Su su su!

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Su su su!

E’ un sacco che non scrivo e sono costernata! Purtroppo credo di aver perso, almeno momentaneamente la mia verve sarcastica/aggressiva/strafottente/stronzetta…e infatti eccomi qua a scrivere un pezzo sull’ottimismo anziché insultare ignare passanti coi leggings a fiorellini.

Ieri sera sono stata a vedere l’ennesimo concerto di Cesare Cremonini, tra un po’ mi aspetto un cd gratis per devozione, e devo dire che, come sempre, è l’unica cosa che mi mette di buon umore più di guardare Inside Out!

Che cos’hanno in comune Cremonini e Inside Out? Ve lo spiego subito… Sul nuovo cartone animato della Pixar ne ho lette un sacco…che vuol dire che qualcuno ci comanda, che non abbiamo il libero arbitrio e minchiate varie che mi fanno capire come sono circondata da gente con due neuroni…ma de che stamo a parlà? Chi comanda? Comandano le emozioni! Eggià mi pare ovvio che lo facciano. Il messaggio del film intero era proprio quello: lo stesso accadimento nell’arco della vita può essere interpretato in varie maniere a seconda dell’emozione predominante. Siamo noi a decidere come vedere le cose, siamo noi a scegliere se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, è il nostro stato d’animo predominante che decide l’importanza da dare a ciò che ci succede…se sono in una fase allegra della mia vita, una fase in cui Gioia è lì a fare tutti i suoi ballettini nel suo meraviglioso abitino verde, sarà difficile che qualcosa mi toccherà…mi si rompe un tubicino della macchina la porto dal meccanico si accorge che non ho fatto la revisione, meno male che l’ho portata dal meccanico per questa bazzecola così si è accorto di tutto ciò che non andava; mi viene la febbre, ottimo, mi rilasso due giorni e mangio un po’ di più così alzo le difese immunitarie; non mi arriva lo stipendo, meno male che ho fatto la formichina e mi sono messa dei soldi da parte!

Ma se, per caso, c’è tristezza al comando del mixer ecco che nascono le tragedie greche….mi si è rotta la macchina, stavo per andare a fuoco per strada, sai? senza acqua nel radiatore, sarei potuta morire da un momento all’altro…e poi, come se non bastasse essere scampata alla morte così, un po’ per caso, la porto dal meccanico e scopre che non avevo fatto neanche la revisione! Ti rendi conto? Avrebbero potuto arrestarmi…o arrestarmi mentre andavo a fuoco… e ho speso 200 euro! 200 euro che si vanno a sommare ai soldi delle medicine di questa settimana…eh sì…guarda una cosa incredibile, ho avuto anche la febbre! Inspiegabile! Sì…tutto in contemporanea…e quando succede tutto ciò? Quando non ho ancora avuto neanche lo stipendio! No, neanche un euro ho visto! Da settembre…e mi succede tutto ciò! Tutte a me capitano! Che altro deve succedermi? Sono pronta a tutto ormai! Oddio scusami devo lasciarti mi si è rotta un unghia…te l’avevo detto! Tutto a me succede!

Il successo della Pixar, ad ogni modo, non voleva dirci che la tristezza non esiste o che è un sentimento inutile, anzi, ci sottolineava come la tristezza fosse il sentimento che ci serve, a volte, per far si che da parte degli altri ci sia comprensione, comprensione che ci porterà gioia e che ci farà dimenticare la tristezza; ci insegna che tristezza, a volte, serve a farci sfogare in modo da ripartire ancora più carichi di energia dopo un bel pianto; ci mostra che tristezza, a volte, insieme a gioia, crea malinconia, che non è poi un sentimento negativo ma un sentimento che ci fa sorridere nonostante il velo di tristezza che si porta dietro. Tristezza a volte, e sottolineo, a volte, è utile a farci andare avanti.

E Cesarone nazionale dove lo collochiamo in questo quadro? Se nel cartone animato erano presenti solo i sentimenti base, ovviamente, c’è un sentimento che, nella mia vita e nella mia tavolozza dei sentimenti si crea spessissimo e che è sarcamo autoironico e capacità di sfanculare persone e fatti. E questo è ciò che trovo nelle canzoni di Cremonini….oh come sono triste, mi hai lasciato, non è più domenica, non si dimentica, la casa è buia e desolata, il tempo che davo all’amore lo tengo solo per me…ma vafanculo mi sto abboffann e marmellata, quella che mi nascondevi tu, stronza! oh che depressione, ho scoperto che non mi ami e le tue parole fanno male, tu mi attacchi io resto zitto come un coglione e tu sei sempre più stata forte di me ma guarda che lo so che soffri anche tu, le tue labbra stanno male, non hanno labbra da mangiare…però sai che ti dico? Se due lunghe e romantiche vite devono essere divise da qualcosa sai da che lo sono? Da queste rime! Ti sfanculo io mica tu?! Sono le 6 e 26, non dormo, soffro, sono così depresso che esco a bere, i bar sono chiusi e parlo con una puttana e lei sembra più felice di me…ma quanto sono sfigato? eh mi spiace ma Dio non c’è per occuparsi di noi…poveri sfigati insieme….però sai cosa…forse Dio c’ha ragione…è troppo occupato a dar vita a uno stagno e forza a un oceano…mica può pensare alle cazzate nostre?

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Ovviamente questa sarà la mia interpretazione dei suoi pezzi perchè in me gioia e tristezza, quando si fondono, creano sfanculamento. Ma non è questa la cosa fondamentale. Che tu sia figlio di un re o capo di stato, uomo, donna, frocio, Lucio Dalla o Sinatra, l’importante è che gioia e tristezza creino qualcosa di nuovo. Finchè si ha la salute si ha tutto, dicevano i vecchi. E non a caso quelli so vecchi perchè hanno più esperienza degli altri, quelli lo sanno, quelli hanno vissuto cose per cui essere veramente tristi. Quelli hanno affrontato la guerra, hanno visto i figli morire, altri figli ammalarsi, persone sopravvivere a tumori, altre morirne, hanno patito la fame, hanno seppellito gli amici, hanno perso il lavoro, hanno visto i giovani disoccupati, li hanno aiutati a mettere un piatto a tavola. Hai la salute? E che vuoi allora?! Alzati, crea qualcosa, fai sì che gioia e tristezza si diano il cinque e inventa un’emozione nuova. Che sia sarcasmo, che sia forza, che sia stronzaggine ma che sia qualcosa, perchè senza quel qualcosa non c’è forza propulsiva e senza forza propulsiva non si va avanti. E lo sapeva bene Bingbong col suo razzo.

Non importa quale canzone canti, ma canta. Non aspettare che qualcuno ti spinga. Solo l’invenzione del propulsore ci renderà liberi.

Torneremo liberi…ma liberi da che…..

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La riforma spiegata a un bambino (o a un coglione del PD)

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La riforma spiegata a un bambino (o a un coglione che vota PD).


Ritengo doveroso dover spiegare la riforma perchè mi sa che solo il 10% della popolazione l’ha capita. Lo farò usando un linguaggio “terra-terra”, semplice, con parole corte, in modo che tutti, anche voi del PD, possiate capire, e sarò scurrile, perchè il caso lo richiede.

Riassumiamo la riforma dell’ottima scuola del coglioncello Renzi in 10 punti
1) Il superpreside: il preside sceglie gli insegnanti. Questo, secondo il coglioncello, significa che verificano la loro bravura. Non si sa in base a cosa…si farà fare una lezione da ognuno per capire come spiegano…o forse si farà fare un pompino, cosa che risulta più rapida ed efficace. Quindi dall’anno prossimo io avrò sempre un sacco di cose da chiedere in Presidenza e lo farò in tacco 12 e facendo vedere le tette. Perchè sono proprio una buona insegnante e glielo dimostrerò!

2) Assunzioni da curriculum. Cioè secondo lui il superpreside (che avrà una maglia con scritto SP) farà dei colloqui. E cosa chiederà ad un insegnante? SP”Ha esperienza?” I”Sì, sono quattro anni che insegno.” SP”Ah, solo quattro? Scusi c’è uno che insegnava da cinque fuori…” Ma se è così cosa cambia rispetto alle graduatorie?

3) Abolizione delle fasce. Abolire le fasce non vuol dire eliminare il precariato. Così è praticamente come spararci e dire che non ci sono più precari. Allora ditelo, dateci un’arma a testa e ci ammaziamo per i posti di lavoro. Io ci sto.

4) TFA. Il TFA (Truffa Fortemente Autorizzata) perderà di qualsiasi valore. Ah no…possiamo partecipare al concorso. Cioè abbiamo fatto un concorso (diviso in tre prove) per poter accedere a un altro concorso. Neanche alla NASA.

5) Il concorso. Al concorso potranno accedere SOLO gli abilitati (cioè quei coglioni che, come me, dopo un’estenuante selezione hanno sopportato un anno d’inferno e hanno sborsato 3000 euro) e i diplomati magistrale. Bella roba.

6) Assunzioni. Grossa presa in giro. Ci sono 100mila posti vacanti e 100mila precari. A Renzi nessuno ha spiegato che esistono le CDC e non è detto che in ogni CDC ci sia quel numero di precari. Vi spiego meglio…nella mia cdc (spagnolo) non c’è nessuno di quelli da assumere secondo le loro regole, quindi? Che si fa?

7) Classi affini. Per risolvere il punto 6 quel genietto del ministro ha ben pensato di fare sta cosa…assunzioni da classi affini. Ossia un abilitato il inglese va a insegnare spagnolo, un abilitato in matematica va a insegnare fisica. Cioè avete rotto il cazzo fino a tre mesi fa che senza preparazione e TFA non eravamo degni di insegnare e mo ci assumete su una cdc di cui non ne sappiamo nulla? Mi auguro di non essere mai l’insegnante di inglese dei vostri figli perchè sono 8 anni che non parlo inglese potrei insegnargli solo The pen is on the table.

8) Finanziamenti alla scuola privata. Non ci sono soldi per assumere ma diamo una barca di milioni di euro alle private così i figli dei ricchi, che decidono che non possono andare a scuola con quella plebaglia dei vostri figli, pagano meno. Bravi, andate allo specchio e fatevi un applauso.

9) Privati che finanziano le scuole pubbliche. Così sarà la scuola delle diseguaglianze. Gli sponsor dove spenderanno? Nelle scuole che già stanno bene e dove fare sponsor ha un ritorno economico, o nella scuola di provincia, disagiata e senza carta per le fotocopie?

10) Acrostici. TFA. Tutti i Frutti Alllalà. Topolino Falsificava Assegni. Tutti Fann Ammor. Truffa Fortemente Autorizzata. Tutti Fuori Allarme. Tanti Fottuti Analfabeti. PD. Poveri Dementi. Pezzi Dimmerda. Porco D.

E niente volevo dirvelo. Così. La scuola è morta.

Amen.

Tfa Parma

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Buona domenica! Oggi voglio condividere un post, o meglio un blog, per dare voce a chi sta facendo il TFA e non viene ascoltato da nessuno. Nessun giornale vi parlerà di questo, nessun telegiornale. Renzi e i suoi amichetti fanno passare questi corsi come un qualcosa di incredibilmente importante e indispensabile nella formazione del docente ma…leggete questi racconti. Renzi promuove #labuonascuola, i tg e i giornali non raccontano cos’è, non raccontano cosa succederà ai docenti. Nè raccontano cosa già sta succedendo.

Ma viviamo in dittatura, l’ho sempre pensato. Quindi oggi faccio girare per liberarci da questa dittatura mediatica e dare voce a chi non viene ascoltato da nessuno.

Leggete e fate girare.

tfaraccontidiunincubo

Squilla il telefono. E’ mamma. Sono le 8 del mattino. Cosa vuole?

“Ciao…” “C’è un secondo ciclo di TFA!!!”. Sembra abbia vinto la coppa dei campioni. “Mamma non capisco, mi sono appena svegliata, che vaneggi?” “Hanno appena dato la notizia al tg, parte un secondo ciclo di TFA, mettiti a studiare subito! Licenziati, fai tutto, è l’occasione della tua vita.”

Giugno. Caldo. Bologna. Feltrinelli. Compro i libri. Mi chiudo in casa.

Luglio. Test preselettivo. Cento euro. Passo. Incredula.

Agosto. News, per spagnolo sarà a Parma e non a Bologna. Geniali ma fa nulla, ci provo. Estate. Non per me. Studio.

Ottobre. Seconda prova. Cento euro. Incomprensibile. Ho studiato letteratura per mesi e non ci chiedono nulla di letteratura. Ho sprecato un’estate. Bestemmio. Rispondo. Passo.

Novembre. Terza prova. Entra il primo “Non fanno domande”, “In che senso?”, “Non so in base a cosa diano il voto…nessuno fa domande, ti fanno solo…

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Tra il fare e l’essere

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Premessa. Avevo intenzione di scrivere un post divertente sulle 10 ragioni per farsi la frangia ma una discussione avuta ieri con un mio amico mi ha ispirata un post più riflessivo. Come direbbero le mie compari Stefy e Cate “non è nè positivo nè negativo, ma interlocutorio”. Veniamo al discorso serio. Il tutto è partito dal parlare di amore…ovviamente.

Discutendo sulla possibilità di avere un toy boy e il mio declinare l’invito in quanto un toy boy sarebbe un mio alunno, cosa che mi metterebbe in una posizione scomoda, il mio amico mi risponde “vedrai tra 10 anni, quando sarai una bella divorziata” e allora mi sono chiesta…ma non posso avere una bella storia ed essere come mia madre e mio padre che, a un mese dai 32 anni di matrimonio, si svegliano a vicenda con caffè a letto e canzoni con la chitarra? Da qui una riflessione sul perchè, al giorno d’oggi, tale avvenimento viene visto come una chimera o un fatto raro. Effettivamente è raro ma la mia domanda è “perchè?”

Io a tutte ste storie che è perchè le donne sono molto più mignotte inside e la danno via come se fosse di qualcun altro non ci credo molto. Cioè è vero che oggi costa di più un kilo di pane ma non credo sia fondamentale…mi chiedo…non abbiamo forse smesso di cercare chi siamo e guardiamo di più a cosa facciamo?

Mi spiego meglio. Nella nostra società piena di insicurezze, dubbi e precariato colmiamo questi vuoti con mille cose da fare sin da piccoli…bambini che fanno calcio, karate, tennis e d’estate campi estivi (aggiungerei che questo avviene più al nord che al sud ma risulterei razzista ;)) ed eccoli diventare adulti che fanno comunque mille cose. Quando si fermano questi adulti? Mai! Eccert nella vita ci sono sempre mille cose interessanti da fare, io vorrei imparare il francese ad esempio, solo per non sembrare Ratatouille ogni volta che leggo un titolo in  quella strana lingua parlata con la bocca a culo di gallina, vorrei fare arrampicata, giusto per vedere dopo quanti mesi arrivo a mezzo metro da terra e sopratutto vorrei giocare a tennis solo per mettere uno di quei fantastici vestitini…per non parlare del pattinaggio artistico per gli stessi motivi!

Ma facendo questo milione di cose, mi domando, non ci perdiamo lo stare con noi stessi e conoscerci? In fondo per conoscere qualcun altro devi passare del tempo con lui/lei e allora perchè non passiamo del tempo con noi stessi? Finiamo per essere cosa facciamo ma non chi siamo. E ci innamoriamo delle cose che fa l’altro e non di chi è. E così un giorno ti molli, senza apparente motivo, e la frase che si ripete è “mi sembra di non conoscerlo più” ma forse la domanda a monte sarebbe “l’hai mai conosciuto?”.

Luca, il mio amico, continuava ad insistere che tu sei un puzzle di quello che fai. Io però non credo proprio. Certo io sono un’insegnante, sono una che balla, sono una che scrive un blog e sono una che sta girando una web serie. Ma queste cose sono poi così fondamentali nella descrizione del mio io? E se un giorno smettessi di farle? Potrei innamorarmi di qualcuno che abita lontano e lasciare la scuola di danza e la serie, potrei avere un figlio e non lavorare per un po’. E cosa succederebbe in quel momento? Non sarei più io? Le cose che faccio possono far capire qualcosa su chi sono ma non possono essere me.

E forse se ci avessi pensato prima, a conoscermi e a conoscere le persone con cui stavo, non sarebbero andate così di merda le mie storie. O forse non sarebbero partite proprio! Pensate che sono stata tre anni col mio fidanzato storico, ci ho vissuto insieme e ho scoperto dopo anni che ci eravamo mollati che era geloso (e il mio lavorare in discoteca non aiutava!). Certo sapevo cosa faceva, sapevo chi era in relazione a ciò che faceva ma non sapevo che fosse geloso! Magari se avessi saputo che era uno che se gli piaceva un’altra mollava  tutto senza pensare e senza capire cosa non andava con me non mi sarei ritrovata dall’oggi al domani con 20 scatoloni pieni dela mia vita per strada. Magari se lui avesse saputo che io ero una che voleva sposarsi e sfornare una 15ina di bambini non sarebbe mai stato con me. Ma io sapevo cosa faceva e non chi era. E lui sapeva che facevo e non chi ero. E forse io non sapevo chi ero. E forse lui non sapeva chi era.

Ma quando ce ne andiamo quello che resta di noi, se qualcosa resta, è chi eravamo non cosa facevamo. Come molti di voi sanno ho perso il mio migliore amico un anno e mezzo fa. Spesso parliamo di lui e il ricordo di lui è di chi era non di cosa facesse. Certo se raccontiamo un aneddoto possiamo dire che era un organizzatore eventi, posiamo dire che era una promessa del tennis finchè non si è innamorato della cantante dei Prozac+ e l’ha seguita in tournee ma non è quello che resta, resta ricordare che era una persona che sapeva come tirarti su sempre, che metteva gli amici al primo posto, che non si scomponeva mai neanche quando gli facevamo credere che gli avessero rubato la macchina, che era la persona che sapeva sempre come farti ridere.

Nessuno si ricorda cosa fai ma tutti si ricordano di chi sei. E forse se imparassimo a conoscerci potremmo tornare ad innamorarci delle anime e non delle persone. E ci sarebbero più matrimoni, meno divorzi, più gioia, meno gente che va dallo psicoterapeuta. E camineremmo mano nella mano fino a 80 anni. E più gente che si ricorderà di noi. Sempre e per sempre. E forse, come dice il mio poeta preferito, dovremmo ricordarci di parlare di amare e non di amore, di vivere e non di vita.

Tra fare ed essere c’è di mezzo il mare.

Cinquanta sfumature di sticazzi

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Avvertimento a tutti coloro che leggeranno il post, dovrò, per forza di cose, essere abbastanza scurrile. Prego tutti, sopratutto mia madre, di non scandalizzarsi e/o farmi la ramanzina. Non posso commentare “50 sfumature di grigio” in maniera non volgare.

E se tutti ne parlano la ragazza col tacco rotto DEVE parlarne. E per farlo mi sono dovuta sottoporre alla terrificante tortura di guardare uno dei film più patetici che io abbia mai visto nella mia vita. Da dove cominciamo….beh dall’inizio…ho preso appunti….

Partiamo dal titolo…ma se si chiama 50 shadows of Grey perchè è il suo cazzo di nome perchè l’avete tradotto?

Passiamo ai protagonisti di questa bellissima storia d’amore. Lei è la più grossa sfigata insulsa a cui la storia della letteratura e del cinema abbia mai dato i natali. Capelli sciatti, camicie orripilanti che non pensi si trovino in nessun negozio dal 1995 e che urlano ad ogni passo “Sono vergine”. Ha il terrore di qualsiasi cosa, balbetta, guarda spaventatissima l’ascensore aprirsi, ansima a prescindere manco fosse Giusy Ferreri. Va ad intervistare LUI, il signor Grey, ok un bel ragazzo ma ne conosco di più belli e non per questo ho orgasmi ogni volta che gli passo un bicchiere d’acqua! Ma Anastasia sì, lei entra nell’ufficio e inizia ad ansimare, si morde il labbro, non riesce a fare le domande, na roba che manco se incontri il tuo più grande idolo e gli devi chiedere un autografo succede. Ed è insulsa, assolutamente insulsa. Ed eccolo lì, lui ci prova con lei. Lui è ricco, da morire, non si sa perchè e non ci è dato di saperlo neanche dopo 2 ore di film. Parlano e lei fa delle affermazioni che se le fai al tuo ragazzo dopo un anno che state insieme scoppia una lite che manco la Palestina e l’Israele ma lui non fa una piega. Dopo 15 secondi che l’ha incontrato lei inizia a dirgli cose del tipo “Io credo che nessuno la conosca davveo. Lei nasconde un cuore grande sotto uno strato di ghiaccio.” E lui si innamora. Si innamora tanto da andarla a trovare dove lavora: dal ferramenta. Già, non come tutte le studentesse normali che lavorano dietro un bancone di un bar, lei vende fil di ferro.

Ma attenzione…lui non può innamorarsi…nasconde un segreto oscuro e malefico…ma la corteggia…perchè gli piacciono i messaggi ambigui…Da clichè lei, essendo laureata in lingue si definisce romantica…se no non potrebbe studiare letteratura e lui…le regala delle prime edizioni insieme ad un altro orgasmo dovuto all’apertura dei pacchetti.Ma lei non demorde ed esce ad ubriacarsi con le amiche e dopo un ciccheto, UNO, è sbronza come io non lo sono dopo 10 vodka pesca redbull e lo chiama. Per farlo, inoltre, tira fuori uno startac. E qui è il colpo di scena del film…lei mette camicie a fiori, ha uno startac e non sa cosa sia la piastra…è una viaggiatrice del tempo! Signori e signori, direttamente dagli anni ’90 eco a voi Anastasia la scialba!

E allora lei si fa trascinare da lui ad un appuntamento, ma non gli interessano le storie d’amore per cui affitta un elicottero e la porta nella città in cui più di tutte lei vorrebbe andare: Seattle. E qui capite che lei è completamente imbecille. Seattle è conosciuta solo per due cose: le piogge costanti e Grey’s Anatomy. A parte ciò vorrei dire che se uno mi porta in elicottero e non mi fa neanche una battuta su Maverick e Iceman per me è finita in quell’istante. Ma torniamo ad Anastasia e Cristian…lui, finalmente, le spiega perchè non può stare con lei, portandola davanti ad una stanza chiusa e lì ti immagini mogli uccise e teste impalate e la nuova storia di Barbalu ma no…lui ha una stanza per il sadomaso. A quel punto lei gli confida di essere vergine. Giusto per non farlo sentire l’unico psicopatico nella stanza. Ed eccoli qua, un perferso cronico e una che l’unico pisello che ha visto è quello del fratellino nella vasca 25 anni prima. La coppia ideale, chi non vorrebbe essere come loro.

E lei ha aspettato così tanto, lei è una di valori, una che crede dell’amore…ma a tutto ciò c’è una soluzione: scopare. E qui abbiamo un’altra conversazione top del film. “A: Quante donne sono state qui? C: 15. A: Sono un bel numero!” Adesso, Anastasia cara, noi capiamo che tu hai una vita sessuale nettamente peggiore della mia ma capisci che con 15 donne c’è andato anche il mio vicino di casa? Se uno superfigo mi dicesse che è andato a letto con 15 donne gli riderei in faccia e gli chiederei se devo aggiungere uno zero! Aggiungici pure che è ricco al punto tale da rispondere “tutte” alla tua domanda “Quale macchina è tua?” all’interno di un parcheggio condominiale e rifai il conto. Moltiplicando per 100 sta volta.

E così lui cita Titanic e lechiede “Ti fidi di me?” e lei, con l’animo romantico e di sicuro gran cinefila, si fa legare a babordo ma…colpo di scena..arriva la madre di Grey. A questo punto tutte avrete riflettuto sul fato che gli uomini con cui siete uscite si dividono in due categorie: quelli che se la madre è nella stessa zona della cità vi hanno messo su un aereo per la Finlandia e quelli di cui avete conosciuto le madri e avreste voluto metterle su un volo per la Finlandia. Ma lui no..certo non vuole storie serie ma non esita a invitarvi a cena in famiglia…ma poi scopriremo dopo che è solo perchè lei gli ha raccontato della sua patetica vita familiare con padre morto e madre al quarto matrimonio quindi lui non può non fare una parentesi sula sua vita triste di orfano di una mignotta finchè non l’hanno adottao. A quatro anni. Mo qualcuno mi dica che cazzo si ricorda dei primi quattro anni di vita.

Ma non finisce qui perchè lui le fa firmare un contratto in cui le spiega cos’è il dominatore e cos’è la sottomessa dandosi come parole di sicurezza Giallo e Rosso. Molta fantasia non c’è che dire. In un’altra vita era un arbitro. Cosa ancora più ridicola sia che lei si mette a cercare “sadomaso” su internet e si scandalizza ad ogni foto. Poi va da lui per rivedere il contratto. E qui un altro dialogo degno di nota “A: Fisting anale e vaginale no grazie…e poi scusa? ma cosa sono i dilatatori anali?” Tesoro mio come cazz’è che tu sai cos’è il fisting e non sai cos’è un dilatatore anale? La parola ti suggerisce nulla?

Siamo qui ad oltre metà del film e questi ancora non trombano. Finalmente si decidono. La scialba della Georgia diventa Moana Pozzi di noartri e orgasma ad ogni sussulto…lui la sfiora, ansima, si avvicina, ansima, respira, ansima. Ha praticamente distrutto il lavoro di anni fatto sugli uomini per spiegargli che nei film porno fingono giacchè nesuna donna ansima e orgasma per qualsiasi minimo avvicinamento, anzi, che si devono impegnare di più. Ma eccoci pronti ad iniziare le pratiche sconcie e tu t’aspetti chissà che..hanno parlato di vibratori, dildo, fruste, catene e ad un certo punto lui la lega mani e piedi e le dice “Ricordi le parole di salvataggio? E ricordati che sei forte” E tu t’aspetti dildo che farebero impallidire Rocco Siffredi, caldele sciolte addosso, bondage estremo….e invece lui la accarezza con un gatto a nove code di seta che non farebe male neanche a un bambino di 3 mesi…la accarezza e lei orgasma, poi fanno sesso.

Ormai sei quasi a fine film e inizi achiederti dove sia sto sadomaso anche abbastanza spazientita e lei gli ripete “Perchè non puoi stare con me? Basta, fammi vedere il pegio di te, fami vedere dove puoi arrivare!”, a questo punto le meneresti tu a sta donna insulsa che asomiglia a Monica Bellucci ed ha anche le stesse espressioni da pesce lesso, ti auguri che la picchi mentre fa sesso estremo giustificando lo scandalo del film e invece lui le da sei frustate dicendole “In me ci sono 50 sfumature di perversione”. E lei impazzisce. In quel momento capisce che è matto. In quello stesso momento tu vorresti prender l’autrice, spogliarla nuda e ricoprirla di olio bollente. Giusto per farle vedere cos’è il sadomaso e per punirla di essere stata più autoreferenziale di Giuliano dei Negramaro.

E così finisce il film. Lei non può accettare che lui sia matto. e tra pianti e lacrime gli restituisce i regali e interrompe questa lunga relazione di 3 settimane basata sull’amore, il rispetto, le cose che abbiamo in comune, la condivisione degli interessi, la conoscenza reciproca, la stima per quello che l’altro fa nella vita…insomma la favola moderna è na merda…incontri uno, ok è figo ma in giro c’è di meglio, ok ha i soldi ma non sai come se li guadagna potrebbe essere un traficante di organi di bambini, ok ti propone del sadomaso ma non sa neanche farlo ma tu ti innamori, perchè in fondo sei romantica perchè sei laureata in lingue.

E io penso a tutte quele donne che sono andate a vederlo dicendo “Ma è passionale! C’è una bella storia d’amore” e penso a che idea distorta abbiate delle relazioni, del sesso e dell’amore. E poi penso a tuti quegli uomini che son stati trascinati a vedre sta merda dalle fidanzate e mi domando “ma per lo meno una volta tornati a casa l’avete fatto in una posizione diversa dal missionario? Giusto per dare verve al rapporto.”

Ma questo film ci dà una morale. Anastasia è arrivata vergine alla laurea, non fatelo, crea seri scompensi ormonali.

PS Per chi si stesse preoccupando…l’ho visto in streaming non al cinema!

10 motivi per cui è valsa la pena di guardare Sanremo

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E come ogni febbraio inizia la kermesse più amata/odiata dagli italiani e inizia la diatriba…guardare o non guardare Sanremo? Vi anticipo subito che io sono della prima sponda. Guardare sempre Sanremo, essere quel po’ nazional/popolare una volta all’anno, vedere il trash che è nasconto in ognuno di noi, anche negli insospettabili e poi naturalmente…i vestiti. Inutile che ce la meniamo con le canzoni, Sanremo si guarda per i vestiti. Ma quest’anno il costumista aveva assunto funghetti allucinogeni prima di scegliere i vestiti…

Ma veniamo ai miei 10 motivi per guardare questo Sanermo…

#1 Urlare “Date un reggiseno a quella donna!”

Cioè ma davvero? Non avete fatto la prova vestiti prima? Avevate finito i reggiseni? O aveva le tasche vuote e ha ben pensato di metterci le tette?Arisa, cara, l’unica cosa che cambia dopo i 30 è la forza di gravità sulle tette…sallolo.

#2 Vedere come starebbe un camionista vestito da centrino.

No ma bella…un vestito del genere starebbe bene solo a Charlize Theron al mondo e loro lo mettono addosso a una che potrebbe scendere le scale di sanremo con una cassa di birra su una spalla…infagottata come poche col colletto da educanda…qui il costumista si è superato. E ora, Emma cara, vai a prendere la cassetta che hai lasciato nel retro.

#3 Stare per appisolarsi ed essere svegliati dal dj del Cocoricò..ah no è Nek!

Vi invito all’ascolto della canzone e a indovinare da quali due canzoni è liberamente tratta. Nek, tesoro, e se a Sanremo vai con questa al festivalbar vai featuring David Guetta? Ad ogni modo, con quegli ochi hai già vinto.

#4 Vedere quel che resta di Raf e rendersi conto di essere invecchiata.

Calerei un velo pietoso sul noto stile italiano e la capacità di vestirsi sempre bene. La mia domanda è: quand’è che raf è diventato il sosia dell’urlo di Munch?

#5 Scoprire che non sono solo i tuoi alunni a non sapere cos’è una rima, problemi generazionali.

Al “Pensa, la mia stanza” è scoppiata l’ilarità generale tra le donne old style and generation che si erano riunite per guardare il festival con me. Cari dear jack, so che risulta cacofonico e ridondante, ma se vi chiamate Caro Giacomo, avete dei problemi a prescindere.

#6 Vedere Tiziano Ferro con addosso la giacca di suo nipote mentre si trasforma in Massimo Ranieri

Non so se il completino l’ha rubato al nipote o se l’ha preso qualche taglia in meno nella speranza di dimagrire entro Sanremo…fatto sta che il completino stringeva…forse sul diaframma…cosa che ha causato un fattore Massimo Ranieri non indifferente…e allora andate via…voglio restare solo…

#7 Pensare, dopo aver sentito cantare Platinette e Grazia di Michele, l’hano prossimo vado anche io a Sanremo.

A parte il dubbio gusto nello scegliete i vestiti di entrambi e gli occhiali da sole sul palco di lei, dopo aver sentito cantare la Di Michele vorrei veder ballare la Celentano per poterle spezzare il collo del piede consapevolmente.

#8 Rendersi conto che se Emma e Arisa sono vestite come io non andrei neanche a fare la spesa Rocio è vestita Alba Ferretti e ha sceso le scale col MIO vestito da sposa.

Già dall’inizio ti accorgi che sembra quasi fatto apposta che mentre quelle due poverette abbiano degli abiti da educanda anni ’30 mentre sta strafiga scende con dei vestiti scollati fino al culo ma poi…lei scende le scale dell’Ariston con un vestito che conosci…Alba Ferretti…collezione 2014…eh no Rocio, cazzo, ti posso perdonare che stai con Raul Bova, ti posso perdonare che spari stronzate in spagnolo perchè lo spagnolo fa figo a prescindere, ti posso perdonare che hai un occhio che frigge e uno che pesca (detto bolognese) ma quello è uno dei miei 3 finalisti tra i vestiti da sposa!!! (purtroppo l’autrice non si sposerà mai. N.d.r.)

#9 Vedere che la rai si è finalmente decisa a fare pubblicità ai contraccettivi.

Dopo questa scena la Durex ha avuto un incremento delle vendite del 500%.

#10 Mi sono ricordata perchè non pago il canone e non ho la televisione.