Archivio mensile:settembre 2013

Pinocchio ovvero, Walt Disney ci aveva avvertite!

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Ebbene sì ragazzi e ragazze…ci sto provando, approfittando della mia disoccupazione ci sto provando…insegui i sogni…so scrivendo un libro…vi lascio con un piccolo assaggio….

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L’unico protagonista maschile di una favola è Pinocchio. Fino ad ora abbiamo visto solo protagoniste donne e insulsi principi che perdono la testa con nulla.

Invece ora abbiamo Pinocchio, la sintesi dell’uomo medio.

Nasce burattino, da leggere con la testa vuota come una cucozza e tutto il cucuzzaro, deve fare un percorso per diventare un bambino vero, da leggersi adulto.

Il bambino-burattino ha un grillo parlante, una minuscola coscienza che però, essendo uomo, non ascolta. Non appena sente musica e divertimento lascia la retta via per la scuola per finire in un circo di burattini dove il terribile Mangiafuoco decide di bruciarlo come legna. Ma Pinocchio, come ogni uomo, è un gran paraculo, così piange, si lamenta, parla di quanto ami suo padre e di come abbia capito di aver sbagliato.

Così il cattivo lo libera e il burattino può ritornare sulla cattiva strada! Dopo poco, infatti, avendo già rimosso completamente i suoi errori, si fa infinocchiare dal Gatto e la Volpe, una coppia di imbroglioni che gli fanno credere che piantando soldi cresceranno alberi di monetine. L’uomo medio ci crede e finisce impiccato.

A questo punto arriva una donna a salvarlo e a cercare di dargli un barlume di intelligenza e buon senso. Così gli fa crescere il naso ad ogni bugia che racconta.

Ma Pinocchio, come tutti gli uomini, è egoista e continua a dire bugie e causare casini facendo morire dal dolore la fatina.

Sbattendosene altamente segue Lucignolo, l’archetipo del pezzo di merda. Ma tanto non importa esserlo perchè anche se il nostro burattino ha il cuore buono, si lascia trasportare da qualsiasi cosa l’altro gli dica e, in nome del divertimento assoluto, lo segue verso il Paese dei balocchi.

Qui viene trasformato in asino, cosa che se accadesse nella vita reale vivremmo in un’asinaia!

Ancora una volta la fatina, che lo ha perdonato, lo salva…sante donne lì a correre e fare miracoli!

Alla fine Pinocchio capisce e si fa perdonare e diventa un bambino vero.

Ma dopo quanto tempo? Quanti errori? Quante volte le donne lo hanno soccorso? E lui cos’ha fatto? Le ha abbandonate, le ha uccise e non si è pentito.

Il problema è che a trentanni l’uomo è ancora diretto verso il paese dei balocchi….gli basta un amico che si lascia, qualcuno che è andato 10 minuti all’estero…al primo Lucignolo che gli si avvicina lui è pronto a partire! Via verso il paese dei balocchi, eccoci di corsa verso il divertimento fine a se stesso…e non imparerà dai suoi errori, non si guarderà indietro, non si preoccuperà di aver ucciso la fatina.

Pinocchio…l’unico protagonista maschile delle favole.

Ah no…ci sarebbe anche Peter Pan…posso sorvolare?

Walt Disney ci aveva avvertite ma noi non abbiamo voluto vedere!

Ti diranno…

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Figlio che un giorno verrai, ti diranno non innamorarti mai.

Ti diranno di pensare a te, ti diranno di cercare lavoro, ti diranno di pensare al futuro.

Ti diranno che l’amore finisce, che le donne ti stressano, che gli uomini tradiscono,

ti diranno di viaggiare, di fare sesso con sconosciuti su spiagge senza nome,

ti diranno che soffrirai, ti diranno di non credere ai cartoni animati.

Ti diranno e te lo dirò anche io.

E quando lo farò ricordami di amare come se non esistesse un domani,

ricordami che senza amore la vita non ha senso,

ricordami che una notte abbracciata a chi vuoi bene vale più di mille notti di sesso,

ricordami che il denaro non ti fa battere il cuore,

ricordami che il lavoro non ti fa cantare quando ti svegli,

ricordami che la razionalità non ha sempre ragione,

ricordami che gli adulti hanno perso la loro polverina magica,

la loro forza di credere nell’impossibile,

la loro impulsività.

Figlio che un giorno verrai, ti diranno non innamorarti mai.

Ricordati di non crescere,

ricordati di non morire.