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Nord sud…ovest est

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L’eterna battaglia tra nord e sud, tra terroni e polentoni, tra emigranti e rimasti a casa mi fa tornare a versare inutili parole in un non ben identificato spazio virtuale. E tutto per colpa di Clementino e di Sanremo. Già, perchè dall’insulsa canzone del rapper stonato è nata una disputa senza fine tra chi al sud non ci vuole tornare e chi ammazzerebbe per una sfogliatella.

Vi riassumo il problema: Clementino, nel suo credersi rapper portatore della voce dei sofferenti, scrive una canzone in cui piange l’essere cantante emigrante e l’essere costretto a cercare il colore laddove non c’è il sole (al nord), poverino ma lui da bambino voleva vedere il cielo ma qui piove e fa tempesta. Eccolo qua, lui, portatore di voce di una generazione che, dopo i comunisti in pantofole, sforna gli emigranti in eurostar.

Sia chiaro, io sono terrona e comunista.Il peggio che possa capitare a una brioche.

Ed ecco lì che si scatena la faida non appena commento sui social che Clementino si poteva pur sta a cas se non gli piaceva il nord. Eccoli lì gli altri emigranti in eurostar ad attaccarmi sostenendo che io, da terrona, dovrei essere concorde con Clementino e cbhe, anzi, offendo il sud.

Io offendo il sud? Da sempre si è sostenuto che chi guarda le situazioni dal di fuori è più obiettivo da chi ci è dentro ma, purtroppo, questa regola non vale se parli del sud. Del sud non si può parlare perchè nell’ordine chi non se n’è andato o chi se n’è andato ma anela un ritorno all’ovile ti dirà: – che sei una persona pessima, che è facile essersene andati mentre loro combattono, che è tutta colpa della camorra, che tu dovresti difendere la tua terra, che sono i polentoni a parlare sempre male dei terroni e tante altre cose di questo genere.

Facciamo un elenco, uno dei miei tanto amati elenchi.

  1. Quelli che denunciano l’evidente facilità dell’essermene andata contro la loro combattiva attitudine a voler cambiare la loro terra. Sinceramente ne conosco ben pochi. Sono cresciuta in una famiglia in cui mia madre e mio padre passavano il loro tempo libero a cercare di salvare il mondo. Lo fanno ancora. Si sono battuti per gli scivoli sui marciapiedi nella nostra cara città di Eboli, mi hanno fatta recitare in un video in cui portavamo cessi rotti al sindaco di tale cittadina denunciando la permanenza di una discarica a cielo aperto in un area formalmente adibita a parco giochi, sono andata in giro per l’Italia con la loro associazione pro bambini disagiati, ho bevuto del te nelle capanne degli immigrati. Celebre fu la frase di mio fratello “Vorrei essere un marocchino per avere le vostre attenzioni” citazione ignara di Almodovar in Tutto su mia madre. I miei genitori, e di conseguenza noi, sono stati additati e a tratti allontanati anche dalla stessa famiglia per la loro attitudine a lottare contro qualsiasi forma di ingiustizia o di rregolarità. Persone straordinarie. Non conosco nessun altro che abbia sacrificato neanche la metà della metà di quello che hanno sacrificato loro per salvare il sud. Non mi risulta che nessuno di quelli che mi accusa di aver scelto la strada più facile si sia trovato di fronte al bivio della difficile scelta tra un futuro tranquillo al nord o una vita da sacrificare alla causa sud. Eppure chiunque sia restato per un qualsiasi motivo che prescinda da qualsiasi volontà di riabilitare il caro e vecchio nome della Campania non fa altro che darsi il merito di averlo fatto.
  2. Quelli che “al nord si sta male”. Si sta male ovunque se non si ha quello che si vuole. La stessa città, in periodi differenti della vita, vi darà sensazioni diverse. Per continuare a citare i miei genitori ricordo di una vacanza a Parigi in cui padre e madre tornavano dopo esserci stati freschi fidanzati. La città dell’amore apparsa ai loro occhi sputare cuoricini dalla torre Eiffel sembrava ora, agli stessi, sporca e con molta meno magia. Non sempre ho amato Bologna con la stessa verve con cui lo faccio ora. Ma ora sono felice, innamorata e soddisfatta e i miei 6 kg in più lo dimostrano ad ogni passo. Nessuno può essere felice in un posto se non è felice a prescindere. Una città va vissuta, affrontata, assaporata. Ricordo mio fratello ai primi anni di università, ci trovavamo entrambi a Napoli e io lo incitavo ad uscire, lui si rifiutava. Uscì due volte e due volte fu rapinato. Promise che non sarebbe mai più uscito. Adesso è ai suoi primi tempi a Milano, gli manca Napoli, la città più bella del mondo, sullo sfondo del pc ha il vesuvio e vorrebbe mangiare sfogliatelle. Ogni posto è bello se abbiamo dele lenti rosse.
  3. Le giustificazioni. Nessuno, o quasi nessuno, del sud ti dirà mai “Beh dai un po’ di colpe le abbiamo anche noi.”. Una conversazione normale è così A: “Va bè ma voi al nord una birra la pagate 5 euro, noi 2!” B: “E’ normale quando sei costretto a fare tutti gli scontrini, ad avere tutto il personale in regola, pagare la SIAE, pagare per il dehor…” A: “Va bè ma che c’entra…una volta sono andato al nord da un medico e non mi ha fatto la ricevuta!” B: “Ma nessuno ha mai detto che qui la fanno tutti ma si parla di percentuali d’evasione.” A: “Ma pensi che sia il baretto di paese ad essere un problema per l’Italia? Il problema è il grande evasore! è l’imprenditore! e l’imprenditore di dov’è? Del nord! Al nord non le pagano le tasse gli imprenditori e poi con chi ce la prendiamo? Col bar al sud che non fa gli scontrini!” Ma tu il tuo dovere civico di chiedere lo scontrino lo fai? Certo che anche al nord non li fanno, certo che ci sono i grandi evasori, gli stessi calciatori e piloti di moto gp che seguite ogni domenica! Ma richiedere lo scontrino vuol dire fare già la metà del proprio dovere. Questo come tante altre cose dal fare il biglietto sull’autobus a non ridere perchè un ragazzo è stato picchiato dai bulletti di Eboli per aver cercato di dire che non potevano buttare un ventilatore nei secchi dell’immondizia normali.
  4. Al nord sono rigidi. E nessuno lo mette in dubbio. L’elasticità mentale non è qualcosa che appartiene al carattere nordico e te lo svela la campagna pro fare i biglietti dell’autobus a Bologna. “è davvero ben scorretto chi non paga il suo biglietto” inneggia un cartello su ogni bus. E, apparentemente, pur di non essere additati come scorretti i nordici obliterano. A me, terrona, la prima volta che l’ho letto mi ha fatto venire voglia di non timbrare e di scrivere “coglioni” sul cartellone. I nordici sono rigidi, se c’è una regola è quella. Non si parcheggia fuori dalle strisce se una ruota spunta fuori…multa e a nulla valgono i tuoi “ma era fuori di 3 centimetri!” era fuori, e al nordico quello basta. So matti, so fusi ma se devo dirla tutta preferisco questa rigidità innata al parcheggio selvaggio al “va buò dai 3 minuti la lascio in seconda fila”, a chi si ferma per strada a salutare l’amico e tu dietro come un idiota. Ma anche questo, so scelte.
  5. Ogni scarrafon è bell a mamma soia. Ovvero, ognuno ha la propria scala di valori. Vi inviterei a riflettere sull’utilizzo della parola “costretto”. Siamo costretti ad andare al nord. Costretti vuol dire che non hai nessun’altra alternativa possibile, vuol dire che se resti hai una bomba che esplode, un serial killer sulle tue tracce, una taglia sulla tua testa. Io, e gli altri emigranti dell’alta velocità, l’abbiamo scelto. Sono sempre stata scettica sul concetto di indice della qualità della vita. Indice secondo chi? Il mio personalissimo indice prevede funzionalità dei mezzi pubblici, efficienza degli uffici, facilità di raggiungere il posto di lavoro, parchi nei dintorni. E per questo, dopo un’attenta analisi, ho scelto Bologna. E ho deciso che fosse la mia città e comprato casa prima di incontrare l’amore e senza avere certezze lavorative. Per me questa è casa, ora più che mai e sarei disposta a lavare cessi pur di restare nella città che amo accanto alle persone che amo. Ma se nella vostra classifica conta più il sole, il mare e la sfogliatella fatevi due conti. A volte bisogna rinunciare a qualcosa, alla città, al lavoro dei sogni…rinunciate a ciò che vi pesa meno per far si che la vostra vita sia il più simile possibile a quella che avete sempre desiderato.
  6. Due pesi due misure. Se Clementino dice “lì piove sempre e non  c’è il sole” non è un’offesa ma un dato di fatto. Se un polentone risponde “lì c’è l’immondizia per strada” è un’incredibile attacco e offesa e non si deve permettere. Il terrone ha come indole quella di giustificare le parole in quanto generalizzazione e in quanto “noi siamo a cumpagnon, non non offendiamo, scherziamo.”

Miei cari amici, parenti e conterranei, io vorrei tanto che voi vedeste quello che vedo io. Io vedo una terra che non aveva niente di più della terra che difendete così a spada tratta, nè più nè meno, che ha raggiunto dei traguardi. E certo mai potranno avere il sole e il mare, e certo mai potranno avere inverni miti e estati infinite ma voi, invece, potreste averlo quello che hanno loro e non lo avete. E non date la colpa sempre e solo agli altri, al destino, alla politica e alla camorra. Prendetevi qualche responsabilità, chiedete gli scontrini, obliterate i biglietti, smettete di guardare “Il boss delle cerimonie” e scrivete mille lettere a Real Time per denunciare l’infinito e patetico clichet che si dà del sud. Scegliete dove volete viere, scegliete cosa sacrificare nella vita, liberatevi dei preconcetti, sentitevi eroi solo quando lo siete, rifiutate lavori aggratis anche in cambio di punti a scuola, non andate in affitto a nero. E se siete “costretti” ad andarvene al nord sorridete, perchè ogni posto è accogliente se sorridete, ogni città vi offre qualcosa se lo cercate ma da nessuna parte del mondo le cose vi cadranno tra le mani mentre brontolate che è tutto una merda.

E certo che gli imbroglioni ci sono anche al nord ma questo non vi dà una giustificazione all’esserlo anche voi. D’altronde le persone più integerrime mai conosciute sono i miei genitori, nate e cresciute al sud. Che vi siano d’esempio.

 

 

Le 5 fasi della singletudine

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Ci pensavo ultimamente il problema dei single non è che non ce n’è abbastanza…il problema è che si incontrano in fasi differenti…quali sono le fasi della singletudine?

Eccovele

FASE UNO: Bridget Jones. è la prima fase, quella in cui gli uomini sono tutti stronzi e le femmine tutte puttane, quella in cui piangiamo con qualsiasi film, quella in cui beviamo smodatamente, quella in cui ci infiliamo in improbabili mise per attirare la sua attenzione, quella in cui ascoltiamo Radio Italia anni ’60 sperando che metta “Se adesso te ne vai” perchè non abbiamo il coraggio di metterla di nostra spontanea volontà ma se passa per radio la cantiamo a squarcia gola pensando pure “Marò Massimo di Cataldo e che pezzaccio!”. Questa è la fase in cui i sensi sono alterati. E se uno ci chiede “come stai?” rispondiamo “bene” mentendo o forse perchè, come dicono in Pretty Little Liars “Se quando ci si incontra per strada ci si dicesse davvero come si sta, le strade sarebbero rigonfie di lacrime”. E sì, vi ho citato un telefilm che molti di voi riterrano patetico (ma io lo guardo), perchè è così che siete, miei cari fase uno e presto lo penserete anche voi di voi stessi.

FASE DUE: Pretty woman. Detta anche il corpo è mio e tutto lo do vio. Questa è la fase in cui le reazioni possibili sono due ma il risultato è lo stesso. Reazione uno: mi ha mollato/ sono single vado un po’ con chi capita, mi diverto, yeah avevo rimosso com’era bello fare del sesso senza amore, yeah so troppo figo/a me la/lo danno tutti/e. Reazione due: ho bisogno di coccole e dolcezza vado svariate volte con la stessa persona tanto per. Il risultato non cambia, state facendo una cosa inutile. Che voi siate donne o uomini state sprecando del tempo e delle energie. Tempo che potreste passare a fare cose più interessanti e il vostro obiettivo raggiunto lo avreste potuto raggiungere da soli nella metà del tempo e senza spendere soldi di estetista e/o di cene offerte. Questa fase termina nella realizzazione che quella non è la persona che cercavate e/o che le malattie veneree sono più diffuse di ciò che pensavate.

FASE TRE: Yes man. Sopravvissuti alla fase due vi lanciate nella fase tre; avete bisogno di del tempo per voi e così…iniziate a dire di sì a qualsiasi cosa…lancio col parcadute? Perchè no! Corso di chitarra? Ma sì dai, cos’ho da fare il lunedì? Sì ok non ho mai saputo suonare neanche il triangolo ma tutto si impara! E il martedì? Arrampicata sportiva…è vero ho le vertigini anche a salire su una sedia ma sto cercando me stesso. E dove cazzo è te stesso? nascosto sul ripiano alto della libreria, fammi capire…in questa fase ci si spaccia per ricercatori della pietra azzurra, si millanta di aver trovato la propria stabilità, ci si pavoneggia del quantitativo di cose che si può fare da single. Ma nel frattempo se stesso si allontana, coperto dal se stesso di ogni situazione e si nasconde nei sogni, unico momento in cui siete tranquilli. Lo diceva anche il Quelo..la risposta è dentro di voi…che però è sbagliata.

FASE QUATTRO: Into the wild. La fase tre non si interrompe perchè avete capito che così non si trova se stessi ma perchè per un nanosecondo avete pensato che una persona potesse piacervi e questo vi ha terrorizzato. Ma no, non normale paura da oddio forse mi piace, che faccio sbatto gli occhi? (non faccio anche la versione maschile perchè ormai li masculi sbattono gli occhi più delle femmine). No, la paura che vi attanaglia è un’altra: e se mi dovesse davvero piacere qualcuno? Sarei così sciocco da farmi portare via di nuovo il milione di cose che compongono il mio essere? No, io voglio provare tutto prima di essere così vecchio da incontrare il vero amore! E senza tutte le cose con cui ho riempito la vita io chi sono? Ma allora no?! Non mi sono trovato! Insomma è la fase in cui le pippe si buttano. In questa fase si diventa introspettivi, si parla con se stessi, si parla con gli amici. Per la prima volta ci si scompone (anche se ho recentemente scoperto che se le donne si autoanalizzano a vicenda fino all’unghia del mignolino del piede sinistro, per gli uomini parlare è sinonimo di bere birra) ma non vi assicuro il risultato nella ricomposizione. Nel frattempo ci si aliena, soli, spesso si scrive un diario, bigliettini, appunti. Vi ricorderei, però, che nonostante fosse un bellissimo film, il ricordo che si ha del protagonista è che a una certa poteva tornare alla civiltà e che è morto da coglione. E questo nonostante fosse figo…

 

FASE CINQUE: Amori & incantesimi. Nella fase cinque siamo malati terminali. Ci guardiamo intorno guardinghi. Ormai è talmente tanto tempo che siamo soli con noi stessi che ci amiamo e abbiamo scoperto chi siamo. Già ma ora il difficile è farlo capire agli altri…alcuni, come me, vanno in ansia, parlano a sproposito, sudano, danno di sé un’immagine non corrispondente alla realtà, altri ci provano ma con serietà con differenti tipologie di persone, altri ancora aspettano il principe azzurro. E in questa fase si scarta…quello ha le orecchie grandi…quello l’asciugamano sulla testa…quello ha i denti strani….quello non è abbastanza uomo….E come in un meccanismo di difesa recitiamo il nostro mantra “Mi innamorerò solo di un uomo con un occhio azzurro e uno verde, che sappia girare le frittelle al volo, che sappia andare a cavallo al contrario”…e quello che ci aspettiamo è solo di incontrare qualcuno che sappia cosa sta succedendo e al primo segno di squilibrio ci blocchi e ci dica solo “Ok fase cinque, questa non sei tu, hai solo paura di ricadere nella fase 1 e sarebbe un circolo vizioso, i loop dopo un po’ rompono.”….che abbia un occhio azzurro e uno verde….

 

 

Non sarebbe meglio se girassimo col nostro numero?

Dimmi che squadra tifi e ti dirò chi sei.

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Spesso e volentieri attacco il calcio e il fatto che gli uomini pubblichino centinaia di post assurdi ogni domenica tipo “Abbiamo vinto” come se fossero stati in campo o “abbiamo 50 punti, siamo imbattibili”. Come se io dicessi che sono prima in classifica perchè lo è Logico…e io almeno ho comprato il cd!

Ma c’è stato un tempo in cui ero una grande tifosa…già lo ammetto…e tifavo Juventus. Ho costretto i miei genitori a vedere gli allenamenti della Juve quando siamo andati a Torino, ho telefonato ad un programma radiofonico urlando contro Sandro Ciotti perchè aveva detto che Del Piero non si sarebbe mai ripreso dall’intervento e mi sono imbucata nell’albergo della Juve a fare foto con tutti quando sono venuti ad Eboli. Come mai ad un certo punto ho smesso? Beh c’è stata calciopoli…minava la mia integrità morale e il mio interesse per il calcio svaniva lentamente. Non potevo tifare una squadra che aveva imbrogliato e non potevo passare le domeniche a guardare undici sottoculturati correre dietro a un pallone guadagnando in un giorno quanto io non guadagnerò mai in tutta la vita.

Il calcio, però, aiuta noi donne a capire che tipo di uomo abbiamo davanti. Sì, sì, avete sentito bene ragazze, dalla squadra capiamo che tipologia di donna piace agli uomini. Come? Seguitemi.

LO JUVENTINO: chi tifa Juve va sul sicuro, gli piace vincere facile e non gli importa quali siano i mezzi per arrivare alla vittoria. Questa tipologia di uomo sceglie donne belle. Punto. Questo è ciò che gli basta. Belle. Sono lì, come la loro squadra, sfoggiate come dei trofei. Poco importa se non è la ragazza giusta, è bella, che importa se non ha niente a che vedere con loro, è bella, che importa se è astemia e loro fanno i baristi, è bella. D’altronde parliamo di una squadra che ha mandato in Australia il proprio capitano, giocatore numero 10 per tutta la vita che non ha mai cambiato squadra, non l’ha mai tradita, non li ha mai abbandonati neanche in tutta la merda in cui sguazzavano ma loro l’hanno abbandonato. Quindi, se siete state mollate da uno juventino state tranquille, la ventenne che sfoggiano come fidanzata avrà vita breve, quando non potrà essere più un trofeo, la manderanno in Australia!

L’INTERISTA: detto anche l’amante delle cause perse. Lui ci crede davvero, lui si innamora e ci si impegna al cento per cento, anche se la sua squadra non vince, anche se non segna mai. Sta lì con il telefono in mano la domenica sera mentre gli amici gli inviano messaggini di sfottò e insulti, non molla, non demorde. A testa bassa resta lì, senza abbattersi perchè lui ci crede davvero. A volte si allontana, si raffredda ma c’è sempre, non cambia bandiera. In fondo dobbiamo dare atto all’interista che seppure non vincerà mai lo scudetto (ahuahuauahuahuahuahah) non è ancora andato in B e non ha mai imbrogliato nessuno! In fondo chi ci dice che non sia meglio stare in mezzo alla classifica? Alla fine loro stanno sempre in A….

Il MILANISTA: Questo è più immorale…non gli importa di chi paga i suoi conti, l’importante è arrivare in alto. Il presidente della sua squadra è un mafioso? Beh in fondo era anche presidente del consiglio, dovrebbero sentirsi in colpa tutti gli italiani! Quindi che importa chi paga se siamo sempre in testa alla classifica? Al milanista poco importa se la ragazza che gli piace è fidanzata, sposata, più alta di lui, lui farà di tutto per averla. Che dire…un tipo che se vi prende non vi molla….attenzione solo ai figli…

IL NAPOLETANO/BOLOGNESE: Li metto insieme perchè mi riferisco a chi tifa per la squadra della propria città nonostante tutto. Serie A, serie B, serie C….loro tifano per la loro città. Non solo per 11 cretini che rincorrono un pallone, a loro non importa chi sono, non gli importa il loro aspetto fisico (e vorrei ben vedere…il Napoli dell’anno scorso era la squadra con la più alta percentuale di brutti nella storia dell’umanità), loro cantano la canzone col loro accento, loro amano la propria terra. Questi uomini sono quelli che aspirano ad avere una famiglia, a cantare canzoncine ai bambini, a comprargli completini della loro squadra del cuore. Avranno un cane che si chiama Hamsik e un pesce rosso di nome Diamanti. Attente solo a quando vogliono questa famiglia e a con chi!

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Ad ogni modo diffidate sempre da tutti gli uomini, mi raccomando e soprattutto scappate da quelli che non tifano niente. Rifletteteci, quelli che non tifano sono un po’ sfigatelli di norma…o gay ma in entrambi i casi non mi sembra cosa giusta e buona perdere del tempo con loro! Non vorrete mica aiutare il vostro fidanzato a capire che gli piacciono gli uomini? e non mi sembra rinfrancante per la vostra anima neanche andare in giro sottobraccio con uno sfigatello che poi magari vi molla pure nonostante sia uno sfigato. 

E poi, d’altronde, una volta ogni quattro anni sono tifosa anche io…non vorrei mica svegliarmi alle due del mattino per vedere le partite dei mondiali mentre il mio fidanzato dorme?

 

Bologna e la quiete pubblica….questione di…???

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Oggi scrivo, dopo una lunga assenza dovuta alla mancanza di pc, non per essere ironica ma per condividere un disagio e un dubbio….

Come molti di voi sapranno vivo a Bologna, città in cui mi ero trasferita pensando di andare a Bologna la Rossa, Bologna la Dotta, Bologna la Grassa…bè di rosso c’è solo la tenda della mia finestra! Perchè dico questo? Vi illustro il problema.

Come molti sanno Bologna rientra nelle città delle “Grandi Stazioni” per cui qui arriverà la TAV, tralasciamo le critiche all’alta velocità etc etc che in questo momento per me possono costruire anche una pista di atterraggio per jet ultrasonici me da igual, il mio problema è quando stracazzo la costruiscono….

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Una volta la stazione era così, bella vero? Poi decisero che non era abbastanza figa e doveva avere tutta una serie di negozi di quelli che si trovano nelle stazioni al giorno d’oggi….”la Feltrinelli” perchè non si sa mai che agli italiani venga l’idea di leggere qualcosa tanto per passare il tempo in treno, ma avrà solo libri piccoli dato che l’alta velocità ci mette poco (con immenso dolore di Dan Brown), “Artigli” che nessuno se la caga da anni ma se hai 3 ore di attesa in stazione vuoi che non trovi una maglietta carina a 5 euro?, “un piadinaro” che sta sempre bene e che ti farà pagare 10 euro una piadina tanto sei turista per prenderla in stazione e siamo tutti contenti. 

Dov’è il problema? Vi chiederete. Il problema è che avevano promesso di consegnare la stazione finita entro giugno 2013 e invece i lavori sono ancora così….

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Cosa succede quindi? Che lavorano 24h al giorno, non curanti del fatto che da questa foto si veda casa mia e quelle di molte altre persone. Di notte scavano, tagliano ferro, martellano, trivellano….so anche i nomi degli operai….ieri sera c’erano Antonio e Gaetano che urlavano tra di loro perchè non trovavano gli attrezzi. Il rumore più assurdo è quello della sirena che si attiva ogni volta che spostano quella struttura blu che vedete in foto, sì ragazzi, si attiva in piena notte! Io non dormo da….all’incirca un mese. 

Dopo ripetute segnalazioni al sindaco Virginio Merola, riceviamo risposta che i lavori di notte si possono fare, l’importante è che non superino un tot di decibel. La sua risposta, ovviamente, non riporta nessun riferimento a norme, nè il numero indefinito di tot di decibel. Ma il top del mio giramento di coglioni arriva quando, dopo aver ricevuto tale risposta dal sindaco, leggo il giornale (eh si povero sindaco avrà pensato “Chi cazzo vuoi che legga il Corriere di Bologna!” e invece lo danno gratis a scuola!) e mi trovo davanti questo articolo:

http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2013/8-maggio-2013/dehors-musica-autorizzata-scattano-vincoli-piazze-2121032373401.shtml

Dehors, musica autorizzata Scattano vincoli sulle piazze

Fuori dai bar però dovrà calare il «silenzio» alle 22

Cioè fatemi capire….in centro cito “Tra una marcia indietro sul divieto di musica nei dehors, che varrà solo dopo le 22. E un nuovo giro di vite sui concerti in sei piazze storiche del centro, incluse piazza Verdi e piazza Santo Stefano, che non potranno ospitare più di 20 concerti all’anno con una soglia per il rumore ridotta a un massimo di 85 decibel.” e ancora “Nei gazebo dei locali si potrà suonare o diffondere musica «ma solo dalle 6 del mattino alle 22,mantenendo il riferimento alla legge ordinaria che indica in 50 decibel la soglia massima non valicabile», sottolinea Gabellini.”

Stiamo scherzando??? Musica no, rumore sì? Vorrei tanto capire qual’è la logica! Ma secondo voi Merola ha un cd dei rumori che mette la notte per dormire? Tipo c’è gente che mette le cascate e lui mette le martellate? Al posto degli uccellini ha Gaetano e Antonio che urlano per passarsi il panino? 

Caro sindaco, mi chiedo….quindi a suonare non possiamo suonare, a mettere musica dev’essere così bassa che il cantante muoverà solo le labbra, ma se vogliamo martellare tutta la notte siamo tutti felici!!! Buono a sapersi!

A questo punto mi domando…ma non è che a Bologna la Rossa ci siano delle disparità dovute al fatto che sono i vecchi bolognesi a comandare e così facendo stanno uccidendo una città per vivere tranquilli mentre gli altri con-cittadini non hanno diritti? Ricorderei i proprietari dei bar incatenati davanti al comune settimana scorsa per le norme estremamente strette che stanno portando al fallimento il 90% del locali….in quel caso il Sindaco parla di Regolamento acustico. Ricordo che le discoteche di Bologna hanno orari di chiusura da pub nonostante spesso (come Villa Serena o lo Chalet dei Giardini) siano lontane dalle abitazioni, sempre per disturbo alla quiete pubblica….ma alla quiete di chi? Visto che il problema è chi si lamenta e non l’effettivo rumore che fa!

Data la assoluta disparità di trattamento io ho una proposta: o i lavori in stazione non possono svolgersi di notte, o le discoteche e i locali possono restare aperti tutta la notte. Sindaco lei che ne pensa? E voi, cosa ne pensate? Ad ogni modo sign. Sindaco, siccome trova rilassante il ferro che batte sul ferro, pensavo di organizzare un concerto sotto casa sua fatto di pentole e coperchi, proprio per farla dormire, non è un’idea carina? 

 

 

IL posto per me

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Ieri da brava reporter e nonostante un hangover della madonna, sono andata in Feltrinelli a vedere la presentazione del CD di Andrea Nardinocchi. Convinco la mia amica ad accompagnarmi anzicchè stare a casa la domenica pomeriggio e andiamo ad alzare l’età media. Il ragazzo è bravo, abbastanza timido, difficile farlo parlare ma quando canta, canta! E’ anche un bel ragazzo e questo ha contribuito alla produzione di frasi che alle orecchie mie e della mia amica, da vecchie babbione quali siamo, hanno creato molta ilarità. 

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Red Ronnie presentava e nel chiedere ad una ragazzina seduta accanto a me che filmava il tutto con il suo bell’iphone (a 15 anni iphone alla faccia della crisi!) “Ma lui ti piace?” si è sentito rispondere “Dici fisicamente?”. Il peggio di tute era una seduta dietro di me che continuava a lanciare gridolini e ad un certo punto esclama “O mio Dio ragazze non vorrei dirlo ma….LUI mi ha guardata” scatendando risate scomposte nei due intrusi della prima fila. Mi sarei voluta girare e dirle ” A noi ha chiesto l’accendino addirittura! Tiè!” e vedere la faccia della ragazzina brufolosa dall’eccitazione facile. 

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Ma a parte che sembrava di essere alla festa dell’8 marzo versione junior e a parte che per ò’80% del tempo ho guardato la pelata sudata del cameramen che aveva deciso che davanti a me aveva le inquadrature migliori devo dire che Andrea live è proprio bravo. Ed è difficile che io dica una cosa del genere dato che, come sapete, esiste per me un unico cantante al mondo ed è Cesare e ComeLuiNessunoMai. E allora, vi chiederete, t’è presa l’ormonella pure a te? No ma non c’è canzone che mi rappresenti meglio in questo periodo come “Un posto per me” (se non l’avete mai sentito fatelo)

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Caro Andrea non so perchè tu l’abbia scritta dato che mi pare che qui a Bologna ci stai bene. Io so che questo non è il posto per me. Come dici tu nella canzone “saltare senza riatterrare dove tutti ridono e trovano un posto per sé” già come mi ci sento…circondata da amici con amori, lavori, matrimonio, convivenze e vacanze….si fa il pranzo della domenica dove io arrivo in hangover e sono andata a dormire alle 6 del mattino, loro non sono usciti e sono stati a casa a farsi le coccole sotto le coperte. Sentirsi fuori luogo con i miei mille lavori precari, con le corse folli una settimana e la disoccupazione quella dopo, significa sentirsi dire “beata te che puoi riposarti in settimana” ma nessuno pensa “Beata te che ti sei fatta tutta l’estate a Bologna senza mai vedere il mare”. Ed io continuo a chiedermi “qual’è il posto per me? di sicuro non questo”….

” vorrei un posto per me anche se non c’è”, sono fuori luogo, fuori contesto, non ho collocazione…”un posto dentro questo istante, un posto che mi sente che mi accoglie e non vuole niente. E ricomincio a respirare mentre tutti vivono e trovano un posto per sé” è l’emblema della mia vita, come se sentissi la fatica di vivere, l’immane sforzo anche di respirare mentre intorno a me gli altri stanno bene, si collocano, si ritagliano il loro spazio, sorridono si sentono adulti e ti guardano con lo sguardo di perchè sei così? come se tu non volessi un posto per te. 

E se non lo trovo quel posto? Se non mi sento accolta? Se mi sembra di respirare aria sempre più rarefatta, sempre più pesante. E allora scappo e mi rifiugio nei miei luoghi, come questo, il mio blog, il mio angolo di aria pura, dove loro, gli altri, non entrano, perchè loro lavorano, non hanno tempo per le cazzate. 

“E quante volte che dovrò dire che mi dispiace ma devo andare. Vorrei restare per poter dire non devo più cercare è qui il posto per me.” Vorrei tanto poterlo dire ma a quanto pare Bologna non è il posto per me. Un Deja viù è un indizio che sei sulla strada che dovevi percorrere. Io è troppo tempo che non ho deja viù e, mi dispiace, ma devo andare. Lascerò questa città ancora, l’ennesima volta, andrò in un posto con il mare perchè almeno avrò un posto in cui perdere il mio sguardo quando penserò che non è il posto per me. 

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Caro Andrea, non so se ho colto il senso che volevi dare tu alla canzone ma a me fa piangere per questi motivi. E se non fossi una disoccupata part time avrei anche comprato il cd! In cambio, però, faccio conoscere ai miei “fan” la tua canzone!