Caro Cesare…

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Caro Cesare,

sono passati sei anni da quando ti scrissi la prima volta. Quella volta ero appena arrivata a Bologna, nella tua città, mi sentivo tanto estranea a tutto e strana in un posto che non era mio. Non te ne ricorderai neanche  ma ti scrissi e qualcuno, qualche tuo collaboratore, mi rispose. Fu il compleanno più emozionante della mia vita. Sapevo benissimo che non eri stato tu a scrivere ma mi serviva un sorriso per il mio primo compleanno in terra straniera.

Ti chiederai perché ti scrivo ancora, adesso. Ho bisogno di sentirmi bambina, di sentirmi un’adolescente che scrive al suo idolo, o a ciò che è la cosa che più si avvicina ad esso, per potermi sentire ancora viva. Sono passati 6 anni da quel giorno di marzo in cui impacchettai i miei pochi averi e venni a Bologna e di cose qua ne sono successe tante. Eppure tutte le mie speranze e i miei sogno si sono infranti contro le mura di questa città. Mi trasferivo perché al nord avrei trovato lavoro più facilmente ma non immaginavo che la massima aspirazione di una laureata potesse essere fare la barista. Mi traferivo per scappare da amori sbagliati e non sapevo che una volta venuta a Bologna avrei avuto amori ancora più sbagliati e che questa città così accogliente me li avrebbe risbattuti in faccia all’occorrenza.

Ti scrivo come se scrivessi a me stessa, ti scrivo perché sei il filo di Arianna della mia vita qua a Bologna. Perché qui ho costruito, per fortuna, una seconda famiglia. Bologna è io e Giulia sul tetto di una casa con una birra Hollandia, guardando le stelle e commuovendoci ascoltando le note di “Niente di più” fuoriuscire dal mio cellulare direttamente da un tuo concerto. Bologna è io e Tonia in Piazza Maggiore piangendo come due disperate mentre tu canti, la sera che me n’ero andata di casa dopo la fine dell’ennesimo amore sbagliato. Bologna sono io che pulendo il bancone del Tresor canticchio “Mary lavora in un pub….Mary è da sola e lo sa che prima o poi arriverà il suo principe azzurro…” e trattengo una lacrima perché non ci credo più. Bologna siamo io e le mie amiche che veniamo alla tua osteria sperando che tu venga e inizi a suonare e per parlare di te lì dentro ti diamo un nome in codice….”Albero”.  Bologna è scoprire cosa intendevi con “Dicembre erano mesi che non usciva il sole.” Ma è anche vedere la neve, il mio primo pupazzo di neve, creare un frigo per il vino bianco per strada e fermarsi a giocare a palle di neve. Bologna sono io in camera che cerco una canzone per una coreografia e sapere solo di voler ballare una tua musica.

Caro Cesare, già mi sento meglio dopo averti scritto. Nonostante la mia rabbia verso il mondo, nonostante la mia disperazione, nonostante non abbia un lavoro, nonostante non abbia un fidanzato, in fondo ho ancora la capacità di scrivere al mio mito e sentirmi una quindicenne, ho ancora la danza e ho ancora le tue musiche da ballare. E posso chiudere gli occhi e sognare una vita diversa, piena di felicità e bei momenti, posso ancora fingere di credere all’amore, posso ancora sorridere fingendo di non amarlo più….e sperare che il mio finto sorriso un giorno diventi vero. Magari con una tua canzone in sottofondo….

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  1. Ciao, è la prima volta che scrivo commento in un blog e di sicuro se scrivessi senza filtri mi prenderesti per pazzo, ma se sto commentando è per lo stesso motivo che mi ha tenuto sveglio fino alle 2 per leggere i tuoi post: sono giusti, c’era bisogno di scriverli e devo confessare di rispettarti molto.
    Io sono fortunato solo ora, a 21 anni, cominciano a presentarsi dei problemi; fino ad adesso ho fatto la vita spensierata tra romanzi e giochi del computer, ma ora mi trovo all’università a far matematica e anche se non ho dubbi sento il me bambino seduto sulla mia spalla che mi chiede “e poi che fai?”.
    La mia fortuna dura ancora ho vitto e alloggio con una borsa di studio e devo preoccuparmi quasi solo degli esami.
    Non so davvero perché ti commento, poi questo post in particolare… vengo da rimini, che non posso non farmi sembrare centro, e sono al nord nel cuore del veneto e vorrei anche io farmi una seconda famiglia qui e devo dire che invidio i terroni, perchè al nord le persone suonano fredde, un po’ impersonali e capaci di relazioni solo da lontano, vorrei che come saluto si ci abbracciasse; che ci fosse più calore di amicizia, ma questo credo sia colpa mia; non voglio assillarti oltre, è un commento già abbastanza lungo e non fa bene tenere la gente occupata con frasi disconnesse; anche io mi sento già un po’ meglio a scriverti, grazie per la giusta quantità di follia e per i tuoi sfoghi, mi hanno tirato su di morale (proprio oggi ho scoperto che avrò la borsa di studio anche per il prossimo anno).
    se tutto questo è troppo confuso che almeno passi il mio ringraziamento per questo blog, per aver raccontato l’italia che spero di non dover abbandonare e che se non ci fossero i terroni il mondo sarebbe tanto più spento.

    • Ciao! e grazie per il commento. Purtroppo la situazione Italia è alquanto drammatica e, io personalmente, penso di andare via. Ma continuerò a scrivere anche dall’estero!
      Seguimi e scrivimi quando vuoi! Un abbraccio calorosa da terrona!

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