8 motivi per cui non si trova lavoro

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Eccoci qua, disperati come sempre. E ogni volta che chiamo mamma piangendo lei mi risponde “Lo sai, però, che non è una situazione solo tua ma che accomuna tantissimi giovani.” come se questo mi fosse più di aiuto dell’idea di iniziare a fare la cam girl nella speranza di specchiarmi un giorno e vedere la mia metà cattiva come Niki Sanders di Heroes e andare a staccare la testa a Renzi che gli ho scritto e non mi ha risposto. Matteo, sappilo, hai perso un voto!

Ma andiamo ad analizzare le motivazioni del nostro non trovare lavoro….

1. L’inglese. No amici, non sto parlando di conoscenza dell’inglese. Vero è che più ignoranti con le lingue degli italiani esistono solo gli spagnoli (l’altro ieri a scuola i miei alunni hanno confuso Romeo e Giulietta con Raperonzolo!). Sto parlando del fatto che quando cercate lavoro tutti gli annunci sono con i titoli in inglese che tu ti domandi e chiedi “Ma che cazzo vogliono questi qua?” Non mi credete? Allora faccio la mia solita ricerca, vado in indeed e scrivo Emilia Romagna…eccovi i risultati:

                        Specialist – Apple retail store (Bah!)

                       Web Designer E-Commerce (relocation + visa)

Sales Assistant (commesso?)

Store manager (gestore?)

Ma, dico io, pensate che scrivere il nome in inglese faccia figo? Non sappiamo manco che vogliono dire! Ma se poi esiste un nome in italiano, perchè scriverlo in inglese? Perchè dire faccio il sales assistant è meglio di dire faccio la commessa? Bah!

    1. L’italiano. Anche quando i titoli degli annunci non sono in italiano sono di difficile comprensione. A volte molto ambigui e che ti fanno ridere. Immagino che gli addetti ai lavori capiscano cosa si intende ma….lasciateci il piacere di ridere su alcuni di essi…visualizzate…

    Addetto alla sbavatura. Chiudete gli occhi ed immaginatelo. Non state immaginando il cane a tre teste di Harry Potter, Fufy per internderci, mentre sbava sulla spalla di Ron e il tizio in oggetto intento a pulire la bava?

    Addetto al montaggio. Non voglio neanche immaginare a cosa state pensando…

    Selezioniamo candidati. E grazie al cazzo! Cosa volevate selezionare? Gente che non voleva candidarsi ma Hei noi abbiamo scelto te! Candidati per cosa?

    Seconda di negozio. Eh no eh! Cioè vengo a lavorare e già so che sarò sempre la seconda? Non è giusto!

3. L’età. Fino a che età si è giovani? No perchè ci sono due filoni…in uno devi avere massimo 29 anni, passati quelli non servi più, sei solo da rottamare; nell’altro è 24 il limite massimo, a 25 sei già troppo vecchio. Quindi a 29 e un giorno sei finito! A quel punto cerchi il sistema di implosione automatica senza trovarlo e la tua unica soluzione sarà trovare un marito ricco. Ma anche lì…eccole le 20enni che ci pensano in anticipo e ti fottono! Propongo al governo di trovare un’isola su cui deportare tutti i 29enni e un giorno! Magari ci accoppiamo tra di noi e invadiamo l’Italia….

4. Bella presenza. Ormai serve la bella presenza anche per fare il succhiamerda (non è un lavoro inventato! A Bologna c’è un motorino che gira in città con dietro una grossa aspirapolvere che tira via le cacche di cani. E’ uno statale quindi non sottovalutatelo come marito.) Ma poi cosa si intende per bella presenza? Aprite l’annuncio e leggerete: altezza minima 1.75, taglia max 40. Allora, io capisco che se devi fare accoglienza clienti non puoi essere 1.50 per 200 kili, ma voi cercate delle anoressiche! Io porto la 40/42 e sono normale ma perchè sono alta 1 metro e una vigorsol messa in orizzontale! Ma poi vogliamo dire che chi è alta meno di un metroesettantacinque è brutta? Eva Longoria 1,57; Leighton Marissa Meester meglio nota come la mia adorata Blair Waldorf 1,65; Scarlett Ingrid Johansson 1,60; Natalie Portman 1,60. So Brutte? Parliamone! Ma non avrebbero potuto fare le hostess al Lineapelle, perchè per vendere pellami devi essere alto!

5. Etimologia. Definizione del termine ‘lavoro’: in fisica, Impiego di un’energia per raggiungere uno scopo determinato; Occupazione specifica che prevede una retribuzione ed è fonte di sostentamento. Non vorrete mica andare contro la Treccani? Raggiungere uno scopo determinato, prevede la retribuzione. Retribuzione, per i datori di lavoro che non lo sapessero, significa me’a pava’ ‘o frat’! Scusate il francesismo! Quando rispondi agli annunci di lavoro, spesso e volentieri, ti vedi rispondere “Metto ‘lavoro’ tra virgolette perchè non è proprio un lavoro.” E che cos’è? Coniamo un nuovo termine? The creation of a new world postulates the creation of new words, per citare me stessa e la mia tesi di laurea (Trad. per i non anglofoni ‘La creazione di un nuovo mondo prevede la creazione di nuove parole). Ma no! Non è il nostro caso! La parola esatta per quello che vogliamo esprimere esiste già: schiavismo. Da wikipedia: Storicamente il proprietario di uno schiavo aveva diritto di vita e di morte su di esso e sulla sua famiglia, e aveva diritto a sfruttarne il lavoro senza fornire nessun compenso. Però no…aspettate…allo schiavo veniva pagato il vitto e l’alloggio, di merda certo, ma gli veniva pagato. Quindi per noi va creata una parola a se stante che è peggio di schiavo! Grey ottimo direi!

6. Laurea in omninologia. Questa università è la sorella di Hogwarts, solo che il biglietto del treno costa troppo e Italo non copre la tratta dell Omni-Express! Questa laurea è richiesta per tutti i lavori.

“Cerchiamo insegnante madrelingua di inglese per corso di informatica.”

“Cerchiamo laureato in ingegneria (non gestionale) col massimo dei voti, massimo 29 anni, con almeno 5 anni di esperienza, automunito, residente a massimo 10 km dal luogo di lavoro, necessaria ottima conoscenza dell’inglese sia scritto che parlato. Sarà titolo preferenziale la conoscenza di una seconda lingua.” Be, se lo trovate mandatemelo a casa! State parlando di un genio che si è laureato in ingegneria prima del tempo avendo, nonostante ciò, il tempo di fare corsi all’estero per perfezionare la lingua (o ha una seconda laurea in lingue)…magari d’estate, al posto di mare e sole, corsi d’inglese in Inghilterra, tanto per non fare il cambio dell’armadio! Eddai su!

7. Residenza. Il problema della residenza è una cosa difficile da spiegare ai ‘non più giovani’ (tipo mia madre). Per loro cercavi lavoro e ti spostavi nella città dove te lo offrivano. E questo ci sembrerebbe anche logico e fattibile se non fosse che…nella loro stronzaggine, i datori di lavoro, hanno un minimo di coscienza… sono come un Dalek umano (questa è solo per very nerd!)… loro sanno che ti stanno offrendo un lavoro di merda, sottopagato o per niente pagato, quindi hanno la decenza di non chiamare gente che abiti in altri posti. Anche perchè, se prima i colloqui erano un do un des, mi dica le sue competenze le dico cosa le offriamo, ora sono una scommessa, lei mi dica le sue competenze e mi convinca che questo lavoro, che non le ho neanche spiegato, sia il migliore che le potesse capitare al mondo, che sia la cosa che più desidera, poi la rimanderemo a casa, tra dieci giorni le faremo un altro colloquio, poi le faremo fare una prova tra altri 10 giorni e, alla fine, le paleseremo il fatto che non avrà un cazzo in cambio, se non l’onore di lavorare per noi. Immaginatevi se un’azienda di Milano facesse spostare uno da Palermo per sta trafila…quello poi minino prende il porto d’armi si fa dare un fucile e ammazza tutti!Quindi, al giorno d’oggi, devi prendere un punto a caso sul planisfero, trasferirtici e sperare che ti assumano.

8. I colloqui psicologici. Tu hai passato 5 anni a studiare (5 se sei stato particolarmente bravo), poi sono anni che fai stage, per pagarti le spese lavori di notte, scrivi tesi agli altri, traduci fino alle 2 del mattino, fai la barista, cambi case, cambi coinquilini….poi squilla il telefono: hai un colloquio. Ti vesti meglio di se dovessi uscire con Cesare Cremonini (per il resto del mondo leggasi Brad Pitt), stivali Max & co., vestitino Liu Jo, borsa Louis Vuitton, la sera prima vai al letto alle nove, ti piastri i capelli anche se li hai lisci come una giappa, studi il trucco fumé per poi scoprire che è l’equivalente di non struccarsi prima di andare a letto e svegliarsi fumè, arrivi con mezz’ora di anticipo e passi il tempo con la schiena dritta e attenta anche a come sei seduta. A quel punto arrivano altre 10 persone che hanno il colloquio alla stessa ora e lì capisci: arriva lo psicologo. Così ti siedi in una stanza e ti fanno partecipare a un gioco idiota…sei su un’isola deserta con la neve e il freddo e devi mettere in ordine d’importanza gli oggetti che hai in macchina…e così via. Una volta mi è capitato uno di una donna che andava dall’amante e tornando a casa veniva uccisa e dovevamo decidere di chi era la colpa. Ovviamente tutti gli uomini hanno dato colpa alla donna. A quel punto ho pensato che del lavoro non me ne fregava un cazzo se per ottenerlo dovevo passare sopra i miei principi e ho lottato per la memoria della povera donna. Un’altra volta mi hanno chiesto “Se fossi un cartone animato chi saresti?” e alla mia risposta “Alice nel paese delle meraviglie!” la psicologa mi risponde “Ma Alice era allegra e spensierata, tu non mi sembri così!” e la mia vena sarcastica è uscita…. “Se date dei funghetti anche a me sono uguale a lei, gemelle separate alla nascita.”

Sta volta mi fermo a 8 cose perchè ho già perso abbastanza tempo per scrivere sottraendolo all’invio cv! Così alla fine risulta che è colpa mia che cazzeggio al posto di inviare curricula!

Buon riso amaro e buon week end

Xo, xo

la vostra ragazza col tacco rotto mammona per necessità!

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  1. c’è un film di Nanni Loy del 1965 che si chiama Made in Italy
    è un film diviso in 5 sezioni suddivise a loro volta in episodi
    c’è una sezione intitolata Il Lavoro che ti consiglio di guardare…il tempo passa ma il nostro Paese non cambia!

  2. Quello della donna che tornava dall’incontro con l’amante e veniva uccisa capitò anche a me. Di fronte avevo tre psicologhe-selezionatrici e alle mie spalle, due tecnici che aggiustavano un pc. Esposi le mie tesi, sostenendo che sul piano giuridico era una cosa, sul piano “etico” un’altra, poi cominciai e cominciarono a cavillare su cosa fosse la morale, l’etica, il tutto mentre i due tecnici del pc parlottavano tra loro. Quando mi vidi perso, tirai in ballo Pirandello, sostenendo che eravamo in 36 in quella stanza, cioè 6×6, ognuno per come si vedeva ed era visto dall’altro. Insomma, il lavoro non l’ottenni, manco a dirlo, ma nemmeno un ricovero coatto, che alla fine mi si era presentata come ipotesi appetibile. 😀

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