Il pop e la sinistra

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Dopo innumerevoli discussioni con molteplici persone avute sin da quando ero una bambina, sono qui a fare una riflessione…ma partiamo dall’inizio…

Ok, io sono pop, sono molto pop, sono estremamente pop…amo il fucsia, faccio danza, lavoro in discoteca e piango con i cartoni animati. Sin da quando ero piccola sono stata tacciata dai miei genitori di essere superficiale. La mia superficialità si annidava tra i passi di danza che tanto amavo, tra le pieghe del mio vestito da tango e le pailletes di quello da jive. La mia famiglia era (ed è) l’opposto, volontariato, aiuti ai più poveri, nessun suppellettile, musica cantautoriale, divieto di Beverly Hills e serate a base di Santoro. Io mi rifugiavo nel mio mondo alternativo: i libri. All’università, i primi 3 anni, ho avuto la fortuna di fare un’università estremamente alternativa che apprezzava i miei gesti di creatività tipo preparare un’esame sulla metrica e le figure retoriche spiegando “Diamonds are a girl’s best friend”. Col trasferimento a Bologna, invece, le cose peggiorarono. Qui volevano tutto a memoria e “istituzionale” i miei saggi alternativi sulla cultura pop non furono molto apprezzati.

Le accuse di superficialità e di essere tutta balletti e paillettes continuarono ma oltre ai libri avevo altro in cui rifugiarmi…i miei amati telefilm. Iniziando a lavorare scoprii che la maggior parte delle persone crede che la cultura sia solo aulica, che solo le cose “pesanti” sono degne di essere lette e che i telefilm non sono considerati cinema. Alla tesi di laurea non presi la lode perchè avevo osato passare da Shakespeare alla Rowling senza vie di mezzo. Ancora una volta pop e non degna. alla mia seconda laurea, per fortuna, incontrai una prof che amava i telefilm quanto me…studiosa del cinema sosteneva che i telefilm avevano dei grossi livelli di complessità da poter studiare.

Già…quello che i non adepti non colgono è questo…la complessità dei telefilm. A partire dagli anni ’90 nacque un nuovo modo di fare televisione. i telefilm. La loro complessità non è di sicuro nell’essere aulici, non c’è pretenziosità, non c’è ricerca di temi sulla pace nel mondo o sul salvare l’Africa dall’ebola, nessuno ha mai fatto un telefilm sull’Ilva o sull’Isis ma…ciò non toglie che essi siano importanti sia a livello strutturale che semantico (ahahha quando e se voglio so essere erudita anche io). Che intendo? I telefilm, come la migliore tradizione della fabula settecentesca, hanno la finalità dell’insegnare divertendosi. L’insegnamento, in questo caso, non è pratico, ma una morale, come in Esopo e Samaniego, un’insegnamento di vita…fino a che punto si può spingere l’uomo in situazioni assurde? Come si fa a credere in se stessi quando il mondo fa schifo? In che cosa crediamo quando smettiamo di credere nelle favole? La risposta dell’animo umano è lì…The walking dead e quanto l’uomo sia la specie più pericolosa nell’universo; Fringe e fino a che punto si può spingere un uomo per il proprio figlio; Doctor who e quando e quanto l’essere umano a dimenticato cos’è l’umanità…potrei andare avanti per ore….ma vi toglierei il gusto di scavare negli angoli reconditi della vostra anima!

A livello formale il cambiamento è stato profondo. Le serie tv hanno vari livelli di attenzione: uno nel seguire l’episodio in sé, la minitrama di 45 minuti, il secondo è nelle varie sottotrame amorose o di sviluppo dei personaggi, il terzo è nella sottotrama di ogni serie per cui l’attenzione ad ogni parola detta durante una serie è fondamentale. Negli anni ’90, per la prima volta, il pubblico dimostrò di essere in grado di seguire più trame in contemporanea. Così cambiò anche il modo di scrivere romanzi, iniziarono ad abbondare le saghe e i fantasy, la creazione di mondi alternativi. Senza parlare del fatto che in un telefilm troverete la vostra natura….siete una principessa da salvare? Una donna in carriera che non trova l’amore e si deprime? Qualcuno che crede che esistano vari mondi e spera che nell’altro mondo le cose vadano meglio per se stessi? Una principessa forte che non ha bisogno di un principe e che risorge dalle proprie ceneri? E voi chi siete? Io sono abbastanza sicura…

Ma perchè oggi vi parlo di telefilm…tutto è nato da una discussione folle avuta su facebook con un’amica di mia madre. Ed è stato lì che ho capito il grande errore della sinistra…eheheheh non ci avreste mai scommesso che arrivavo in parlamento no? Quest’idea che la cultura sia tale solo perchè aulica, che un libro degno di essere letto debba essere pesante come “Il nome della rosa”, che un film per essere bello debba essere su temi agghiaccianti come “Il bambino con il pigiama a righe”…e così ci siamo dimenticati di arrivare al popolo, ci siamo dimenticati che nella vita c’è di più e che la bontà di cuore non si misura con la quantità di paroloni che si utilizzano. Sono altrettanto convinta che la cultura non sia per tutti ma schematizzarla e decidere cosa lo è e cosa non lo è non credo sia la strada migliore, anzi…non è forse proprio questo che ha fatto smettere alla maggior parte delle persone di avvicinarsi alla cultura? E così abbiamo aperto la strada ai vari Berlusconi, Renzi, voci populiste ma in grado di arrivare a tutti. Certo se pensiamo di distruggerli usando termini che capisce solo il 4% della popolazione stiamo fallendo di nuovo, quel 4% vota già Rifondazione comunista. Il nostro problema deve essere l’altro 96%!!! Il nostro problema deve essere che i giovani non leggono più perchè credono che leggere sia noioso, che i film più visti al cinema siano i cinepanettoni, che il grande fratello vada avanti da oltre 10 anni e che maria de Filippi sia una star della Tv e non un ballerino di Carramba che sorpresa!!!  Certo se come libro di lettura gli siamo il Don Quijote non credo che possa farli avvicinare….

Cosa c’è di male nella cultura pop? Chi ha deciso che JJ Abrams non sia un genio? Chi valuta allo stesso modo i libri di Fabio Volo e quelli di Carlos Ruiz Zafon? Chi ha il coraggio di dire che Coco Chanel non fosse un’artista?

Miei cari eruditi questo post è per voi. Avete dimenticato, avete dimenticato il fanciullino di Pascoli, avete rimosso il senso delle favole, avete dimenticato la cosa più importante della vita. Non è arte ciò che qualcuno decide, è arte ciò che smuove i cuori…chiunque sia in grado di emozionare milioni di persone, forse vale la pena di avere una seconda occhiata. Avvicinate le persone all’arte, non allontanatele. E ricordate sempre ci sono due tipi di persone…quelli che vedono un cappello e quelli che vedono un serpente che ha mangiato un elefante…

Magari è davvero solo un cappello ma perchè convincere il resto del mondo a smettere di sognare? In fondo sognare…rende solo persone migliori….

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  1. Da sempre è così, purtroppo. La sinistra non ha la leggerezza per arrivare alla gente: non ce l’ha e non ce la vuole avere, anzi la disprezza! E il risultato è sotto gli occhi di tutti. Invece anche io sono convinto che dobbiamo avere il coraggio di “contaminarci”, di mischiare il sacro e il profano. E soprattutto dobbiamo imparare a dialogare con chiunque, per chiunque ha qualcosa da dire. Anche un telefilm!

  2. Ogni momento storico e ogni cultura ha le proprie fonti di ispirazione e di divulgazione: le serie tv sono innegabilmente un mezzo in questo senso. Odio la gente che tende a sminuire qualsiasi cosa non sia cartacea: l arte, la cultura e gli insegnamenti possono passare attraverso qualdiasi tipo di prodotto, purché realizzato con criterio.

    • Giusto! Il problema, a mio avviso, è che le vecchie generazioni o parte di esse non abbia più le basi per riuscire a formulare un criterio per le nuove tecniche. Come si fa a giudicare una serie se non ne capisci? Sei limitato a dire di cosa parla, se ti ci vedi…ma la storia e la tecnica delle serie tv…tutt’altra roba….
      PS A breve in arrivo la web serie della ragazza col tacco rotto…ti aspettiamo tra i fan!

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