Pinocchio ovvero, Walt Disney ci aveva avvertite!

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Ebbene sì ragazzi e ragazze…ci sto provando, approfittando della mia disoccupazione ci sto provando…insegui i sogni…so scrivendo un libro…vi lascio con un piccolo assaggio….

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L’unico protagonista maschile di una favola è Pinocchio. Fino ad ora abbiamo visto solo protagoniste donne e insulsi principi che perdono la testa con nulla.

Invece ora abbiamo Pinocchio, la sintesi dell’uomo medio.

Nasce burattino, da leggere con la testa vuota come una cucozza e tutto il cucuzzaro, deve fare un percorso per diventare un bambino vero, da leggersi adulto.

Il bambino-burattino ha un grillo parlante, una minuscola coscienza che però, essendo uomo, non ascolta. Non appena sente musica e divertimento lascia la retta via per la scuola per finire in un circo di burattini dove il terribile Mangiafuoco decide di bruciarlo come legna. Ma Pinocchio, come ogni uomo, è un gran paraculo, così piange, si lamenta, parla di quanto ami suo padre e di come abbia capito di aver sbagliato.

Così il cattivo lo libera e il burattino può ritornare sulla cattiva strada! Dopo poco, infatti, avendo già rimosso completamente i suoi errori, si fa infinocchiare dal Gatto e la Volpe, una coppia di imbroglioni che gli fanno credere che piantando soldi cresceranno alberi di monetine. L’uomo medio ci crede e finisce impiccato.

A questo punto arriva una donna a salvarlo e a cercare di dargli un barlume di intelligenza e buon senso. Così gli fa crescere il naso ad ogni bugia che racconta.

Ma Pinocchio, come tutti gli uomini, è egoista e continua a dire bugie e causare casini facendo morire dal dolore la fatina.

Sbattendosene altamente segue Lucignolo, l’archetipo del pezzo di merda. Ma tanto non importa esserlo perchè anche se il nostro burattino ha il cuore buono, si lascia trasportare da qualsiasi cosa l’altro gli dica e, in nome del divertimento assoluto, lo segue verso il Paese dei balocchi.

Qui viene trasformato in asino, cosa che se accadesse nella vita reale vivremmo in un’asinaia!

Ancora una volta la fatina, che lo ha perdonato, lo salva…sante donne lì a correre e fare miracoli!

Alla fine Pinocchio capisce e si fa perdonare e diventa un bambino vero.

Ma dopo quanto tempo? Quanti errori? Quante volte le donne lo hanno soccorso? E lui cos’ha fatto? Le ha abbandonate, le ha uccise e non si è pentito.

Il problema è che a trentanni l’uomo è ancora diretto verso il paese dei balocchi….gli basta un amico che si lascia, qualcuno che è andato 10 minuti all’estero…al primo Lucignolo che gli si avvicina lui è pronto a partire! Via verso il paese dei balocchi, eccoci di corsa verso il divertimento fine a se stesso…e non imparerà dai suoi errori, non si guarderà indietro, non si preoccuperà di aver ucciso la fatina.

Pinocchio…l’unico protagonista maschile delle favole.

Ah no…ci sarebbe anche Peter Pan…posso sorvolare?

Walt Disney ci aveva avvertite ma noi non abbiamo voluto vedere!

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  1. ti prego correggi sto titolo!!!
    Collodi ci aveva avvertito!!!
    io adoro i film disney ma perdindirindina date a cesare quel che è di cesare!!!
    e poi dai! ci siamo state in 3 media in gita a Collodi!!!

  2. Mi piace.
    La metafora è fornita alla perfezione.
    Mi spiace non poter escludere nessuno, purtroppo è così. Sono tutti terribilmente egoisti, fino a che va tutto come vogliono è tutto ok e spesso neppure in questa circostanza.
    Gli uomini spesso dicono: “chi vi capisce voi donne” azz! Devi vedere chi capisce voi.

  3. Oddio, è verissimo…. e consideriamo che Walt Disney ci ha riempite di protagoniste femminili eccelse, affiancate da uomini inutili e boriosi! Salvo poche eccezioni, gli uomini Disney sono indubbiamente gay, ma ancora non lo sanno.

  4. Eccoci…ora…secondo te posso esimermi da lasciare un commento e seguire il blog?…comunque, anche se mi duole ammetterlo (scherzo ovviamente), mi piace il tuo modo di scrivere. Ora ti lascio che sta per iniziare la partita e la birra sul tavolo si sta scaldando troppo. 🙂
    p.s. Ti prego evita di passarmi davanti mentre stanno per tirare il calcio di rigore.

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