Tra il fare e l’essere

Standard

Premessa. Avevo intenzione di scrivere un post divertente sulle 10 ragioni per farsi la frangia ma una discussione avuta ieri con un mio amico mi ha ispirata un post più riflessivo. Come direbbero le mie compari Stefy e Cate “non è nè positivo nè negativo, ma interlocutorio”. Veniamo al discorso serio. Il tutto è partito dal parlare di amore…ovviamente.

Discutendo sulla possibilità di avere un toy boy e il mio declinare l’invito in quanto un toy boy sarebbe un mio alunno, cosa che mi metterebbe in una posizione scomoda, il mio amico mi risponde “vedrai tra 10 anni, quando sarai una bella divorziata” e allora mi sono chiesta…ma non posso avere una bella storia ed essere come mia madre e mio padre che, a un mese dai 32 anni di matrimonio, si svegliano a vicenda con caffè a letto e canzoni con la chitarra? Da qui una riflessione sul perchè, al giorno d’oggi, tale avvenimento viene visto come una chimera o un fatto raro. Effettivamente è raro ma la mia domanda è “perchè?”

Io a tutte ste storie che è perchè le donne sono molto più mignotte inside e la danno via come se fosse di qualcun altro non ci credo molto. Cioè è vero che oggi costa di più un kilo di pane ma non credo sia fondamentale…mi chiedo…non abbiamo forse smesso di cercare chi siamo e guardiamo di più a cosa facciamo?

Mi spiego meglio. Nella nostra società piena di insicurezze, dubbi e precariato colmiamo questi vuoti con mille cose da fare sin da piccoli…bambini che fanno calcio, karate, tennis e d’estate campi estivi (aggiungerei che questo avviene più al nord che al sud ma risulterei razzista ;)) ed eccoli diventare adulti che fanno comunque mille cose. Quando si fermano questi adulti? Mai! Eccert nella vita ci sono sempre mille cose interessanti da fare, io vorrei imparare il francese ad esempio, solo per non sembrare Ratatouille ogni volta che leggo un titolo in  quella strana lingua parlata con la bocca a culo di gallina, vorrei fare arrampicata, giusto per vedere dopo quanti mesi arrivo a mezzo metro da terra e sopratutto vorrei giocare a tennis solo per mettere uno di quei fantastici vestitini…per non parlare del pattinaggio artistico per gli stessi motivi!

Ma facendo questo milione di cose, mi domando, non ci perdiamo lo stare con noi stessi e conoscerci? In fondo per conoscere qualcun altro devi passare del tempo con lui/lei e allora perchè non passiamo del tempo con noi stessi? Finiamo per essere cosa facciamo ma non chi siamo. E ci innamoriamo delle cose che fa l’altro e non di chi è. E così un giorno ti molli, senza apparente motivo, e la frase che si ripete è “mi sembra di non conoscerlo più” ma forse la domanda a monte sarebbe “l’hai mai conosciuto?”.

Luca, il mio amico, continuava ad insistere che tu sei un puzzle di quello che fai. Io però non credo proprio. Certo io sono un’insegnante, sono una che balla, sono una che scrive un blog e sono una che sta girando una web serie. Ma queste cose sono poi così fondamentali nella descrizione del mio io? E se un giorno smettessi di farle? Potrei innamorarmi di qualcuno che abita lontano e lasciare la scuola di danza e la serie, potrei avere un figlio e non lavorare per un po’. E cosa succederebbe in quel momento? Non sarei più io? Le cose che faccio possono far capire qualcosa su chi sono ma non possono essere me.

E forse se ci avessi pensato prima, a conoscermi e a conoscere le persone con cui stavo, non sarebbero andate così di merda le mie storie. O forse non sarebbero partite proprio! Pensate che sono stata tre anni col mio fidanzato storico, ci ho vissuto insieme e ho scoperto dopo anni che ci eravamo mollati che era geloso (e il mio lavorare in discoteca non aiutava!). Certo sapevo cosa faceva, sapevo chi era in relazione a ciò che faceva ma non sapevo che fosse geloso! Magari se avessi saputo che era uno che se gli piaceva un’altra mollava  tutto senza pensare e senza capire cosa non andava con me non mi sarei ritrovata dall’oggi al domani con 20 scatoloni pieni dela mia vita per strada. Magari se lui avesse saputo che io ero una che voleva sposarsi e sfornare una 15ina di bambini non sarebbe mai stato con me. Ma io sapevo cosa faceva e non chi era. E lui sapeva che facevo e non chi ero. E forse io non sapevo chi ero. E forse lui non sapeva chi era.

Ma quando ce ne andiamo quello che resta di noi, se qualcosa resta, è chi eravamo non cosa facevamo. Come molti di voi sanno ho perso il mio migliore amico un anno e mezzo fa. Spesso parliamo di lui e il ricordo di lui è di chi era non di cosa facesse. Certo se raccontiamo un aneddoto possiamo dire che era un organizzatore eventi, posiamo dire che era una promessa del tennis finchè non si è innamorato della cantante dei Prozac+ e l’ha seguita in tournee ma non è quello che resta, resta ricordare che era una persona che sapeva come tirarti su sempre, che metteva gli amici al primo posto, che non si scomponeva mai neanche quando gli facevamo credere che gli avessero rubato la macchina, che era la persona che sapeva sempre come farti ridere.

Nessuno si ricorda cosa fai ma tutti si ricordano di chi sei. E forse se imparassimo a conoscerci potremmo tornare ad innamorarci delle anime e non delle persone. E ci sarebbero più matrimoni, meno divorzi, più gioia, meno gente che va dallo psicoterapeuta. E camineremmo mano nella mano fino a 80 anni. E più gente che si ricorderà di noi. Sempre e per sempre. E forse, come dice il mio poeta preferito, dovremmo ricordarci di parlare di amare e non di amore, di vivere e non di vita.

Tra fare ed essere c’è di mezzo il mare.

Cinquanta sfumature di sticazzi

Standard

Avvertimento a tutti coloro che leggeranno il post, dovrò, per forza di cose, essere abbastanza scurrile. Prego tutti, sopratutto mia madre, di non scandalizzarsi e/o farmi la ramanzina. Non posso commentare “50 sfumature di grigio” in maniera non volgare.

E se tutti ne parlano la ragazza col tacco rotto DEVE parlarne. E per farlo mi sono dovuta sottoporre alla terrificante tortura di guardare uno dei film più patetici che io abbia mai visto nella mia vita. Da dove cominciamo….beh dall’inizio…ho preso appunti….

Partiamo dal titolo…ma se si chiama 50 shadows of Grey perchè è il suo cazzo di nome perchè l’avete tradotto?

Passiamo ai protagonisti di questa bellissima storia d’amore. Lei è la più grossa sfigata insulsa a cui la storia della letteratura e del cinema abbia mai dato i natali. Capelli sciatti, camicie orripilanti che non pensi si trovino in nessun negozio dal 1995 e che urlano ad ogni passo “Sono vergine”. Ha il terrore di qualsiasi cosa, balbetta, guarda spaventatissima l’ascensore aprirsi, ansima a prescindere manco fosse Giusy Ferreri. Va ad intervistare LUI, il signor Grey, ok un bel ragazzo ma ne conosco di più belli e non per questo ho orgasmi ogni volta che gli passo un bicchiere d’acqua! Ma Anastasia sì, lei entra nell’ufficio e inizia ad ansimare, si morde il labbro, non riesce a fare le domande, na roba che manco se incontri il tuo più grande idolo e gli devi chiedere un autografo succede. Ed è insulsa, assolutamente insulsa. Ed eccolo lì, lui ci prova con lei. Lui è ricco, da morire, non si sa perchè e non ci è dato di saperlo neanche dopo 2 ore di film. Parlano e lei fa delle affermazioni che se le fai al tuo ragazzo dopo un anno che state insieme scoppia una lite che manco la Palestina e l’Israele ma lui non fa una piega. Dopo 15 secondi che l’ha incontrato lei inizia a dirgli cose del tipo “Io credo che nessuno la conosca davveo. Lei nasconde un cuore grande sotto uno strato di ghiaccio.” E lui si innamora. Si innamora tanto da andarla a trovare dove lavora: dal ferramenta. Già, non come tutte le studentesse normali che lavorano dietro un bancone di un bar, lei vende fil di ferro.

Ma attenzione…lui non può innamorarsi…nasconde un segreto oscuro e malefico…ma la corteggia…perchè gli piacciono i messaggi ambigui…Da clichè lei, essendo laureata in lingue si definisce romantica…se no non potrebbe studiare letteratura e lui…le regala delle prime edizioni insieme ad un altro orgasmo dovuto all’apertura dei pacchetti.Ma lei non demorde ed esce ad ubriacarsi con le amiche e dopo un ciccheto, UNO, è sbronza come io non lo sono dopo 10 vodka pesca redbull e lo chiama. Per farlo, inoltre, tira fuori uno startac. E qui è il colpo di scena del film…lei mette camicie a fiori, ha uno startac e non sa cosa sia la piastra…è una viaggiatrice del tempo! Signori e signori, direttamente dagli anni ’90 eco a voi Anastasia la scialba!

E allora lei si fa trascinare da lui ad un appuntamento, ma non gli interessano le storie d’amore per cui affitta un elicottero e la porta nella città in cui più di tutte lei vorrebbe andare: Seattle. E qui capite che lei è completamente imbecille. Seattle è conosciuta solo per due cose: le piogge costanti e Grey’s Anatomy. A parte ciò vorrei dire che se uno mi porta in elicottero e non mi fa neanche una battuta su Maverick e Iceman per me è finita in quell’istante. Ma torniamo ad Anastasia e Cristian…lui, finalmente, le spiega perchè non può stare con lei, portandola davanti ad una stanza chiusa e lì ti immagini mogli uccise e teste impalate e la nuova storia di Barbalu ma no…lui ha una stanza per il sadomaso. A quel punto lei gli confida di essere vergine. Giusto per non farlo sentire l’unico psicopatico nella stanza. Ed eccoli qua, un perferso cronico e una che l’unico pisello che ha visto è quello del fratellino nella vasca 25 anni prima. La coppia ideale, chi non vorrebbe essere come loro.

E lei ha aspettato così tanto, lei è una di valori, una che crede dell’amore…ma a tutto ciò c’è una soluzione: scopare. E qui abbiamo un’altra conversazione top del film. “A: Quante donne sono state qui? C: 15. A: Sono un bel numero!” Adesso, Anastasia cara, noi capiamo che tu hai una vita sessuale nettamente peggiore della mia ma capisci che con 15 donne c’è andato anche il mio vicino di casa? Se uno superfigo mi dicesse che è andato a letto con 15 donne gli riderei in faccia e gli chiederei se devo aggiungere uno zero! Aggiungici pure che è ricco al punto tale da rispondere “tutte” alla tua domanda “Quale macchina è tua?” all’interno di un parcheggio condominiale e rifai il conto. Moltiplicando per 100 sta volta.

E così lui cita Titanic e lechiede “Ti fidi di me?” e lei, con l’animo romantico e di sicuro gran cinefila, si fa legare a babordo ma…colpo di scena..arriva la madre di Grey. A questo punto tutte avrete riflettuto sul fato che gli uomini con cui siete uscite si dividono in due categorie: quelli che se la madre è nella stessa zona della cità vi hanno messo su un aereo per la Finlandia e quelli di cui avete conosciuto le madri e avreste voluto metterle su un volo per la Finlandia. Ma lui no..certo non vuole storie serie ma non esita a invitarvi a cena in famiglia…ma poi scopriremo dopo che è solo perchè lei gli ha raccontato della sua patetica vita familiare con padre morto e madre al quarto matrimonio quindi lui non può non fare una parentesi sula sua vita triste di orfano di una mignotta finchè non l’hanno adottao. A quatro anni. Mo qualcuno mi dica che cazzo si ricorda dei primi quattro anni di vita.

Ma non finisce qui perchè lui le fa firmare un contratto in cui le spiega cos’è il dominatore e cos’è la sottomessa dandosi come parole di sicurezza Giallo e Rosso. Molta fantasia non c’è che dire. In un’altra vita era un arbitro. Cosa ancora più ridicola sia che lei si mette a cercare “sadomaso” su internet e si scandalizza ad ogni foto. Poi va da lui per rivedere il contratto. E qui un altro dialogo degno di nota “A: Fisting anale e vaginale no grazie…e poi scusa? ma cosa sono i dilatatori anali?” Tesoro mio come cazz’è che tu sai cos’è il fisting e non sai cos’è un dilatatore anale? La parola ti suggerisce nulla?

Siamo qui ad oltre metà del film e questi ancora non trombano. Finalmente si decidono. La scialba della Georgia diventa Moana Pozzi di noartri e orgasma ad ogni sussulto…lui la sfiora, ansima, si avvicina, ansima, respira, ansima. Ha praticamente distrutto il lavoro di anni fatto sugli uomini per spiegargli che nei film porno fingono giacchè nesuna donna ansima e orgasma per qualsiasi minimo avvicinamento, anzi, che si devono impegnare di più. Ma eccoci pronti ad iniziare le pratiche sconcie e tu t’aspetti chissà che..hanno parlato di vibratori, dildo, fruste, catene e ad un certo punto lui la lega mani e piedi e le dice “Ricordi le parole di salvataggio? E ricordati che sei forte” E tu t’aspetti dildo che farebero impallidire Rocco Siffredi, caldele sciolte addosso, bondage estremo….e invece lui la accarezza con un gatto a nove code di seta che non farebe male neanche a un bambino di 3 mesi…la accarezza e lei orgasma, poi fanno sesso.

Ormai sei quasi a fine film e inizi achiederti dove sia sto sadomaso anche abbastanza spazientita e lei gli ripete “Perchè non puoi stare con me? Basta, fammi vedere il pegio di te, fami vedere dove puoi arrivare!”, a questo punto le meneresti tu a sta donna insulsa che asomiglia a Monica Bellucci ed ha anche le stesse espressioni da pesce lesso, ti auguri che la picchi mentre fa sesso estremo giustificando lo scandalo del film e invece lui le da sei frustate dicendole “In me ci sono 50 sfumature di perversione”. E lei impazzisce. In quel momento capisce che è matto. In quello stesso momento tu vorresti prender l’autrice, spogliarla nuda e ricoprirla di olio bollente. Giusto per farle vedere cos’è il sadomaso e per punirla di essere stata più autoreferenziale di Giuliano dei Negramaro.

E così finisce il film. Lei non può accettare che lui sia matto. e tra pianti e lacrime gli restituisce i regali e interrompe questa lunga relazione di 3 settimane basata sull’amore, il rispetto, le cose che abbiamo in comune, la condivisione degli interessi, la conoscenza reciproca, la stima per quello che l’altro fa nella vita…insomma la favola moderna è na merda…incontri uno, ok è figo ma in giro c’è di meglio, ok ha i soldi ma non sai come se li guadagna potrebbe essere un traficante di organi di bambini, ok ti propone del sadomaso ma non sa neanche farlo ma tu ti innamori, perchè in fondo sei romantica perchè sei laureata in lingue.

E io penso a tutte quele donne che sono andate a vederlo dicendo “Ma è passionale! C’è una bella storia d’amore” e penso a che idea distorta abbiate delle relazioni, del sesso e dell’amore. E poi penso a tuti quegli uomini che son stati trascinati a vedre sta merda dalle fidanzate e mi domando “ma per lo meno una volta tornati a casa l’avete fatto in una posizione diversa dal missionario? Giusto per dare verve al rapporto.”

Ma questo film ci dà una morale. Anastasia è arrivata vergine alla laurea, non fatelo, crea seri scompensi ormonali.

PS Per chi si stesse preoccupando…l’ho visto in streaming non al cinema!

10 motivi per cui è valsa la pena di guardare Sanremo

Standard

E come ogni febbraio inizia la kermesse più amata/odiata dagli italiani e inizia la diatriba…guardare o non guardare Sanremo? Vi anticipo subito che io sono della prima sponda. Guardare sempre Sanremo, essere quel po’ nazional/popolare una volta all’anno, vedere il trash che è nasconto in ognuno di noi, anche negli insospettabili e poi naturalmente…i vestiti. Inutile che ce la meniamo con le canzoni, Sanremo si guarda per i vestiti. Ma quest’anno il costumista aveva assunto funghetti allucinogeni prima di scegliere i vestiti…

Ma veniamo ai miei 10 motivi per guardare questo Sanermo…

#1 Urlare “Date un reggiseno a quella donna!”

Cioè ma davvero? Non avete fatto la prova vestiti prima? Avevate finito i reggiseni? O aveva le tasche vuote e ha ben pensato di metterci le tette?Arisa, cara, l’unica cosa che cambia dopo i 30 è la forza di gravità sulle tette…sallolo.

#2 Vedere come starebbe un camionista vestito da centrino.

No ma bella…un vestito del genere starebbe bene solo a Charlize Theron al mondo e loro lo mettono addosso a una che potrebbe scendere le scale di sanremo con una cassa di birra su una spalla…infagottata come poche col colletto da educanda…qui il costumista si è superato. E ora, Emma cara, vai a prendere la cassetta che hai lasciato nel retro.

#3 Stare per appisolarsi ed essere svegliati dal dj del Cocoricò..ah no è Nek!

Vi invito all’ascolto della canzone e a indovinare da quali due canzoni è liberamente tratta. Nek, tesoro, e se a Sanremo vai con questa al festivalbar vai featuring David Guetta? Ad ogni modo, con quegli ochi hai già vinto.

#4 Vedere quel che resta di Raf e rendersi conto di essere invecchiata.

Calerei un velo pietoso sul noto stile italiano e la capacità di vestirsi sempre bene. La mia domanda è: quand’è che raf è diventato il sosia dell’urlo di Munch?

#5 Scoprire che non sono solo i tuoi alunni a non sapere cos’è una rima, problemi generazionali.

Al “Pensa, la mia stanza” è scoppiata l’ilarità generale tra le donne old style and generation che si erano riunite per guardare il festival con me. Cari dear jack, so che risulta cacofonico e ridondante, ma se vi chiamate Caro Giacomo, avete dei problemi a prescindere.

#6 Vedere Tiziano Ferro con addosso la giacca di suo nipote mentre si trasforma in Massimo Ranieri

Non so se il completino l’ha rubato al nipote o se l’ha preso qualche taglia in meno nella speranza di dimagrire entro Sanremo…fatto sta che il completino stringeva…forse sul diaframma…cosa che ha causato un fattore Massimo Ranieri non indifferente…e allora andate via…voglio restare solo…

#7 Pensare, dopo aver sentito cantare Platinette e Grazia di Michele, l’hano prossimo vado anche io a Sanremo.

A parte il dubbio gusto nello scegliete i vestiti di entrambi e gli occhiali da sole sul palco di lei, dopo aver sentito cantare la Di Michele vorrei veder ballare la Celentano per poterle spezzare il collo del piede consapevolmente.

#8 Rendersi conto che se Emma e Arisa sono vestite come io non andrei neanche a fare la spesa Rocio è vestita Alba Ferretti e ha sceso le scale col MIO vestito da sposa.

Già dall’inizio ti accorgi che sembra quasi fatto apposta che mentre quelle due poverette abbiano degli abiti da educanda anni ’30 mentre sta strafiga scende con dei vestiti scollati fino al culo ma poi…lei scende le scale dell’Ariston con un vestito che conosci…Alba Ferretti…collezione 2014…eh no Rocio, cazzo, ti posso perdonare che stai con Raul Bova, ti posso perdonare che spari stronzate in spagnolo perchè lo spagnolo fa figo a prescindere, ti posso perdonare che hai un occhio che frigge e uno che pesca (detto bolognese) ma quello è uno dei miei 3 finalisti tra i vestiti da sposa!!! (purtroppo l’autrice non si sposerà mai. N.d.r.)

#9 Vedere che la rai si è finalmente decisa a fare pubblicità ai contraccettivi.

Dopo questa scena la Durex ha avuto un incremento delle vendite del 500%.

#10 Mi sono ricordata perchè non pago il canone e non ho la televisione.

Le 5 fasi della singletudine

Standard

Ci pensavo ultimamente il problema dei single non è che non ce n’è abbastanza…il problema è che si incontrano in fasi differenti…quali sono le fasi della singletudine?

Eccovele

FASE UNO: Bridget Jones. è la prima fase, quella in cui gli uomini sono tutti stronzi e le femmine tutte puttane, quella in cui piangiamo con qualsiasi film, quella in cui beviamo smodatamente, quella in cui ci infiliamo in improbabili mise per attirare la sua attenzione, quella in cui ascoltiamo Radio Italia anni ’60 sperando che metta “Se adesso te ne vai” perchè non abbiamo il coraggio di metterla di nostra spontanea volontà ma se passa per radio la cantiamo a squarcia gola pensando pure “Marò Massimo di Cataldo e che pezzaccio!”. Questa è la fase in cui i sensi sono alterati. E se uno ci chiede “come stai?” rispondiamo “bene” mentendo o forse perchè, come dicono in Pretty Little Liars “Se quando ci si incontra per strada ci si dicesse davvero come si sta, le strade sarebbero rigonfie di lacrime”. E sì, vi ho citato un telefilm che molti di voi riterrano patetico (ma io lo guardo), perchè è così che siete, miei cari fase uno e presto lo penserete anche voi di voi stessi.

FASE DUE: Pretty woman. Detta anche il corpo è mio e tutto lo do vio. Questa è la fase in cui le reazioni possibili sono due ma il risultato è lo stesso. Reazione uno: mi ha mollato/ sono single vado un po’ con chi capita, mi diverto, yeah avevo rimosso com’era bello fare del sesso senza amore, yeah so troppo figo/a me la/lo danno tutti/e. Reazione due: ho bisogno di coccole e dolcezza vado svariate volte con la stessa persona tanto per. Il risultato non cambia, state facendo una cosa inutile. Che voi siate donne o uomini state sprecando del tempo e delle energie. Tempo che potreste passare a fare cose più interessanti e il vostro obiettivo raggiunto lo avreste potuto raggiungere da soli nella metà del tempo e senza spendere soldi di estetista e/o di cene offerte. Questa fase termina nella realizzazione che quella non è la persona che cercavate e/o che le malattie veneree sono più diffuse di ciò che pensavate.

FASE TRE: Yes man. Sopravvissuti alla fase due vi lanciate nella fase tre; avete bisogno di del tempo per voi e così…iniziate a dire di sì a qualsiasi cosa…lancio col parcadute? Perchè no! Corso di chitarra? Ma sì dai, cos’ho da fare il lunedì? Sì ok non ho mai saputo suonare neanche il triangolo ma tutto si impara! E il martedì? Arrampicata sportiva…è vero ho le vertigini anche a salire su una sedia ma sto cercando me stesso. E dove cazzo è te stesso? nascosto sul ripiano alto della libreria, fammi capire…in questa fase ci si spaccia per ricercatori della pietra azzurra, si millanta di aver trovato la propria stabilità, ci si pavoneggia del quantitativo di cose che si può fare da single. Ma nel frattempo se stesso si allontana, coperto dal se stesso di ogni situazione e si nasconde nei sogni, unico momento in cui siete tranquilli. Lo diceva anche il Quelo..la risposta è dentro di voi…che però è sbagliata.

FASE QUATTRO: Into the wild. La fase tre non si interrompe perchè avete capito che così non si trova se stessi ma perchè per un nanosecondo avete pensato che una persona potesse piacervi e questo vi ha terrorizzato. Ma no, non normale paura da oddio forse mi piace, che faccio sbatto gli occhi? (non faccio anche la versione maschile perchè ormai li masculi sbattono gli occhi più delle femmine). No, la paura che vi attanaglia è un’altra: e se mi dovesse davvero piacere qualcuno? Sarei così sciocco da farmi portare via di nuovo il milione di cose che compongono il mio essere? No, io voglio provare tutto prima di essere così vecchio da incontrare il vero amore! E senza tutte le cose con cui ho riempito la vita io chi sono? Ma allora no?! Non mi sono trovato! Insomma è la fase in cui le pippe si buttano. In questa fase si diventa introspettivi, si parla con se stessi, si parla con gli amici. Per la prima volta ci si scompone (anche se ho recentemente scoperto che se le donne si autoanalizzano a vicenda fino all’unghia del mignolino del piede sinistro, per gli uomini parlare è sinonimo di bere birra) ma non vi assicuro il risultato nella ricomposizione. Nel frattempo ci si aliena, soli, spesso si scrive un diario, bigliettini, appunti. Vi ricorderei, però, che nonostante fosse un bellissimo film, il ricordo che si ha del protagonista è che a una certa poteva tornare alla civiltà e che è morto da coglione. E questo nonostante fosse figo…

 

FASE CINQUE: Amori & incantesimi. Nella fase cinque siamo malati terminali. Ci guardiamo intorno guardinghi. Ormai è talmente tanto tempo che siamo soli con noi stessi che ci amiamo e abbiamo scoperto chi siamo. Già ma ora il difficile è farlo capire agli altri…alcuni, come me, vanno in ansia, parlano a sproposito, sudano, danno di sé un’immagine non corrispondente alla realtà, altri ci provano ma con serietà con differenti tipologie di persone, altri ancora aspettano il principe azzurro. E in questa fase si scarta…quello ha le orecchie grandi…quello l’asciugamano sulla testa…quello ha i denti strani….quello non è abbastanza uomo….E come in un meccanismo di difesa recitiamo il nostro mantra “Mi innamorerò solo di un uomo con un occhio azzurro e uno verde, che sappia girare le frittelle al volo, che sappia andare a cavallo al contrario”…e quello che ci aspettiamo è solo di incontrare qualcuno che sappia cosa sta succedendo e al primo segno di squilibrio ci blocchi e ci dica solo “Ok fase cinque, questa non sei tu, hai solo paura di ricadere nella fase 1 e sarebbe un circolo vizioso, i loop dopo un po’ rompono.”….che abbia un occhio azzurro e uno verde….

 

 

Non sarebbe meglio se girassimo col nostro numero?

Donne del sud, piccolo manuale d’uso per uomini del nord

Standard

Premessa: il seguente articolo è scritto per ridere e non per fare un case study sociologico sulle persone, non ha nessuna pretesa scientifica né vuole darvi lezioni. Insomma l’ho scritt pe parià, quindi o pariate pure voi o non leggetelo.

Dopo anni di nord e analisi strutturale delle maggiori differenze tra noi caldi terroni e gli algidi polentoni sono finalmente giunta a capire le loro strutture mentali contorte e a barcamenarmi tra il loro e il mio senso dell’educazione primaria e seondaria. Resta però un qualcosa di insormontabile più della muraglia cinese: l’incontro tra donna del sud e uomo del nord. Chiacchierando con una mia amica polentona e spiegandole quello che, secondo il mio folle punto di vista è l’approccio tra uomo e donna sono giunta alla conclusione che vadano illustrati agli uomini nordici i punti per affrontare l’avvicinamento ad una donna del sud.

1) L’approccio. La donna del sud è abituata ad un approccio diretto e intenso. Messagini di approccio soft, inviti a gelati e avvicinamenti alternati al tirarsi indietro non sono apprezzati. Il tutto si riassume, per lei in “vott a pretell e nasconn a manell” (traduzione per i non napoletanoablanti “butta la pietra e nasconde la mano). Tale approccio non solo non viene apprezzato ma turba in quanto si ruba il ruolo che è, in realtà della donna.

2) L’insostenibile leggerezza del no. Se una donna del sud vi dice no, non sempre vuol dire no. Capiamoci…non intendo che se alla domanda “vuoi fare sesso con me?” vi risponde no vuol dire sì ma che ad affermazioni del tipo “Se hai bisogno vengo in tuo soccorso”, “Se vuoi ci sono”, la donna del sud risponderà indubbiamente “ma no, figurati”, quel no non vuol dire no,  “se me lo dici in un altro modo è un sì”, “se me lo richiedi inizio a cedere”. Il tutto riassumibile in “so femmina me’a prià” (traduzione per i non napoletanoablanti “sono femmina mi devi pregare).

3) L’insostenibile leggerezza del se. E qui ci ricolleghiamo al punto di cui sopra. La donna del sud risponde no ai punti di cui sopra perchè non è abituata a sentirsi dire “se”, non esistono se, sei in difficoltà? Ci penso io. Hai bisogno? Ci sono io. Non c’è il dubbio che questa cosa possa offendere perchè non offende, fa sentire donne. Il tutto riassumibile nell’espressione “fa l’omm!” (traduzione per i non napoletanoablanti “fai l’uomo”)

4) Parità dei sessi vs perdita della cavalleria. La risposta al 90% delle affermazioni di cui sopra viene vista, al nord, come una mancata messa in pratica della parità dei sessi. La stessa viene, però, affrontata dal terrone medio in maniera diversa. Io, come donna, ho si chiesto che ci fosse parità ma non per questo che voi smetiate di essere cavalieri. Tanto, ragazze, parliamoci chiaro la parità non ci sarà mai per una questione proprio fisica, allora io devo lavorare-pulirecasa-farelaspesa-avereilciclo-sfornarefigli-allattarefigli-faresessoconmiomarito e non posso neanche pretendere cavalleria? Il tutto riassumibile nell’affermazione “ma ra chi obbuo’?” (traduzione per i non napoletanoablanti “Ma da chi lo vuoi?” spiegazione sono molto spiacente ma dovrai trovare quache altra persona che sia disposta a fare ciò)

5) L’importanza della figaggine. Essere fighi, per la donna del sud, non basta, anzi, lo trova quasi inutile. E lo dice un’esteta. Sei figo e pensi che io, donna, ti stia dietro? Vai a fare la principessa Sissi da qualche altra parte, qua, se c’è una principessa, quella sono io e nessun altro. LO stesso valga per le donne, perchè se quella del nord punta sull’andare in palestra a fare 10 corsi al giorno per essere figa, quella del sud, dopo il lavoro, sforna dolci caldi la domenica mattina, cucina per un esercito e stira cantando, è parte del nostro DNA. Il tutto riassumibile nel detto “Ca si bell mo facc a bror” (traduzione per i non napoletanoablanti “Che sei bello me lo faccio a brodo” spiegazione la bellezza vale come il brodo, te lo mangi quando sei malato)

6) La sottilissima arte del flirtare. Una donna del sud non fa mai capire se le piaci o no. Non si espone, non si sbilancia, al massimo ti guarda. “Una come te, non si avvicina per ballare, guarda da lontano” scrive il mio poeta preferito. E infatti parla di una donna marocchina…più terrona di lei…la donna del sud ti lancia uno sguardo poi sei tu che devi sbatterti. Infondo tesoro mio…siamo noi ad avere il potere (in questo caso il potere è sinonimo di altro). La donna, al sud, è il valore aggiunto dell’uomo, è quella che gli semplifica la vita. L’uomo c’è nei momenti di difficoltà ma la donna c’è sempre. L’uomo, al sud, sa capire uno sguardo. Concetto riassumibile nel detto tipico “O’ figl mut o capisc’ a mamm” (traduzione per i non napoletanoablanti “il figlio muto lo capisce la mamma”)

7) Offrire. Sul fatto che i nordici siano più tirchi, non ci piove. E questo diventa spesso un problema. Non stiamo parlando di pagare sempre, non stiamo parlando di cene al Gambero Rosso tutte le sere, no, parliamo della prima sera, delle prime due và…dei compleanni e degli anniversari. L’uomo deve offrire. Non ci sono cazzi (in tutti i sensi) che tengano. La questione non è economica, quello di cui parliamo è che IO, donna, ti sto concedendo l’onore della mia delicata presenza come tua commensale, il MI-NI-MO, è che tu offra. Perchè se arriviamo al ristorante e mi fai pagare, o non prendi una bottiglia di vino “e cacat for ra tazz”! (traduzione per i non napoletanoablanti “hai cagato fuori dalla tazza” spiegazione hai già sbagliato.)

8) Dire, fare, baciare. “Baciala” cantavano i granchietti e i pesciolini de La Sirenetta, ecco, gli uomini del nord dovrebbero andare in giro con questa nelle orecchie. Caro uomo del nord, la donna del sud non farà mai la prima mossa, e neanche la seconda o la terza. La donna del sud è abituata a uomini che ci provano diretti dopo cinque minuti. E poi, lasciatevelo dire, ma dopo tutto quello di cui sopra avrete capito che il solo rivolgervi la parola, il solo rispondere a un sms, il solo avere un momento di contatto fisico, dovrebbe farvi capire che lei ci sta pensando. E senza neanche baciarla come potete mai capire se c’è qualcosa o meno?Ma l’uomo del nord non fa quasi mai il primo passo.Allora, cari miei uomini del nord, mentre voi state lì a pensare “mah, forse, boh ma non sono uno che si sbatte per una donna” e nel frattempo arriva uno del sud e zaaaac! Il tutto riconducibile all’espressione “è fridd e chiammat” (traduzione per i non napoletanoablanti “è freddo di chiamata” spiegazione è come l’ascensore che tu lo chiami e quello ci mette troppo tempo per arivare…ma a una certa ti rompi il cazzo e ti fai le scale).

Cari polentini, spero di essere stata utile e di aver reso l’idea.

Provateci, applicate le mie dritte e poi fatemi sapere.

Se limonate, mi dovete un drink.

La mia persona…

Standard

Ultimamente ho scritto poco…in parte perché non ho internet cosa che mi spinge ad uscire di casa nonostante il freddo porco (se volete mettere una nuova linea telefonica non fate Fastweb che passano mesi senza attaccarvi internet)…in parte perché mi sono successe tante di quelle sfighe in 3 settimane che dovrei essere apposto per i prossimi quattro o cinque anni.

Nell’ordine…mi è stato rubato il pc, mi hanno sfondato un finestrino della macchina e rubato qualsiasi cosa ci fosse compresi i miei appunti del TFA, mi si è rotto il telefono, si è rotta la porta della doccia e non si sa se si può aggiustare e nel frattempo il ferramenta mi ha detto “usala poco” tipo “Signorina per cortesia puzzi!” e ho parcheggiato la macchina in un parcheggio di un negozio che ha chiuso quindi sono restata a piedi al freddo e senza potermi fare una doccia calda quando, congelata, sono tornata a casa.

Cose risolvibili, direte voi, certo ma se vi accadono tutte in due settimane magari un po’ il culo vi tira. Così questi accadimenti mi hanno trascinata nel solito limbo di pensieri e riflessioni in stile “cos’avrà voluto dire?” per non parlare della tristezza e della malinconia. Tutti tratti tipici dell’ariete che che ne dica Paolo Fox.

La riflessione ha preso è partita… per la prima volta dopo tanto tempo, mi sono sentita sola e non parlo di quella solitudine perché non hai nessuno o la lagna perché non hai un fidanzato…in fondo un fidanzato non mi è mai mancato davvero, non ne ho mai sentito la necessità, no, io vivo bene da sola e sono straconvinta che un amore sia un valore aggiunto, no, io parlo di quella solitudine che può essere colmata solo da “la tua persona”. Per i non seguaci di Shonda Rhimes (autrice di Grey’s Anatomy e Private Practice n.d.a) il termine non sarà così consueto. La tua persona è quella che scegli per esserci sempre, quindi tendenzialmente non scegliete un marito perché l’esperienza insegna che ci si può divorziare, la tua persona è quella su cui poter contare, quella che capisce dal tono della tua voce se un no significa sì, quella che non importa se dici che stai bene o che vuoi stare a casa a bere da sola te la trovi sotto casa e ti costringe ad uscire, quella che puoi chiamare alle 3 di notte piangendo perché il ragazzo di cui sei innamorata ha postato su facebook una foto in cui ci sono delle ragazze e stai impazzendo e vuoi sapere chi sono, quella che ti accompagna in una balera a centinaia di kilometri di distanza perché ti sei innamorata di uno che suona liscio, quella che ti tiene la mano quando ci sono i fulmini perché conosce le tue paure meglio di te.

E qui la mia riflessione ha preso un’altra piega. Tutte le cose che mi sono state portate via erano un ricordo di Gian…un computer con dei tasti rotti e poco valore ma pieno di foto nostre, dei filmini delle vacanze, delle conversazioni e delle canzoni….un navigatore satellitare che mi perculava portandomi in qualsiasi posto tranne in quello richiesto…

La riflessione è diventata “e se Gian volesse darmi un segno?” io ce l’avevo la mia persona, tutte queste situazioni assurde successe in questi giorni sarebbero state la gag dell’anno con la mia persona accanto. Avrei trovato la macchina rotta e avrei chiamato Gian in lacrime, sarebbe venuto da me anche se gli dicevo di no, mi avrebbe portata a bere aspettando la riparazione e quello non sarebbe più stato “Il giorno in cui mi hanno rubato in macchina” ma “Il giorno in cui andammo sbronzi dal meccanico”.

E se Gian mi stesse dicendo che devo ricominciare a vivere e smettere di sopravvivere senza emozioni come mi succede da quella maledetta domenica di settembre? Già…ricominciare a vivere…perchè infondo anche questa cosa che non ho bisogno di nessuno non è vera…già…non sono mai stata innamorata…non ne avevo bisogno…le mie tragedie amorose si sono sempre concluse con frasi mitiche finite negli annali quali “ma prendi il tuo cuore e cacaci dentro”, “senti ma che vuoi parlare? Non ho tempo da perdere ho un locale da aprire!” e “Forse è il caso che tu vada da uno psicologo”…poi il gelo dentro di me…così impegnata a tenere tutti i pezzettini in cui mi ero sgretolata insieme da non lasciare entrare neanche il minimo spiraglio di contatto umano, così infinitamente cristallizzata da avere paura che anche il battito d’ali di una farfalla potesse causare un terremoto…

Quand’è stato che ho smesso di credere all’amore? Come ho potuto, io, diventare Elsa dei ghiacci chiusa nel mio castello incantato cantando da sola? Ma se ho sempre sostenuto che un duetto poteva anche essere una canzone di merda ma lo canteremo sempre (il mio pezzo forte al karaoke è “Turuturu”)?

Forse è questo il messaggio che mi sta mandando? Devo lasciarlo andare? Pensare di andare avanti da sola…per la prima volta queste parole mi riecheggiano nella mente…per la prima volta ne colgo l’essenza. Tutti dovrebbero avere la propria persona. Non è giusto vivere senza. Ma non si può neanche non vivere perché la propria persona non c’è più, anche se, se mai dovessi ri-avere un migliore amico gli chiederò, per piacere, di non morire mai!

Ma come si fa a trovare la propria luce se non hai chi te la tira fuori? Questa è la difficoltà cari amici…perchè quando hai qualcuno accanto inciampi ma non cadi….

Ad ogni modo, Gian, penso di aver colto il messaggio, i segnali possono bastare, grazie! Sarà tra i miei obbiettivi del 2015, provare di nuovo dei sentimenti, di qualsiasi tipo, dalla rabbia, alla gioia, all’amore e anche la sofferenza amorosa, perché no, potrei inventare qualche nuovo tormentone di chiusura di una relazione!

Lasciarmi andare per lasciarti andare…

E ritrovare la forza anche senza di te, perché quella me l’hai lasciata, non l’hai portata via con te.

Ritrovare il coraggio di essere autoironica…perchè sotto sotto un motivo c’era se il chitarrista del balcone di fronte, infatuato di me (eh si…c’è stato un tempo in cui non ero lo sponsor non-ufficiale dell’Algida e gli uomini si infatuavano anche di me), mi cantava “Ridere di te” da un palazzo all’altro…

Buoni propositi del 2015: essere pronta a raccogliere i miei pezzi di vetro (citazione troppo sottile e per cui mi batto il cinque da sola).

Buon anno a tutti e che abbiate buoni propositi che vi innalzino nelle stelle.