3 minuti la lascio in seconda fila”, a chi si ferma per strada a salutare l’amico e tu dietro come un idiota. Ma anche questo, so scelte.
  5. Ogni scarrafon è bell a mamma soia. Ovvero, ognuno ha la propria scala di valori. Vi inviterei a riflettere sull’utilizzo della parola “costretto”. Siamo costretti ad andare al nord. Costretti vuol dire che non hai nessun’altra alternativa possibile, vuol dire che se resti hai una bomba che esplode, un serial killer sulle tue tracce, una taglia sulla tua testa. Io, e gli altri emigranti dell’alta velocità, l’abbiamo scelto. Sono sempre stata scettica sul concetto di indice della qualità della vita. Indice secondo chi? Il mio personalissimo indice prevede funzionalità dei mezzi pubblici, efficienza degli uffici, facilità di raggiungere il posto di lavoro, parchi nei dintorni. E per questo, dopo un’attenta analisi, ho scelto Bologna. E ho deciso che fosse la mia città e comprato casa prima di incontrare l’amore e senza avere certezze lavorative. Per me questa è casa, ora più che mai e sarei disposta a lavare cessi pur di restare nella città che amo accanto alle persone che amo. Ma se nella vostra classifica conta più il sole, il mare e la sfogliatella fatevi due conti. A volte bisogna rinunciare a qualcosa, alla città, al lavoro dei sogni…rinunciate a ciò che vi pesa meno per far si che la vostra vita sia il più simile possibile a quella che avete sempre desiderato.
  6. Due pesi due misure. Se Clementino dice “lì piove sempre e non  c’è il sole” non è un’offesa ma un dato di fatto. Se un polentone risponde “lì c’è l’immondizia per strada” è un’incredibile attacco e offesa e non si deve permettere. Il terrone ha come indole quella di giustificare le parole in quanto generalizzazione e in quanto “noi siamo a cumpagnon, non non offendiamo, scherziamo.”

Miei cari amici, parenti e conterranei, io vorrei tanto che voi vedeste quello che vedo io. Io vedo una terra che non aveva niente di più della terra che difendete così a spada tratta, nè più nè meno, che ha raggiunto dei traguardi. E certo mai potranno avere il sole e il mare, e certo mai potranno avere inverni miti e estati infinite ma voi, invece, potreste averlo quello che hanno loro e non lo avete. E non date la colpa sempre e solo agli altri, al destino, alla politica e alla camorra. Prendetevi qualche responsabilità, chiedete gli scontrini, obliterate i biglietti, smettete di guardare “Il boss delle cerimonie” e scrivete mille lettere a Real Time per denunciare l’infinito e patetico clichet che si dà del sud. Scegliete dove volete viere, scegliete cosa sacrificare nella vita, liberatevi dei preconcetti, sentitevi eroi solo quando lo siete, rifiutate lavori aggratis anche in cambio di punti a scuola, non andate in affitto a nero. E se siete “costretti” ad andarvene al nord sorridete, perchè ogni posto è accogliente se sorridete, ogni città vi offre qualcosa se lo cercate ma da nessuna parte del mondo le cose vi cadranno tra le mani mentre brontolate che è tutto una merda.

E certo che gli imbroglioni ci sono anche al nord ma questo non vi dà una giustificazione all’esserlo anche voi. D’altronde le persone più integerrime mai conosciute sono i miei genitori, nate e cresciute al sud. Che vi siano d’esempio.

 

 

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Tra il fare e l’essere

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Premessa. Avevo intenzione di scrivere un post divertente sulle 10 ragioni per farsi la frangia ma una discussione avuta ieri con un mio amico mi ha ispirata un post più riflessivo. Come direbbero le mie compari Stefy e Cate “non è nè positivo nè negativo, ma interlocutorio”. Veniamo al discorso serio. Il tutto è partito dal parlare di amore…ovviamente.

Discutendo sulla possibilità di avere un toy boy e il mio declinare l’invito in quanto un toy boy sarebbe un mio alunno, cosa che mi metterebbe in una posizione scomoda, il mio amico mi risponde “vedrai tra 10 anni, quando sarai una bella divorziata” e allora mi sono chiesta…ma non posso avere una bella storia ed essere come mia madre e mio padre che, a un mese dai 32 anni di matrimonio, si svegliano a vicenda con caffè a letto e canzoni con la chitarra? Da qui una riflessione sul perchè, al giorno d’oggi, tale avvenimento viene visto come una chimera o un fatto raro. Effettivamente è raro ma la mia domanda è “perchè?”

Io a tutte ste storie che è perchè le donne sono molto più mignotte inside e la danno via come se fosse di qualcun altro non ci credo molto. Cioè è vero che oggi costa di più un kilo di pane ma non credo sia fondamentale…mi chiedo…non abbiamo forse smesso di cercare chi siamo e guardiamo di più a cosa facciamo?

Mi spiego meglio. Nella nostra società piena di insicurezze, dubbi e precariato colmiamo questi vuoti con mille cose da fare sin da piccoli…bambini che fanno calcio, karate, tennis e d’estate campi estivi (aggiungerei che questo avviene più al nord che al sud ma risulterei razzista ;)) ed eccoli diventare adulti che fanno comunque mille cose. Quando si fermano questi adulti? Mai! Eccert nella vita ci sono sempre mille cose interessanti da fare, io vorrei imparare il francese ad esempio, solo per non sembrare Ratatouille ogni volta che leggo un titolo in  quella strana lingua parlata con la bocca a culo di gallina, vorrei fare arrampicata, giusto per vedere dopo quanti mesi arrivo a mezzo metro da terra e sopratutto vorrei giocare a tennis solo per mettere uno di quei fantastici vestitini…per non parlare del pattinaggio artistico per gli stessi motivi!

Ma facendo questo milione di cose, mi domando, non ci perdiamo lo stare con noi stessi e conoscerci? In fondo per conoscere qualcun altro devi passare del tempo con lui/lei e allora perchè non passiamo del tempo con noi stessi? Finiamo per essere cosa facciamo ma non chi siamo. E ci innamoriamo delle cose che fa l’altro e non di chi è. E così un giorno ti molli, senza apparente motivo, e la frase che si ripete è “mi sembra di non conoscerlo più” ma forse la domanda a monte sarebbe “l’hai mai conosciuto?”.

Luca, il mio amico, continuava ad insistere che tu sei un puzzle di quello che fai. Io però non credo proprio. Certo io sono un’insegnante, sono una che balla, sono una che scrive un blog e sono una che sta girando una web serie. Ma queste cose sono poi così fondamentali nella descrizione del mio io? E se un giorno smettessi di farle? Potrei innamorarmi di qualcuno che abita lontano e lasciare la scuola di danza e la serie, potrei avere un figlio e non lavorare per un po’. E cosa succederebbe in quel momento? Non sarei più io? Le cose che faccio possono far capire qualcosa su chi sono ma non possono essere me.

E forse se ci avessi pensato prima, a conoscermi e a conoscere le persone con cui stavo, non sarebbero andate così di merda le mie storie. O forse non sarebbero partite proprio! Pensate che sono stata tre anni col mio fidanzato storico, ci ho vissuto insieme e ho scoperto dopo anni che ci eravamo mollati che era geloso (e il mio lavorare in discoteca non aiutava!). Certo sapevo cosa faceva, sapevo chi era in relazione a ciò che faceva ma non sapevo che fosse geloso! Magari se avessi saputo che era uno che se gli piaceva un’altra mollava  tutto senza pensare e senza capire cosa non andava con me non mi sarei ritrovata dall’oggi al domani con 20 scatoloni pieni dela mia vita per strada. Magari se lui avesse saputo che io ero una che voleva sposarsi e sfornare una 15ina di bambini non sarebbe mai stato con me. Ma io sapevo cosa faceva e non chi era. E lui sapeva che facevo e non chi ero. E forse io non sapevo chi ero. E forse lui non sapeva chi era.

Ma quando ce ne andiamo quello che resta di noi, se qualcosa resta, è chi eravamo non cosa facevamo. Come molti di voi sanno ho perso il mio migliore amico un anno e mezzo fa. Spesso parliamo di lui e il ricordo di lui è di chi era non di cosa facesse. Certo se raccontiamo un aneddoto possiamo dire che era un organizzatore eventi, posiamo dire che era una promessa del tennis finchè non si è innamorato della cantante dei Prozac+ e l’ha seguita in tournee ma non è quello che resta, resta ricordare che era una persona che sapeva come tirarti su sempre, che metteva gli amici al primo posto, che non si scomponeva mai neanche quando gli facevamo credere che gli avessero rubato la macchina, che era la persona che sapeva sempre come farti ridere.

Nessuno si ricorda cosa fai ma tutti si ricordano di chi sei. E forse se imparassimo a conoscerci potremmo tornare ad innamorarci delle anime e non delle persone. E ci sarebbero più matrimoni, meno divorzi, più gioia, meno gente che va dallo psicoterapeuta. E camineremmo mano nella mano fino a 80 anni. E più gente che si ricorderà di noi. Sempre e per sempre. E forse, come dice il mio poeta preferito, dovremmo ricordarci di parlare di amare e non di amore, di vivere e non di vita.

Tra fare ed essere c’è di mezzo il mare.

Donne del sud, piccolo manuale d’uso per uomini del nord

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Premessa: il seguente articolo è scritto per ridere e non per fare un case study sociologico sulle persone, non ha nessuna pretesa scientifica né vuole darvi lezioni. Insomma l’ho scritt pe parià, quindi o pariate pure voi o non leggetelo.

Dopo anni di nord e analisi strutturale delle maggiori differenze tra noi caldi terroni e gli algidi polentoni sono finalmente giunta a capire le loro strutture mentali contorte e a barcamenarmi tra il loro e il mio senso dell’educazione primaria e seondaria. Resta però un qualcosa di insormontabile più della muraglia cinese: l’incontro tra donna del sud e uomo del nord. Chiacchierando con una mia amica polentona e spiegandole quello che, secondo il mio folle punto di vista è l’approccio tra uomo e donna sono giunta alla conclusione che vadano illustrati agli uomini nordici i punti per affrontare l’avvicinamento ad una donna del sud.

1) L’approccio. La donna del sud è abituata ad un approccio diretto e intenso. Messagini di approccio soft, inviti a gelati e avvicinamenti alternati al tirarsi indietro non sono apprezzati. Il tutto si riassume, per lei in “vott a pretell e nasconn a manell” (traduzione per i non napoletanoablanti “butta la pietra e nasconde la mano). Tale approccio non solo non viene apprezzato ma turba in quanto si ruba il ruolo che è, in realtà della donna.

2) L’insostenibile leggerezza del no. Se una donna del sud vi dice no, non sempre vuol dire no. Capiamoci…non intendo che se alla domanda “vuoi fare sesso con me?” vi risponde no vuol dire sì ma che ad affermazioni del tipo “Se hai bisogno vengo in tuo soccorso”, “Se vuoi ci sono”, la donna del sud risponderà indubbiamente “ma no, figurati”, quel no non vuol dire no,  “se me lo dici in un altro modo è un sì”, “se me lo richiedi inizio a cedere”. Il tutto riassumibile in “so femmina me’a prià” (traduzione per i non napoletanoablanti “sono femmina mi devi pregare).

3) L’insostenibile leggerezza del se. E qui ci ricolleghiamo al punto di cui sopra. La donna del sud risponde no ai punti di cui sopra perchè non è abituata a sentirsi dire “se”, non esistono se, sei in difficoltà? Ci penso io. Hai bisogno? Ci sono io. Non c’è il dubbio che questa cosa possa offendere perchè non offende, fa sentire donne. Il tutto riassumibile nell’espressione “fa l’omm!” (traduzione per i non napoletanoablanti “fai l’uomo”)

4) Parità dei sessi vs perdita della cavalleria. La risposta al 90% delle affermazioni di cui sopra viene vista, al nord, come una mancata messa in pratica della parità dei sessi. La stessa viene, però, affrontata dal terrone medio in maniera diversa. Io, come donna, ho si chiesto che ci fosse parità ma non per questo che voi smetiate di essere cavalieri. Tanto, ragazze, parliamoci chiaro la parità non ci sarà mai per una questione proprio fisica, allora io devo lavorare-pulirecasa-farelaspesa-avereilciclo-sfornarefigli-allattarefigli-faresessoconmiomarito e non posso neanche pretendere cavalleria? Il tutto riassumibile nell’affermazione “ma ra chi obbuo’?” (traduzione per i non napoletanoablanti “Ma da chi lo vuoi?” spiegazione sono molto spiacente ma dovrai trovare quache altra persona che sia disposta a fare ciò)

5) L’importanza della figaggine. Essere fighi, per la donna del sud, non basta, anzi, lo trova quasi inutile. E lo dice un’esteta. Sei figo e pensi che io, donna, ti stia dietro? Vai a fare la principessa Sissi da qualche altra parte, qua, se c’è una principessa, quella sono io e nessun altro. LO stesso valga per le donne, perchè se quella del nord punta sull’andare in palestra a fare 10 corsi al giorno per essere figa, quella del sud, dopo il lavoro, sforna dolci caldi la domenica mattina, cucina per un esercito e stira cantando, è parte del nostro DNA. Il tutto riassumibile nel detto “Ca si bell mo facc a bror” (traduzione per i non napoletanoablanti “Che sei bello me lo faccio a brodo” spiegazione la bellezza vale come il brodo, te lo mangi quando sei malato)

6) La sottilissima arte del flirtare. Una donna del sud non fa mai capire se le piaci o no. Non si espone, non si sbilancia, al massimo ti guarda. “Una come te, non si avvicina per ballare, guarda da lontano” scrive il mio poeta preferito. E infatti parla di una donna marocchina…più terrona di lei…la donna del sud ti lancia uno sguardo poi sei tu che devi sbatterti. Infondo tesoro mio…siamo noi ad avere il potere (in questo caso il potere è sinonimo di altro). La donna, al sud, è il valore aggiunto dell’uomo, è quella che gli semplifica la vita. L’uomo c’è nei momenti di difficoltà ma la donna c’è sempre. L’uomo, al sud, sa capire uno sguardo. Concetto riassumibile nel detto tipico “O’ figl mut o capisc’ a mamm” (traduzione per i non napoletanoablanti “il figlio muto lo capisce la mamma”)

7) Offrire. Sul fatto che i nordici siano più tirchi, non ci piove. E questo diventa spesso un problema. Non stiamo parlando di pagare sempre, non stiamo parlando di cene al Gambero Rosso tutte le sere, no, parliamo della prima sera, delle prime due và…dei compleanni e degli anniversari. L’uomo deve offrire. Non ci sono cazzi (in tutti i sensi) che tengano. La questione non è economica, quello di cui parliamo è che IO, donna, ti sto concedendo l’onore della mia delicata presenza come tua commensale, il MI-NI-MO, è che tu offra. Perchè se arriviamo al ristorante e mi fai pagare, o non prendi una bottiglia di vino “e cacat for ra tazz”! (traduzione per i non napoletanoablanti “hai cagato fuori dalla tazza” spiegazione hai già sbagliato.)

8) Dire, fare, baciare. “Baciala” cantavano i granchietti e i pesciolini de La Sirenetta, ecco, gli uomini del nord dovrebbero andare in giro con questa nelle orecchie. Caro uomo del nord, la donna del sud non farà mai la prima mossa, e neanche la seconda o la terza. La donna del sud è abituata a uomini che ci provano diretti dopo cinque minuti. E poi, lasciatevelo dire, ma dopo tutto quello di cui sopra avrete capito che il solo rivolgervi la parola, il solo rispondere a un sms, il solo avere un momento di contatto fisico, dovrebbe farvi capire che lei ci sta pensando. E senza neanche baciarla come potete mai capire se c’è qualcosa o meno?Ma l’uomo del nord non fa quasi mai il primo passo.Allora, cari miei uomini del nord, mentre voi state lì a pensare “mah, forse, boh ma non sono uno che si sbatte per una donna” e nel frattempo arriva uno del sud e zaaaac! Il tutto riconducibile all’espressione “è fridd e chiammat” (traduzione per i non napoletanoablanti “è freddo di chiamata” spiegazione è come l’ascensore che tu lo chiami e quello ci mette troppo tempo per arivare…ma a una certa ti rompi il cazzo e ti fai le scale).

Cari polentini, spero di essere stata utile e di aver reso l’idea.

Provateci, applicate le mie dritte e poi fatemi sapere.

Se limonate, mi dovete un drink.

Dimmi che squadra tifi e ti dirò chi sei.

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Spesso e volentieri attacco il calcio e il fatto che gli uomini pubblichino centinaia di post assurdi ogni domenica tipo “Abbiamo vinto” come se fossero stati in campo o “abbiamo 50 punti, siamo imbattibili”. Come se io dicessi che sono prima in classifica perchè lo è Logico…e io almeno ho comprato il cd!

Ma c’è stato un tempo in cui ero una grande tifosa…già lo ammetto…e tifavo Juventus. Ho costretto i miei genitori a vedere gli allenamenti della Juve quando siamo andati a Torino, ho telefonato ad un programma radiofonico urlando contro Sandro Ciotti perchè aveva detto che Del Piero non si sarebbe mai ripreso dall’intervento e mi sono imbucata nell’albergo della Juve a fare foto con tutti quando sono venuti ad Eboli. Come mai ad un certo punto ho smesso? Beh c’è stata calciopoli…minava la mia integrità morale e il mio interesse per il calcio svaniva lentamente. Non potevo tifare una squadra che aveva imbrogliato e non potevo passare le domeniche a guardare undici sottoculturati correre dietro a un pallone guadagnando in un giorno quanto io non guadagnerò mai in tutta la vita.

Il calcio, però, aiuta noi donne a capire che tipo di uomo abbiamo davanti. Sì, sì, avete sentito bene ragazze, dalla squadra capiamo che tipologia di donna piace agli uomini. Come? Seguitemi.

LO JUVENTINO: chi tifa Juve va sul sicuro, gli piace vincere facile e non gli importa quali siano i mezzi per arrivare alla vittoria. Questa tipologia di uomo sceglie donne belle. Punto. Questo è ciò che gli basta. Belle. Sono lì, come la loro squadra, sfoggiate come dei trofei. Poco importa se non è la ragazza giusta, è bella, che importa se non ha niente a che vedere con loro, è bella, che importa se è astemia e loro fanno i baristi, è bella. D’altronde parliamo di una squadra che ha mandato in Australia il proprio capitano, giocatore numero 10 per tutta la vita che non ha mai cambiato squadra, non l’ha mai tradita, non li ha mai abbandonati neanche in tutta la merda in cui sguazzavano ma loro l’hanno abbandonato. Quindi, se siete state mollate da uno juventino state tranquille, la ventenne che sfoggiano come fidanzata avrà vita breve, quando non potrà essere più un trofeo, la manderanno in Australia!

L’INTERISTA: detto anche l’amante delle cause perse. Lui ci crede davvero, lui si innamora e ci si impegna al cento per cento, anche se la sua squadra non vince, anche se non segna mai. Sta lì con il telefono in mano la domenica sera mentre gli amici gli inviano messaggini di sfottò e insulti, non molla, non demorde. A testa bassa resta lì, senza abbattersi perchè lui ci crede davvero. A volte si allontana, si raffredda ma c’è sempre, non cambia bandiera. In fondo dobbiamo dare atto all’interista che seppure non vincerà mai lo scudetto (ahuahuauahuahuahuahah) non è ancora andato in B e non ha mai imbrogliato nessuno! In fondo chi ci dice che non sia meglio stare in mezzo alla classifica? Alla fine loro stanno sempre in A….

Il MILANISTA: Questo è più immorale…non gli importa di chi paga i suoi conti, l’importante è arrivare in alto. Il presidente della sua squadra è un mafioso? Beh in fondo era anche presidente del consiglio, dovrebbero sentirsi in colpa tutti gli italiani! Quindi che importa chi paga se siamo sempre in testa alla classifica? Al milanista poco importa se la ragazza che gli piace è fidanzata, sposata, più alta di lui, lui farà di tutto per averla. Che dire…un tipo che se vi prende non vi molla….attenzione solo ai figli…

IL NAPOLETANO/BOLOGNESE: Li metto insieme perchè mi riferisco a chi tifa per la squadra della propria città nonostante tutto. Serie A, serie B, serie C….loro tifano per la loro città. Non solo per 11 cretini che rincorrono un pallone, a loro non importa chi sono, non gli importa il loro aspetto fisico (e vorrei ben vedere…il Napoli dell’anno scorso era la squadra con la più alta percentuale di brutti nella storia dell’umanità), loro cantano la canzone col loro accento, loro amano la propria terra. Questi uomini sono quelli che aspirano ad avere una famiglia, a cantare canzoncine ai bambini, a comprargli completini della loro squadra del cuore. Avranno un cane che si chiama Hamsik e un pesce rosso di nome Diamanti. Attente solo a quando vogliono questa famiglia e a con chi!

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Ad ogni modo diffidate sempre da tutti gli uomini, mi raccomando e soprattutto scappate da quelli che non tifano niente. Rifletteteci, quelli che non tifano sono un po’ sfigatelli di norma…o gay ma in entrambi i casi non mi sembra cosa giusta e buona perdere del tempo con loro! Non vorrete mica aiutare il vostro fidanzato a capire che gli piacciono gli uomini? e non mi sembra rinfrancante per la vostra anima neanche andare in giro sottobraccio con uno sfigatello che poi magari vi molla pure nonostante sia uno sfigato. 

E poi, d’altronde, una volta ogni quattro anni sono tifosa anche io…non vorrei mica svegliarmi alle due del mattino per vedere le partite dei mondiali mentre il mio fidanzato dorme?

 

Mazz e panell

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Un vecchio proverbio dice “Mazz e panell fann e figl bell…panell senz mazz fann e figli pazz!” che tradotto in italiano fa  “Mazza e panella fanno i fligli belli, panella senza mazza fanno i figli pazzi”.

Da piccola, quando i miei genitori me lo citavano ripetutamente prima di infliggermi punizioni devastanti quali “non guarderai Dawson’s Creek per una settimana” o “Se non prendi la media dell’otto non ti compriamo il motorino”, io, giovane sprovveduta sedicenne non capivo il perchè e mi schieravo nella sfilata genitori contro figli chiamandoli fascisti nella più gloriosa tradizione di una generazione cresciuta a pane e “Come te nessuno mai”

 

 

 

 

Io, figlia di una generazione che era più di noi, che aveva vissuto il ’68, che ne sapeva a pacchi, che mangiava cultura…noi cercavamo di essere sempre di più, di batterci per i nostri obbiettivi ma divertendoci sempre. Oggi, a 15 anni da allora mi ritrovo dall’altro lato della barricata, io insegnate trentenne di fronte a una marea di ragazzini lobotomizzati manco uscissero dal video di “Another brick in the wall”…se i profeti si celebrassero a profezia avvenuta….

A dieci anni piangevo chiusa in bagno, i piedi sulla lavatrice che girava, guardavo l’oblò e pensavo “i miei veri genitori sono alieni, mi hanno lasciato sulla terra per vedere le sofferenze della gente umana ma torneranno a prendermi”, a sedici anni piangevo chiusa in bagno pensando che sarebbe arrivato un  uomo a salvarmi la vita a portarmi via e a dire “Mi prenderò cura di te”, a trent’anni ho capito che gli alieni non esistevano, che gli uomini con la metà delle mie palle sono in via di estinzione ( e spesso sono brutti) e che i miei genitori avevano tutte le ragioni del mondo, anzi, li ringrazio…

Cosa voglio dire con questo…bè…è successo che mentre la mia generazione pensava che quando avremmo avuto figli noi tutto sarebbe stato diverso e gli avremmo spiegato con tanto amore i problemi del mondo e come affrontarli, tutta un’altra generazione ha procreato. Questa generazione avrebbe fatto meglio a chiudersi le tube…o ad aspettare di fare un figlio….

Eccoli lì i giovani del domani…esempi di uomini e donne lobotomizzati dagli smartphone e da yahoo answer…non pensano, non hanno curiosità, non riflettono e tutto ciò…perchè quei genitori non pronti non hanno capito l’importanza del paliatone….sono mai stati picchiati questi giovani d’oggi? no! Ovvio…i genitori non hanno fatto in tempo a vedere la decadenza dei propri figli…qualcuno li ha mai puniti? No, i genitori erano troppo presi dall’essere amati ora dal capire quanto questa generazione di falliti rimpiangerà gli schiaffi poi…

Cos’abbiamo oggi?

Ragazzini delle superiori che non hanno mai letto un libro di Shakespeare? Davvero???!! Per lo meno noi avevamo Di Caprio che ci faceva guardare Romeo e Giulietta come fosse stata un invenzione di Baz Lhurmann ( e qui i miei alunni chiederebbero “Prof chi è Baz Lhurmann?” causandomi una gastroenterite), per lo meno noi avevamo il neretto danzerino di “O come Othello” a farci credere che bastava mixare hip hop e classica per sconfiggere le differenze razziali ma sti poveri cristi cos’hanno?

Eccoli qui…nuove generazioni…ragazzi che si depilano più assiduamente di me, metrosexual che si spalmano olio alle mandorle e alle mandorle e vanità sui pettorali depilati, che si fanno le sopracciglia e che sono terrorizzati dalle donne…beh ovvio… lo sarei anche io….ragazzine di 18 anni che sembra ne abbiano 30…

Quando avevo 15 anni volevo truccarmi ma mia madre me lo impediva dicendomi che la pelle mi si sarebbe rovinata e che avrei rimpianto i chili di fondotinta spalmati per piacere al più bello della scuola a cui non bastava il mio voto come rappresentante d’istituto e io giù a piangere perchè l’unica cosa che sognavo era che lui si innamorasse di me e dei miei chili di fondotinta…e non era solo un dirmi cosa mi sarebbe successo…se mi truccavo e mamma mi scopriva era un mese chiusa in casa…piangevo….

Ora le vedo le quindicenni truccate…sembrano più vecchie di me e mi chiedo “ma dove lo trovano il tempo?” entriamo a scuola alle 8, io non ho neanche il tempo di lavarmi la faccia e queste qui hanno un trucco migliore di me il sabato sera…ma quando fai vedere una loro foto tutti chiedono “ma sicura abbia 19 anni?” la mia domanda invece è “ma perchè vogliono assomigliare a delle escort?”

Ma chi attacco di più non sono i genitori ma i ragazzi della mia età, 30enni, 25enni, 27enni che guardano le 19enni…pancia di fuori…fanno battute del tipo “rossa di capelli golosa di….” , si fanno toccare, accarezzare, tengono la mano a uno mentre un altro tocca loro la coscia e loro ne sono attratti…si fanno foto mezze nude, fanno diete estenuanti, si svegliano alle cinque del mattino per piastrarsi i capelli, sono andate a letto con più uomini loro in 19 anni che io in 30! 

Eppure hanno uomini dietro e mamme orgogliose….eccerto…siete mai andate in palestra? Pulula di donne di 50 anni in leggins e tshirt leopardate che si fanno 2/3 corsi di fila facendomi sempre domandare cosa ho sbagliato nella vita per non avere tutto quel tempo libero, vanno in palestra a Pasqua, vanno in discoteca con le figlie, si spalmano di crema senza mettersi le mutande…scusatemi se preferisco le mamme d’altri tempi che la domenica di Pasqua si svegliano alle cinque del mattino per cucinare, che quando dici che vai in sauna ti chiedono com’è, che al primo compleanno di cui hai ricordi ti hanno regalato un libro perchè se non hanno studiato vogliono che tu lo faccia, se lo hanno fatto ne capiscono l’importanza, perdonatemi se preferisco aver preso un paio di schiaffi perchè mettevo il mascara e cercavo di depilarmi con le forbici della cucina piuttosto di essere chiamata vacca amichevolmente dalle mie amiche perchè avevo scritto su ask che facevo un pompino a chiunque mi metteva mi piace a una foto in biancheria! 

E miei cari ragazzi cresciutelli che andate dalle 19enni…davvero pensate che sappiano fare dei pompini per bene? E magari dopo potete anche farci conversazione! 

Non avrete 20 anni per sempre, d’un tratto vi sveglierete e ne avrete trenta, avrete visto una puntata di “Malattie imbarazzanti” in cui parlavano di prolasso all’utero, avrete visto che vuol dire e passerete il vostro tempo in auto a fare gli esercizi di Kegel fingendo che un ascensore vi parta dal basso e risalga, conti fino a dieci e riscenda e vi sentirete idiote mentre lo farete, nel frattempo avete la candida perchè siete andate a letto con troppi uomini per dimostrare di essere fighe e ne soffrirete per tutta la vita e nessuno riderà quando direte “Ho trent’anni!” pensando che li prendi in giro.

Tu mia cara ragazzina ripenserai alle mie parole e penserai che avresti tanto voluto che tua madre ti picchiasse.

E tu mio caro coetaneo che mi fai sentire vecchia solo perchè non vado in giro con la pancia di fuori ti vorrei dire che 

1) non ci andavo manco a 16 anni grazie alla forte convinzione che mantengo tutt’ora che sia una cafonata figlia degli anni 90 e di beverly hills figurati a 30!

2) Vuoi una donna o una bambola gonfiabile? perchè nel caso la seconda costa meno!

Be proud of be 30! 

e be proud di averne prese un sacco.

Cari genitori…picchiate i vostri figli. Saranno degli adolescenti che vi odieranno ma degli adulti che vi ameranno. 

Ricordate che l’età adulta è più lunga dell’adolescenza.

Prison Break ovvero la rivincita degli ingegneri

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Come ormai sapete sono una telefilm addicted. Nella mia lista dei telefilm ne mancava uno di quelli acclamati dalle folle e premiati dalla critica: Prison Break. Iniziamo col dire che non l’ho ancora finito quindi NO POILER oppure saprò esattamente dove abitate e vi cercherò personalmente uno alla volta!

Allora…dopo quasi 3 serie ci sono un paio di punti chiari: 1) è un telefilm contro la pena di morte, 2) è un telefilm che spinge gli immigrati a non avere più voglia di andare negli stati uniti, 3) è un telefilm in cui il college è sopravvalutato e si cerca di riabilitare la figura dell’ingegnere. 

TRAMA (spoiler): Il governo degli Stati Uniti è corrotto dal primo all’ultimo membro, il più corrotto il presidente che, giusto per le liste rosa, è donna, così non si pensa a nessun presidente mai stato in carica e si conferma il concetto che le donne non possono stare al governo. Ma, a comandare tutta l’America e quindi tutto il mondo, c’è una società segreta chiamata “La compagnia”, insieme di aziende mafiose e non che muovono tutti come burattini e decidono sulle sorti dell’universo. In questa sordida situazione un uomo innocente, Lincoln Barrows, viene  incolpato ingiustamente di un omicidio mai avvenuto e fatto incastrare e condannare a morte. Suo fratello Micheal Scofield, però, ha un asso nella manica: è ingegnere. Non ci è dato di sapere perchè hanno nomi diversi visto che sia madre che padre sono gli stessi ma non ci fossilizziamo….la cosa sconvolgente è che fare ingegneria da super-poteri. Non solo Michel sopravvive a 5 anni di ingegneria senza perdere i capelli ma è un figo della madonna, cosa mai vista ad ingegneria. Si fa tatuare tutto il corpo in soli due mesi sfidando ogni umana legge della sopportazione del dolore, tatuaggi in 3D, ossia sovrapposti. Adesso chiunque di voi ha un tatuaggio sa che è umanamente impossibile che ti ripassino su un tatuaggio fresco. Ma sorvoliamo anche su questo. I tatuaggi servono a Scofield per evadere e far evadere suo fratello dal braccio della morte; sul suo corpo, infatti, è disegnata l’intera planimetria di Fox River, il carcere di massima sicurezza in cui sono rinchiusi. Adrenalina a palla, intoppi su intoppi e se anche sappiamo tutti che non possono morire siccome il telefilm è durato quattro stagioni, l’ansia ci assale ad ogni episodio. Ogni persona che può sembrare amico, in realtà, è nemico, è corrotto, è colluso. Tutti….aprite gli occhi, attenti ai vostri amici ai vostri coinquilini, a chiunque. A meno che non sia ingegnere. 

Adesso…quello che non sapete è che tutti, da me, sia aspettavano che scegliessi ingegneria dopo il liceo e, per non deludere nessuno, andai alla presentazione del primo giorno di Ingegneria Gestionale. Vedere tanti ingegneri insieme mi fece rabbrividire…occhiali, pochi capelli, tagli fuori moda, ventiquattrore in pelle marrone portata con scarpe in pelle nera…no, non avrei fatto quella fine! E da allora la figura dell’ingegnere è rimasta quella di uno sfigatello che, potrà anche trovare lavoro subito, ma non riconoscerebbe una decoltè da una ballerina e che se una bella donna gli rivolge la parola, per quanto sciocca essa sia, lui se ne innamora perchè mai donna gli ha rivolto la parola nella vita, se è anche bella…a chi vuoi che importi se è stupida? basterà il cervello di uno per entrambi. Dopo la laurea inizieranno a lavorare in qualcosa che non gli piace particolarmente, metteranno su una bella pancetta da sedia e pc, e alle 10 di sera usciranno dal lavoro con una camicia azzurrina pezzata sotto le ascelle. Ma Micheal Scofield no.  No, lui ha un copro da pugile, un cervello da ingegnere e riesce a scappare da ogni fognatura guardando una semplice planimetria. Durante tutto il telefilm la gente continua a ripetergli che si aspettano qualche idea geniale da quella testolina da collegiale e io vorrei dirgli che a me, neanche se mi mettessero con googlemaps nelle fogne di un posto potrei uscirne e anche io sono stata al college! Micheal ne capisce di ogni cosa, è colto, è letterato, conosce i versetti della bibbia, le caratteristiche di ogni sostanza chimica esistente al mondo e le mosse di Kung Fu Panda, sa riparare un impianto elettrico, sbloccare le uscite dell’acqua, e fare origami meglio di un giapponese!

E allora perchè non scappa alla prima serie? Ma perchè è un ingegnere no?! Potrà anche fare calcoli a mente ma gli sfuggono cose basilari…innanzitutto il 90% delle volte rischia tutto perchè è innamorato di una ragazza che, in 3 serie, ha baciato due volte, cosa che dimostra la mia teoria iniziale. Successivamente non pensa a cose semplici quali: farsi un selfie col fratello del presidente presuntamente morto per le prime 3 puntate, prima che questi si ammazzasse lasciando loro di nuovo in merda, usare il cellulare per filmare le ripetute minacce di morte che gli vengono fatte, registrare le promesse del presidente prima che lei si rimangi la parola, chiamare la stampa o mettere tutto in rete…gli basterebbe così poco ma lui no! è ingegnere, si complica la vita! E così, dopo due stagioni negli States passano un’intera stagione completamente sudati a Panama che se davvero facesse il caldo visto in Prison Break smetterebbero tutti di andarci. 

Ma a proposito di voglia di andarci….la mia domanda è: perchè osanniamo gli Stati Uniti se essi stessi girano dei film in cui dicono di essere delle merde? Che il paese più corrotto al mondo non sia l’Italia ma gli USA?

Se mai vi doveste trovare negli Stati Uniti….fate attenzione e circondatevi di ingegneri…è l’unico modo per uscirne! Preparatevi a 4 serie di pura adrenalina e panico di fare un biglietto….altro che New York New York è una scommessa d’amore….

Io, intanto, passerò la serata a chiedere a tutti gli ingegneri che conosco se sanno qual’è l’acido che si spruzza sui cadaveri per non far sentire la puzza ma che ad una data temperatura scioglie l’acciaio….se ne trovo uno lo sposo! 

Buona visione!

L’ultimo episodio dei telefilm (spolerissimo!)

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Allora…da telefilm addicted mi vedo costretta a scrivere un articolo sui telefilm, o meglio, sull’ultima puntata dei telefilm…

La mia predilezione per i telefilm risiede nel fatto che la mia concentrazione dura tra i 25 e i 45 minuti perfettamente in linea con la durata media rispettivamente di Sit com e Telefilm. Inoltre il fattore emotivo è maggiore rispetto ai film in quanto dopo 2 ore, con i film, è finita, ma con le serie hai un sacco di stagioni per entrare nel personaggio e, con tutti i vari personaggi, prima o poi uno in cui immedesimarti c’è. 

Ho iniziato da ragazzina con Dawson’s Creek e già d lì capii che non era il caso di guardare i telefilm fino all’ultima puntata. Dopo anni di leggere storie per ragazzini, infatti, gli autori, dopo aver preso grosse dosi di MDMA, decidono di farci piangere per ore uccidendo Jen senza alcun motivo. Era l’ultima puntata eppure…ammazziamo Jen! Piansi per ore pensando che fosse una cosa inutile e mi chiesi perchè avessero deciso una cosa così assurda. Così, nonostante le sei serie, Jen ce la ricordiamo così, con il suo maglioncino marrone mentre si fa filmare da Dawson per farsi ricordare dalla figlia avuta da un anonimo sconosciuto, giusto per ricordarci che se una ha la nomea di troietta di città dev’esserlo fin nel giorno della sua morte e che la redenzione non esiste.

Poi sono passata a Buffy. Prima ti fanno innamorare di Angel, poi vedi quanto la ami Spike e non fai altro che aspettare che lui glielo dica. Così aspetti l’ultima puntata, ansiosa e piena di lacrime ed eccolo lì, lui che dice “Io ti amo” e lei “Non ti credo, lo dici solo per salvarmi la vita” e lui muore. Ma vaffanculo! Ma siete fuori? 

Da Buffy in poi sono diventata un’intenditrice e ho diviso i telefilm in due categorie: quelli per cui vale la pena aspettare l’ultima puntata e quelli che no; gli ultimi detti anche telefilm da stiro (cit R.B.A.) ossia quelli che puoi fare altro mentre li guardi. 

Tra i telefilm da stiro, sempre utili per intrattenersi, annovererei:

SUPENATURAL telefilm che vale la pena di guardare perchè loro due sono troppo fighi ma, a parte le prime tre serie, ti rendi conto che non puoi aspettare la fine perchè sei arrivata al momento che ti auguri che qualcuno uccida sti due idioti e il telefilm possa finalmente volgere al termine. Carino il pensiero due due fratelli uniti nella lotta contro il male, il bello e l’intelligente, carine le prime serie in cui si combattono strani mostri…ma da quando hanno aperto le porte del purgatorio, sono tornati i leviatani, è comparso il metatron e tutta una serie di figure mitologiche cattoliche di vario genere l’ho annoverato tra i “non aspettiamo il finale”

 

REVENGE: Val la pena di guardarlo per farsi venire in mente tutte le cattiverie che potremmo applicare ai nostri ex fidanzati. Eh già, perchè Amanda alias Emily è la persona in grado di pensare alle vendette più assurde di tutti i tempi. Dopo poco, però, capirete che senza i soldi di Emily Thorne potete solo sfasciargli la macchina. Sebbene la prima serie sia molto carina, dalla seconda in poi vi rendete conto che la vendetta è un piatto che va servito tutto in una volta e non in tre serie

BREAKING BAD: Un professore di liceo che sembra l’incrocio tra mio padre e il mio vicino di casa scopre di avere un cancro e decide di mettersi a cucinare metanfetamina insieme ad un suo ex alunno tossico/spacciatore. Allora partiamo da un presupposto, mio padre non sa la differenza tra hashish e marijuana, pensate davvero che sappia cos’è la met? Non so neanche io assolutamente come di prende nonostante stia guardando la quarta serie! Seconda domanda: avete mai visto un tossico figo e senza assolutamente tracce di decadenza come Jesse Pinkerman? Bello come il sole (ok ammetto che il mio problema con gli occhi azzurri influisce), denti intatti, capelli al loro posto, nessuna sudorazione. A parte questo BB è un incrocio tra Weeds e Dexter; il primo per la storia in comune, spaccio di droga in seguito a una tragedia (qui morte del marito), problemi con i banditos, accordi con i messicani, addirittura il parente della DEA (squadra antidroga) è in comune. Con Dexter, invece, ha in comune la famiglia che indaga su un misterioso criminale (che è lui), le indagini che vediamo in contemporanea con lo svolgersi dell’azione, la famiglia che accetta il “lavoro” del delinquente e l’incredibile empatia che riusciamo a provare per i protagonisti nonostante siano dei delinquenti e a sperare che le indagini si insabbino. In ultimo, se vediamo il trailer pensiamo che sia un poliziesco pieno di adrenalina ma nella realtà dei fatti è di una lentezza incredibile con scene lunghissime, ferme, immobili, che, secondo loro, dovrebbe tenerci col fiato sospeso. Niente di nuovo, quindi…telefilm da stiro.

Tra i telefilm di cui ho aspettato/aspetto l’ultima puntata pur sapendo che ci rimarrò delusa annovero

HOW I MET YOUR MOTHER: è il telefilm sull’amicizia più intenso che io abbia mai visto. Si rifà molto a Friends ma con personaggi più caratterizzati. Per nove stagioni speriamo che Ted si metta insieme a Robin. Per nove stagioni. Per tutta l’ultima speriamo che Barney e Robin non si sposino ma…no, gli autori ci fanno credere per un attimo che anche il più puttaniere degli uomini può cambiare e che Robin abbia fatto la scelta giusta: perchè prendersi Ted il noioso, romantico, pedante, quando si può avere Barney con cui avere una vita spumeggiante? Il tutto lo scopriamo nell’ultima puntata. In fondo HIMYM è rappresentazione della vita reale: i cattivi ragazzi non cambiano, Barney ammette che sarà sempre così finchè non si ritrova ad essere padre senza scelta della ragazza numero 31. E lì tutte noi, brave ragazze sottovalutate dal mondo uomo, abbiamo fatto un ombrellino o un dito medio: VAFFANCULO Barney che tu sia maledetto, tu e tutti gli stronzi che ci sono capitati nella vita, lo auguriamo in coro a tutti quelli che ci hanno detto “ma io non ti avevo mai detto che fosse una cosa seria!” ma manco mi avevi detto che non lo era se no ti chiedevo almeno 50 euro! E alla fine mamma muore nell’indifferenza e la noncuranza con cui è arrivata e Ted corre da Robin. Finale deludente da una parte, ma apprezzo molto il fatto che non ci sia un lieto fine. Walt Disney ci ha fatto sopravvalutare i lieti fini.

GREY’S ANATOMY: Il medical Drama più seguito degli ultimi tempi. Le prime sei serie molto bene, per non parlare della scena più drammatica dell’intera storia dei telefilm: la morte di 007 George. Poi, ad un certo punto, diventa Lost. Capiamoci, ho sempre desiderato che a un certo punto le serie si incrociassero rendendo più veritiero il mondo in cui vivo ma la scena dell’incidente aereo, l’inquadratura sull’occhio di Derek e le relative morti e cose assurde mi hanno fatto abbastanza scendere la catena. La successiva serie potremmo definirla patetica, con l’unico picco nel momento in cui tutti insieme comprano l’ospedale e lo dedicano a Lexie e a quello sfigato di Mark che in una puntata stava bene, in quella dopo abbiamo visto il funerale. Per risollevare le sorti dello show hanno deciso di fare una 10° serie splatter, con ossa che si spaccano da sole causate da spasmi causa tetano, gente maciullata, bambini che muoiono, insomma…è quasi meno cruento guardare Dexter. Già so che se e quando finirà mai (in realtà è Meredith che non vuole finisca perchè tutti hanno scoperto che ha sei dita ai piedi a parte un invecchiamento di 10 volte superiore alla media perc cui ora lei è la madre di Derek) ci rimarrò dimmerda. 

LOST: Il finale più dimmerda della storia dell’umanità intera. Con Lost ero impazzita, non uscivo più di casa, non mangiavo, non dormivo. Ho visto 6 serie in due mesi. Il problema di Lost è che ogni puntata ha 40 minuti di cose inutili e lentissime e i cinque minuti finali in cui pensi “cazzo no! non ci credo!” e così te ne spari un’altra puntata nell’assurdo e irreale pensiero che forse in sta cazzo di puntata succede qualcosa. E come tutti i deviati come me ti spremi le meningi per riuscire ad arrivare alla soluzione prima che te la svelino, solo per dire agli altri “Ho capito tutto!” ma no! con Lost non è possibile perchè neanche gli autori sanno assolutamente cos’hanno scritto. Allora arrivi all’ultima puntata e finisce e tu guardi lo schermo e pensi “Mi deve mancare l’ultima parte. L’ho scaricato male!” lo scarichi di nuovo lo riguardi e continui a non capire. Ma che cazz…perchè le donne non potevano partorire? Chi minchia ha messo un orso sull’isola? Cosa stracazzo volevano dire i numeri? Boh.

GAME OF THRONES: Sebbene dopo la prima puntata abbia pensato fosse un pornazzo, dopo la seconda uno splatter e dopo la terza che non ricordavo assolutamente nessuno dei personaggi, sto attendendo con ansia l’uscita della prossima serie. L’80% del tempo il pensiero a reti unificate dello spettatore è “Ma perchè nessuno ammazza questo stronzetto del Re Bimbominkia?” , il 10% del tempo ci si chiede quando cazzo arriverà l’inverno, il 5% si chiede perchè debbano ammazzare tutti gli Stark senza nessun motivo apparente, il restante 5% ci si domanda perchè nessuno avesse un kamasutra o inventiva propria e tutte le scene di sesso, che sono almeno il 50% dello show, siano nella stessa posizione. Lo già ben so che mi deluderà, che sarà un crescendo continuo di ansie e avvenimenti  per poi deludermi, anche perchè alla fine di tutto non conoscerò né ricorderò assolutamente nessuno dei personaggi.

Aggiungo un’ultima categoria a queste precedenti quella di “intelligence is the ultimate aphrodisiac” ossia quelli che il protagonista è troppo intelligente tanto da risultare attraentemente l’uomo della mia vita. Questa categoria è la mia preferita.

SUITS: Due avvocati, o meglio, uno lo è, l’altro lo finge ma è il più bravo mai visto. Lui è superintelligente, legge una cosa e la ricorda, completamente a memoria, conquista le ragazze recitando la prima pagina di ogni libro letto nella vita, io avrei ceduto per molto meno. Battute ad altissimo livello, complicità tra i due, unita al suo favoloso paio di occhi blu fa sì che vederlo mi fa piangere e pensare “Dove sono uomini così intelligenti? Dove? Se mai avessi conosciuto qualcuno con la metà del suo cervello mi sarei innamorata, anche se non avesse avuto gli occhi azzurri.” Con due protagonisti così può andare avanti all’infinito anche senza una vera e propria trama!

SHERLOCK: Per quanto dopo tre serie non si sia capito se sia gay, bisex o etero chiunque, che tu sia uomo, donna, frocio, Lucio Dalla o Sinatra, sarai innamorato di lui dopo la prima puntata. Sherlock non è bello, è arrogante, presuntuoso. La trasposizione del classico inglese ai giorni nostri risulta non solo riuscita ma addirittura ne esalta la figura. La sua intelligenza unita all’impatto mediatico rendono il personaggio incredibilmente reale e sbam!  Anche di questo, non credo che l’ultima puntata sia fondamentale perchè se anche continuasse all’infinito tutti continueremmo a guardarlo estasiati.

DOCTOR WHO: Ultimo in quanto il mio preferito Doctor who. Inizio in sordina, prima serie sottotono, dalla seconda in due inizi ad amare assolutamente il personaggio, le continue battute, l’essere l’alieno più umano degli umani. Doctor Who vi farà piangere e ridere insieme, si innamorerà, sacrificherà il suo amore per il bene dell’umanità, cambierà faccia, cambierà personalità, diventerà adulto insieme a voi. Sarà l’alieno che vi farà arrivare più a fondo di chiunque altro nell’animo umano, capirete l’importanza di conoscenza e cultura nella vita di ogni giorno e conoscerete il mio uomo ideale. Ora se qualcuno alla lettura ha un QI superiore alla media per cortesia mi contatti. Tutti gli altri si facciano prima un giro nel Tardis per apprezzare il telefilm meglio riuscito della storia di ogni telefilm esistente. L’ultima puntata, se mai dovesse esistere, sarà stupefacente così come lo è stato lo speciale 50 anni, tre dottori insieme e la puntata più bella che io abbia mai visto. Insomma, guardatelo e poi mi dite!

 

Scusate se mi sono dilungata ma i telefilm sono la mia passione! Detto ciò vi faccio riflettere…i telefilm sono come gli uomini…ci sono quelli che all’inizio ti soprendono, chiamiamoli i “Lost”, ne sei subito attratta, non ne puoi fare a meno, vibri con il loro mistero ma quando arrivi all’ultima puntata ti chiedi “Perchè ho sprecato 6 serie della mia vita a cercare di capire ciò che neanche Freud avrebbe capito? Questo andava internato alla seconda puntata!” Poi ci sono gli HIMYM, ti fanno ridere, sono carini, speri di cambiarli, in fondo è solo qualche piccola sfaccettatura, prima o poi cresceranno, capiranno quali sono le cose importanti nella vita…ma…all’ultima puntata ti scadono, ti dimostrano che nessuno cambia e che in fondo ci voleva un finale patetico, o scontato, o un chiedersi perchè ma l’importante era trovare un finale prima che ci si annoiasse tutti. Infine ci sono i “Doctor who” rarissimi, che partono in sordina, che quasi ti chiedi “ma che ci faccio io co sto qua? non c’ha manco gli occhi azzurri!” ma alla fine non vorresti che si arrivasse mai all’ultima puntata.